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Leva militare: la destra non sa cosa dire, gli altri cosa...

Torna con regolarità la proposta di Matteo Salvini di riattivare la leva obbligatoria, sospesa (non abolita) quasi vent’anni fa. Il punto è che questa estate appiccicosa è anche una stagione elettorale – e promesse o intenzioni pesano più delle solite dichiarazioni di bandiera. L’idea sembra diretta a una certa fascia, quella borghese medio-piccola, in età da figli adolescenti, con lo spauracchio delle cattive compagnie. Ma c’è qualcosa di serio nel ritornello della “naja”, con cui ogni tanto si cercano consensi?

Il sistema costituzionale resta ancorato a una cittadinanza che comprende la partecipazione alle armi, com’è proprio dello Stato moderno, soprattutto dopo la Rivoluzione francese e le campagne napoleoniche. Ma c’è da dubitare che la Lega e i gestori della sua macchina pubblicitaria si ispirino alla storia, fitta di dispettose complicazioni. A proposito di propagandisti, il più famoso tra quelli della Lega fu sorpreso in frequentazioni di palestrati rumeni, a pagamento, col sospetto di qualche accessorio chimico. Una storia che non starebbe bene fra gli esempi edificanti da offrire ai giovani.

Bilancio degli ultimi mesi di mal di pancia anti-vaccini

Tre mesi di proteste, di perquisizioni, di scontri, di assalti, di devastazioni, di cortei e di presidii. È l’Italia del mal di pancia, che non sopporta più, che scombussola il quadrante della storia di quei ceti sociali sonnolenti che solo con il voto, nel segreto dell’urna, assolvevano il ruolo di cittadino. Il bilancio di questi tre mesi, è una conferma di una nuova presenza sulla scena politica e sociale. Quella dei ceti medi incazzati, fatta di impiegati, commercianti, partite Iva. Sono loro che dettano l’agenda della politica di sicurezza e anche sanitaria.

La destra estrema, o anche gli anarchici e gli antagonisti, sono comparse, controfigure, nella maggioranza dei casi, avvoltoi in altre situazioni. Di certo, anche se collegati in una “internazionale” nera o anarchica, non hanno l’egemonia sui movimenti. Vorrebbero condizionarli con l’unico linguaggio che conoscono, quello della violenza. Ma nella maggior parte dei casi sono superati dalla stessa forza e dal radicalismo del “ventre molle” di questa Europa sopraffatta dalla pandemia.