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La riforma Cartabia è legge, ed è già vecchia

L’era del Pnrr vuole ubbidienza. L’afflusso di denaro è notevole e – sia esso un toccasana per l’economia, o forse poco più che un...

Referendum, il grande inganno

I cinque quesiti referendari, sui quali gli italiani sono chiamati a esprimersi domenica 12 giugno, mortificano innanzitutto l’istituto referendario. La Costituzione gli affida il...

Riforma Cartabia, una giustizia con la mascherina

È un disegno di giustizia monitorata, prudente e col distanziamento sociale, quello approvato alla Camera. Per attaccare la magistratura è il momento ideale. Sotto...

Le proposte governative sui magistrati: peste suina al palazzo di giustizia

Trent’anni da Mani pulite e dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il clima di resa dei conti prende corpo, ed è facile dire che i magistrati se la sono voluta. Luca Palamara – tanto per prendere il personaggio simbolo di un brutto andazzo – in fondo è stato destituito, anche se continueranno a circolare i suoi indispensabili libri. La destituzione è una cosa invisibile, una mosca bianca, nei ranghi del potere politico, dove tutto s’accomoda. Evidentemente la posta in gioco è un’altra, e forse non bisogna neanche cercarla nei mali del correntismo e del carrierismo.

Viviamo in una strana economia fatta di sovvenzioni, prelievo diseguale, spesa arruffata. Una montagna di denaro fa promesse e compra consenso, mentre, all’ombra del suo sottobosco, l’inflazione, la speculazione e l’accaparramento, insieme con le crisi industriali irrisolte, erodono i benefici prima ancora che arrivino. Sussidi e manovre stanno creando un modello inedito, una buffa sintesi di liberismo protetto, a basso valore aggiunto, polarizzato sul cemento e sul mattone, e di un corporativismo che sembra multipartito.

I 5 Stelle nella trappola della scarsa democrazia interna

Statuti, non-statuti, non-organizzazioni, e poi Movimento 5 Stelle o MoVimento 5 Stelle. Il grande timoniere della rivoluzione cinese, Mao Zedong, esaltava il disordine sotto...

Ordinamento giudiziario e Consiglio superiore della magistratura: novità in vista

La commissione di giuristi istituita il 26 marzo dalla ministra Cartabia ha chiuso i lavori. Ha proposto interventi sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (niente norme...

La magistratura tra scandali, riforme e referendum

(Presidente dell’Associazione nazionale magistrati) Se autonomia e indipendenza fossero privilegi dei magistrati, oggi potremmo a buon diritto chiederci se questo ceto di funzionari meriti ancora un trattamento di così grande favore. Troppi scandali, troppe vicende dai contorni poco chiari, troppi conflitti tra uffici giudiziari stanno costellando questo periodo di confusione e disorientamento per la pubblica opinione. La fiducia collettiva verso la magistratura registra più che una battuta d’arresto; i sondaggi la danno in calo e l’orizzonte non sembra annunciare il sereno.

La situazione è di crisi e impone anzitutto una presa di coscienza dei problemi da parte della stessa magistratura, per evitarne sottovalutazioni che abbiano anche solo il sapore di volere nasconderli sotto una coltre di burocratica indifferenza, in attesa che l’attenzione collettiva sia prima o poi distratta da altro e che possano essere dimenticati; perché tutto possa continuare come prima. La reazione deve essere decisa e per nulla autoindulgente. La magistratura ha bisogno di recuperare il terreno perduto: deve dimostrare di aver ben chiaro che il fine ultimo a cui ogni sforzo e ogni energia vanno indirizzati è la tutela dei diritti e il rendere giustizia, compito tanto difficile quanto essenziale.

Brutta aria sulla magistratura

Finanche la procura di Milano è stata raggiunta da schizzi di fango. Prima, con la vicenda del pm Storari che aveva consegnato a Piercamillo Davigo (storica toga del pool Mani pulite, componente del Csm, oggi pensionato) verbali coperti dal segreto investigativo dell’avvocato faccendiere Amara, i quali raccontavano l’esistenza di una tela massonica che avvolgeva centri di potere non risparmiando magistrati, uomini delle istituzioni, politici. Adesso un procuratore aggiunto, Fabio De Pasquale, e il pm Spadaro, risultano indagati dalla procura di Brescia, perché nel processo sulle tangenti Eni-Nigeria nascosero delle prove utili alla difesa degli imputati.

Fango che si aggiunge ad altro fango. Che anno, il 2021! È da tanto, è vero, che la fiducia dei cittadini verso la magistratura si sta inesorabilmente riducendo. È un processo lento. Ma oggi c’è un ulteriore smottamento e si sta aprendo una voragine. Siamo al Termidoro. Dopo la rivoluzione di Mani pulite, dopo la magica stagione di ragazzi e ragazze motivati a intraprendere la carriera di magistrati dopo le stragi Falcone e Borsellino, siamo di nuovo a una magistratura opaca, con l’aggravante che assistiamo anche a una faida tra gruppi di potere interni alle toghe.

Palamaragate, la resa dei conti nella guerra tra toghe

Palamara, ultimo atto. Il 9 ottobre 2020 il Csm lo radia dalla magistratura. Il giorno prima, nell'aula della commissione disciplinare del Csm, l'avvocato generale...

Palamaragate. La lotta per il potere

Il caso di Michele Prestipino, il procuratore di Roma rimosso dall'incarico, a distanza di quasi due anni dallo scandalo che ha scoperchiato il Sistema...