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Home » Editoriale » Bilancio degli ultimi mesi di mal di pancia anti-vaccini

Bilancio degli ultimi mesi di mal di pancia anti-vaccini

29 Novembre 2021 Guido Ruotolo  1627

Tre mesi di proteste, di perquisizioni, di scontri, di assalti, di devastazioni, di cortei e di presidii. È l’Italia del mal di pancia, che non sopporta più, che scombussola il quadrante della storia di quei ceti sociali sonnolenti che solo con il voto, nel segreto dell’urna, assolvevano il ruolo di cittadino. Il bilancio di questi tre mesi, è una conferma di una nuova presenza sulla scena politica e sociale. Quella dei ceti medi incazzati, fatta di impiegati, commercianti, partite Iva. Sono loro che dettano l’agenda della politica di sicurezza e anche sanitaria.

La destra estrema, o anche gli anarchici e gli antagonisti, sono comparse, controfigure, nella maggioranza dei casi, avvoltoi in altre situazioni. Di certo, anche se collegati in una “internazionale” nera o anarchica, non hanno l’egemonia sui movimenti. Vorrebbero condizionarli con l’unico linguaggio che conoscono, quello della violenza. Ma nella maggior parte dei casi sono superati dalla stessa forza e dal radicalismo del “ventre molle” di questa Europa sopraffatta dalla pandemia.

Il rischio è quello di un cortocircuito, perché il popolo “no vax” e “no pass” è nato sul web e poi si è affacciato nel mondo reale. Come una gestante che, dopo nove mesi, dà alla luce il suo piccolo. Solo che, in questo caso, continua a vivere sul web anche se si ritrova, il sabato, nelle piazze. Estrema destra e anarchici, invece, sono nati nelle piazze, anche se comunicano attraverso il web. E con il popolo “no vax” e “no pass” non c’è sintonia, non ci sono percorsi comuni sul web. Si ritrovano nelle piazze ed estrema destra e anarchici vorrebbero essere le “avanguardie” del movimento. Ma non sono in grado di raggiungere questo obiettivo.

Settantasette perquisizioni dal primo settembre a oggi. E riguardano questo mondo nuovo della insofferenza e del rancore sociale che diventa soggetto politico. Sono il “ventre molle” degli oppositori alle regole, ai decreti e alle direttive. “Basta dittatura”, “adesso basta!”, “popolo in azione”, “guerrieri ViVi”. Sono decine le chat dei rivoltosi su Telegram. E, soprattutto a novembre, diverse procure della Repubblica hanno promosso iniziative giudiziarie contro di loro. Le ipotesi di reato vanno dall’istigazione a delinquere, in concorso, a minacce a cariche istituzionali, interruzione di pubblico servizio nel corso di manifestazioni, nonché attività di proselitismo in favore di una associazione segreta. Su questo stanno indagando i pubblici ministeri di Genova che, il 18 novembre, hanno coordinato Polizia postale e Digos in ventinove perquisizioni. 

Gli indagati erano promotori su diverse piattaforme social, e sull’immancabile Telegram, di canali dedicati al reclutamento di “adepti” disposti a entrare in azione con iniziative eclatanti, finalizzate a destabilizzare l’attuale sistema di vaccinazione e contenimento della pandemia. Dunque, al “ventre molle” lo slogan “libertà, libertà!” non è più sufficiente. L’orizzonte degli anti-vaccini non è quello di rivendicare il diritto a fare come gli pare, ma di intervenire con azioni violente per destabilizzare la macchina sanitaria del Paese.

L’inchiesta di Genova e di Firenze rivela anche che i neofiti della violenza e della politica (anche se solo sanitaria), hanno costruito un modello organizzativo – diremmo, con il linguaggio del secolo scorso, un “partito” – configurato come una piramide. Grande attenzione viene dedicata alle procedure di reclutamento, indottrinamento e valutazione degli aspiranti “guerrieri”. Gli “esaminandi” devono svolgere un programma formativo composto dall’ascolto di una lunga serie di contenuti multimediali realizzati dagli amministratori del gruppo. E devono attivare falsi profili per la diffusione di fake news. Gli ideologi e gli organizzatori del “partito” hanno dato al gruppo regole e comportamenti da setta segreta: ai candidati che passano l’esame viene assegnato un identificativo numerico.

Il 15 novembre scorso, la procura di Torino ha delegato a diverse Digos diciassette perquisizioni ad altrettanti indagati per istigazione a delinquere in concorso, trattamento illecito dei dati, e comunicazione e diffusione illecita dei dati personali. Sono quelli di “Basta dittatura” (già chiuso) e “Popolo in azione”, i canali attivati su Telegram e che inneggiavano alla lotta armata e all’azione diretta contro i vertici istituzionali, compreso il premier Mario Draghi.

C’è una terza variante del popolo anti-vaccini – la prima è il partito dell’odio e della violenza, seguono i guerrieri del web –, ed è rappresentata dagli odiatori e dai visionari per lo più singoli. Che, se inseriti nel contesto del web, fanno molta “ammuina”. Creano una effervescenza che alza la temperatura. L’ultimo campione di questa variante è un giovanissimo, il ventottenne tatuatore milanese Zeno Molgora. I suoi canali Telegram e le pagine Facebook hanno decine di migliaia di iscritti. Solo “No green pass, adesso basta” ne ha 33.000. Zeno Molgora è l’ideatore e il promotore delle manifestazioni “no pass” e “no vax” milanesi del sabato, da piazza Fontana al centro. Il bilancio di queste manifestazioni si può riassumere in tredici arresti e oltre quattrocento denunciati. 

Adesso è indagato per istigazione a delinquere aggravata dal mezzo telematico e chiede una colletta per pagare le spese legali e il mantenimento della famiglia. Intercettando una sua conversazione telefonica, la Polizia giudiziaria ha scoperto che Molgora era riuscito a scaricare tremila green pass e si offriva di girarli via Telegram ai propri interlocutori telefonici. L’ultima sua sfida, prima di essere perquisito e indagato, è stata quella di postare un volantino su Telegram, nel quale annunciava una mobilitazione nazionale a Milano per il 27 novembre (sabato scorso), “con un milione di persone”, per ridare forza e morale ai suoi manifestanti che “stanno subendo ingiustizie gratuite”.

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