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Home » Editoriale » Il “green pass” e il paradosso di un’estrema destra “delle libertà”

Il “green pass” e il paradosso di un’estrema destra “delle libertà”

27 Settembre 2021 Rino Genovese  1495

I “no vax” e i “no pass” non sono soltanto una rumorosa piazza autoconvocata secondo la più pura modalità di formazione dei movimenti odierni, non priva di aspetti confusionari e qualunquistici; sono anche un tentativo di egemonia e rilancio a livello di massa dell’estrema destra europea. In Germania – dove tuttavia i risultati elettorali dicono che Alternative für Deutschland è rimasta al palo ­– al centro della campagna reazionaria non ci sono stati più gli immigrati, e come difendersi dalla loro “invasione”, ma proprio le restrizioni imposte dalla pandemia. Si soffia là dove sembra esserci la brace viva del risentimento sociale, per cercare di far divampare l’incendio.

È una strategia ben nota, basata su una logica dell’inversione reattiva che consiste in questo: se a sinistra è all’ordine del giorno la rivoluzione (come accadde in Italia e altrove sull’onda dell’Ottobre sovietico), si metterà allora in atto una “controrivoluzione preventiva” che assumerà le vesti di una “rivoluzione nazionale”; se – molti decenni dopo – a sinistra si parlerà di multiculturalismo, si batterà sulla cultura, sulle radici cristiane nel senso di un richiamo identitario, per proporre un Occidente avvitato su se stesso e un mondo in cui ciascuno, per preservare le proprie usanze, se ne stia a casa propria. Non c’è quasi tematica inizialmente di sinistra a cui non si possa fare lo sberleffo capovolgendone il significato.

Sta accadendo qualcosa di analogo con la pandemia. Non v’è dubbio che le misure poste in atto al fine di contrastarla, abbiano messo a dura prova alcune delle libertà cui eravamo abituati, del resto costituzionalmente garantite. La Costituzione italiana, però, parla espressamente di un diritto fondamentale alla salute, non utilizzando per nessun altro diritto un’espressione così forte come “fondamentale”, e menzionando, insieme con il diritto individuale, l’interesse della collettività. Nello stesso articolo si legge inoltre che nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario “se non per disposizione di legge”: il che significa che eventualmente una legge può obbligarlo, come appunto nel caso di una vaccinazione resa obbligatoria.

Ora, si può interpretare l’attuale normativa sul green pass proprio come un obbligo di legge condizionato: nel senso che, per accedere nei locali pubblici o nei luoghi di lavoro, è necessario esibire la necessaria documentazione. Non è stata presa la decisione di un’imposizione generalizzata, ma si è lasciata alla discrezionalità del singolo l’eventuale scelta circa i test comprovanti l’assenza dell’infezione. Certo, questa seconda via è per il cittadino più “scomoda”, perché costringe alla ripetizione del test ogni tot giorni – ma è da considerare comunque un margine lasciato alla libertà individuale.

Nei confronti della normativa vigente si potrebbe muovere l’obiezione che si tratti di un compromesso dettato dai limiti di una composita maggioranza di governo, non quella di essere una scelta moralistica, priva di spessore politico, come sostiene Massimo Ilardi nella lettera indirizzata ad Aldo Garzia e pubblicata su “terzogiornale”. Siamo invece sul piano del diritto, a cui è strettamente legata la decisione politica, e per giunta all’interno del dettato costituzionale che, come ricordavo sopra, rende possibili le restrizioni della libertà individuale quando in gioco vi sia la salute collettiva.

C’è però nella lettera di Ilardi qualcosa di più preoccupante. Egli non sembra rendersi conto della posta in gioco politica del momento. Insistere sulle libertà, individualisticamente intese, oggi è l’argomento di una destra estrema, liberal-liberista al momento, con il fine più o meno recondito di tentare magari la mazzata autoritaria a trecentosessanta gradi una volta vinte le prossime elezioni politiche. Si strumentalizzano cioè la difficoltà e il malessere sociale che nascono dalla emergenza sanitaria e dalle decisioni che a riguardo vengono prese, ci si presenta come un’estrema destra “delle libertà”, con il retropensiero di condurre l’Italia in una situazione simile a quella dell’Ungheria di Orbán. Nessuna sinistra – moderata o radicale che sia, anarco-libertaria o legata all’idea che una socialità solidale sia più importante delle pur importanti libertà individuali – dovrebbe mai cadere nella trappola.

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