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Bilancio degli ultimi mesi di mal di pancia anti-vaccini

Tre mesi di proteste, di perquisizioni, di scontri, di assalti, di devastazioni, di cortei e di presidii. È l’Italia del mal di pancia, che non sopporta più, che scombussola il quadrante della storia di quei ceti sociali sonnolenti che solo con il voto, nel segreto dell’urna, assolvevano il ruolo di cittadino. Il bilancio di questi tre mesi, è una conferma di una nuova presenza sulla scena politica e sociale. Quella dei ceti medi incazzati, fatta di impiegati, commercianti, partite Iva. Sono loro che dettano l’agenda della politica di sicurezza e anche sanitaria.

La destra estrema, o anche gli anarchici e gli antagonisti, sono comparse, controfigure, nella maggioranza dei casi, avvoltoi in altre situazioni. Di certo, anche se collegati in una “internazionale” nera o anarchica, non hanno l’egemonia sui movimenti. Vorrebbero condizionarli con l’unico linguaggio che conoscono, quello della violenza. Ma nella maggior parte dei casi sono superati dalla stessa forza e dal radicalismo del “ventre molle” di questa Europa sopraffatta dalla pandemia.

Pass sanitario: una protesta a più facce

Da domani sarà introdotto l’obbligo del green pass per tutti i lavoratori italiani. Sarà un passaggio stretto e difficile: si preannunziano proteste, blocchi, ma...

Si annuncia una settimana nervosa

Non è finita, per la Cgil. Un nuovo attacco, questa volta informatico, ha bloccato il sistema di comunicazione del più grande sindacato italiano. Gli hacker hanno colpito ma sono stati, per fortuna, anche neutralizzati. In mattinata il presidente del Consiglio Draghi era andato alla Cgil, per esprimere la solidarietà del governo dopo l’attacco squadrista di sabato pomeriggio. Una visita “non scontata”, ha commentato il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che ha aggiunto come nell’incontro con Draghi si sia discusso dell’“impegno delle istituzioni per impedire che il passato ritorni”.

Nel ricostruire la giornata di sabato, il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si è soffermato proprio sull’assalto alla sede nazionale della Cgil. Le sue valutazioni sono drammatiche: “L’invasione ha evocato i momenti più bui della vita del nostro Paese e ha restituito plasticamente la carica eversiva e antidemocratica che si annida nelle deprecabili azioni di questi delinquenti”. Forza Nuova, ex arnesi della destra eversiva degli anni Ottanta, i Nar, “Liberi cittadini” e “Io apro”, i commercianti e settori della società civile che in questi mesi sono stati sulle barricate delle proteste contro le misure anti-Covid del governo, sono stati i protagonisti dell’assalto alla Cgil.

Il “green pass” e il paradosso di un’estrema destra “delle libertà”

I “no vax” e i “no pass” non sono soltanto una rumorosa piazza autoconvocata secondo la più pura modalità di formazione dei movimenti odierni, non priva di aspetti confusionari e qualunquistici; sono anche un tentativo di egemonia e rilancio a livello di massa dell’estrema destra europea. In Germania – dove tuttavia i risultati elettorali dicono che Alternative für Deutschland è rimasta al palo ­– al centro della campagna reazionaria non ci sono stati più gli immigrati, e come difendersi dalla loro “invasione”, ma proprio le restrizioni imposte dalla pandemia. Si soffia là dove sembra esserci la brace viva del risentimento sociale, per cercare di far divampare l’incendio.

È una strategia ben nota, basata su una logica dell’inversione reattiva che consiste in questo: se a sinistra è all’ordine del giorno la rivoluzione (come accadde in Italia e altrove sull’onda dell’Ottobre sovietico), si metterà allora in atto una “controrivoluzione preventiva” che assumerà le vesti di una “rivoluzione nazionale”; se – molti decenni dopo – a sinistra si parlerà di multiculturalismo, si batterà sulla cultura, sulle radici cristiane nel senso di un richiamo identitario, per proporre un Occidente avvitato su se stesso e un mondo in cui ciascuno, per preservare le proprie usanze, se ne stia a casa propria. Non c’è quasi tematica inizialmente di sinistra a cui non si possa fare lo sberleffo capovolgendone il significato.

“Green pass” tra libertà, bene comune e democrazia

Caro Aldo, ho apprezzato molto la correttezza del tuo editoriale del 22 settembre su “L’improbabile referendum sul green pass”. Correttezza e direi anche imparzialità pur...

L’improbabile referendum sul “green pass”

Dopo molto tempo, tira aria positiva e non scettica per i referendum come strumenti di azione politica. E allora ci provano pure i nemici del green pass. L’obiettivo è raccogliere le cinquecentomila firme che farebbero quorum intorno a precisi quesiti entro ottobre, così da far svolgere l’eventuale referendum nella primavera 2022. Il compito è favorito dalle nuove norme che legittimano le firme digitali, oltre quelle raccolte nei tradizionali “banchetti”. Sarebbe poi la Corte costituzionale a esprimersi sulla legittimità dei quesiti, come del resto avverrà su quelli riguardanti giustizia, fine vita, legalizzazione della cannabis, abolizione della caccia che hanno già superato alla grande il numero di firme richiesto.

La campagna d’opinione “no green pass” rischia così di surriscaldare inutilmente le polemiche. È infatti possibile (e augurabile) che nella prossima primavera la pandemia proceda con contagi minimi e che non ci siano all’orizzonte altre soluzioni per arrestarla se non quella di vaccinarsi periodicamente. Il “no” al green pass ha inoltre poche motivazioni plausibili, con il paradosso che si preferirebbe l’obbligo vaccinale per legge invece di una misura di cautela collettiva per tutti i luoghi di lavoro e di intrattenimento.

Gli anarchici e il pass sanitario

“Legittimare l’imposizione di una vaccinazione sperimentale con coercizione e ricatto, rappresenta un pericoloso precedente. Il green pass è un escamotage che lo Stato sta trovando per scaricare di nuovo sugli individui le proprie responsabilità. Si ricattano le persone con un documento che le metterà all’angolo per poter accedere a molte attività al chiuso. Opporsi a questo ricatto non solo è giusto, è necessario”.

È solo questione di tempo, la base teorica e il manifesto programmatico sono pronti, sono stati elaborati sulla rete in questi ultimi mesi. Ora per gli anarco-insurrezionalisti è il tempo di farsi sentire. Sempre che l’attività di repressione e prevenzione di questi ultimi anni non li abbia messi in difficoltà dal punto di vista operativo. Le campagne contro l’Unione europea, contro la repressione, le carceri, potrebbero ben presto fare posto a un’offensiva contro il vaccino e le case farmaceutiche. E contro il green pass.

La Confindustria apre le danze di autunno

Ci pensa Confindustria ad accendere lo scontro sociale in questo ultimo scorcio di agosto. Il tema è la pandemia, ma non solo. Quali problemi si prevedono per gli indici di contagio in autunno, se non si raggiungerà l’80% dei vaccinati, soglia indicata come minima per ottenere la cosiddetta immunità di gregge? Il vaccino diverrà obbligatorio con leggi nazionali ed europee, se non si raggiungerà quell’obiettivo?

Carlo Bonomi, presidente dell’associazione degli industriali, ha scelto il meeting di Rimini di Comunione e liberazione per lanciare l’affondo: “L’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro e nella scuola è doveroso, il green pass obbligatorio. Ma è troppo facile rimandare la palla alla politica. C’è una differenza di posizione tra i partiti che difficilmente potrà farci arrivare a una legge”. Il solitamente ruvido Bonomi non accetta i vincoli del “semestre bianco” che precede l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale e imporrebbe la tregua politica, in attesa delle elezioni amministrative di autunno. Può farlo anche perché il governo presieduto da Mario Draghi è molto sensibile alle richieste di Confindustria.

Un green pass di lotta (al virus) e di governo

“Non si tratta di un arbitrio, è una delle condizioni delle riaperture”. Così Mario Draghi ha spiegato la centralità dell’uso del green pass nella conferenza stampa di giovedì pomeriggio, sottolineando che l’Italia è in buona ripresa rispetto ad altre economie europee. I dati danno ragione al premier: quaranta milioni di italiani hanno già scaricato il proprio certificato con una o due dosi e si apprestano a usarlo. Non c’è alcun attacco alla privacy: chi si vaccina ha più diritti, chi non lo fa meno. Con buona pace dei no vax e dei loro furori su complotti planetari. Le ripercussioni dei vaccini sul ribasso di contagi e malati sono indubbie.