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Carceri, la riforma che non può attendere

“Se davvero il governo vuole correre ai ripari per sanare quel lazzaretto e quella palestra di violenza che sono le carceri avrà bisogno di...

Carcere, il lato osceno del potere

Degli episodi di violenza avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, colpisce il senso di impunità e la spettacolarizzazione concessa dai responsabili: video...

Santa Maria Capua Vetere, Polizia Penitenziaria e politica

Con riferimento all’articolo “Un golpe nelle carceri” pubblicato sul vostro giornale, vorrei esprimere alcune osservazioni. Mi ha creato rabbia e turbamento l’essere chiamata in causa...

Un golpe nelle carceri

Perché la direttrice del carcere di Santa Maria Capua Vetere quel maledetto 6 aprile del 2020, il giorno del massacro dei detenuti, era assente?...

Massacri nel carcere, la Penitenziaria agì per senso di impunità?

La ferita sanguina. E molto. A tre giorni dagli arresti degli agenti della Penitenziaria, per i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, la politica e il governo si sono svegliati. È troppo grave quello che è successo, quelle immagini delle bastonate, delle manganellate, dei ceffoni, dell’umiliazione dei detenuti hanno fatto il giro del mondo. E chiedono giustizia.

Le chat girate tra le sporche dozzine di massacratori non lasciano dubbi che il massacro fosse programmato anche se disorganizzato. Sembra un ossimoro: come si può programmare un massacro e nello stesso tempo presentarsi disorganizzati nel momento in cui si consuma? Lasciamoci alle spalle la storia dei massacri e delle rivolte nelle carceri. Ricordo che nel carcere di Poggioreale lo Stato riconquistò a fatica l’agibilità perché i clan della camorra si erano spartiti i padiglioni. E in carcere avvenivano regolamenti di conti spietati e sanguinari. E ricordo l’epoca in cui i boss mafiosi avevano trasformato l’Ucciardone in un albergo a quattro stelle. E le carceri speciali dove i brigatisti e i terroristi rossi si ammazzavano tra di loro. E le guardie carcerarie uccise sotto casa dai killer della mafia.

Troppo silenzio sul carcere di Santa Maria Capua Vetere

C’è qualcosa di terribile in questa vicenda del massacro dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Ed è il silenzio assordante del...

Santa Maria Capua Vetere e le sue “mele marce”

Dobbiamo avere molta fede, credere, a prescindere, nella legalità delle nostre istituzioni, negli uomini che le rappresentano. E soprattutto non confondere le “mele marce” con tutti gli uomini che hanno giurato fedeltà allo Stato. Non è la prima volta che sentiamo di carabinieri, poliziotti, agenti della polizia penitenziaria indagati o arrestati per maltrattamenti o torture: il caso di Stefano Cucchi valga per tutti. Ma le notizie che arrivano oggi da Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, sono davvero sconvolgenti per le loro dimensioni, per il numero dei “servitori dello Stato” coinvolti in un pestaggio di massa contro i detenuti. Sono cinquantadue gli indagati. Di questi, otto sono finiti in carcere, diciotto agli arresti domiciliari, ventitré sono le misure interdittive (una notificata al provveditore delle carceri campane), tre gli obblighi di dimora.

Stiamo parlando del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove il 6 aprile del 2020 reparti speciali e agenti della Penitenziaria intervennero per prevenire una rivolta dei detenuti. Per il garante dei detenuti campani, Samuele Ciambriello, “ci sono video registrati dalle telecamere a circuito chiuso del carcere e chat tra gli agenti sequestrate dall’autorità giudiziaria che confermano i pestaggi e le torture”.