La Germania impara dagli altri Paesi, dove l’estrema destra, negli ultimi anni, festeggia i propri successi contro la democrazia liberale. E ora potrebbe anche fare l’esperienza del trasformismo. Ne sarebbe protagonista un piccolo partito, fondato l’anno scorso, da Sahra Wagenknecht, un tempo figura di spicco dell’ala autoritaria della Linke; si presenta come di sinistra sul piano della politica sociale ed economica, ma è conservatore per quanto riguarda la Weltanschauung e gli orientamenti ideologici sul piano della convivenza. Questi orientamenti, tuttavia, costituiscono condizioni favorevoli per il successo soprattutto nell’Est della Germania. Per uscire dalla impasse post-elettorale, il gruppo di Wagenknecht propone che un premier o una premier indipendente dai partiti possa governare con maggioranze mutevoli. Sembra affascinante. Il concetto di un governo costretto a cercare maggioranze nel parlamento che vadano oltre il vincolo di partito rafforzerebbe l’istituzione parlamentare.
Un tale rafforzamento della componente legislativa rispetto all’esecutivo è auspicabile. Può funzionare: altri Länder lo dimostrano. Nel nuovo parlamento della Sassonia-Anhalt, però, l’AfD è a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta. Un trasformismo, in tale situazione, servirebbe solo all’imposizione di una politica di estrema destra. Da dove potrebbero venire i tre o quattro voti necessari per la maggioranza assoluta? Teoricamente, in un parlamento con sei gruppi, è possibile una moltitudine di varianti, ma realisticamente ne restano soltanto due: o il gruppo di Wagenknecht, partecipante decisivo, aiuta l’AfD a ottenere una maggioranza come ago della bilancia, oppure l’AfD può attirare singoli deputati dell’ala destra dei cristiano-democratici. Ma in tal caso questi si spaccherebbero. Anche loro reclamano il “cordone preventivo” contro la AfD, così come tutte le altre forze, tranne appunto Wagenknecht. Tuttavia il “cordone sanitario”, valido per la Cdu anche nei confronti della Linke, non lo è nei confronti del gruppo di Wagenknecht, con cui la Cdu già governa in Turingia. È evidentemente un pasticcio, una simile “barriera” non ha senso. I cristiano-democratici sono prigionieri del proprio tunnel ideologico, e così ostacolano possibili accordi che consentano di aggirare la destra radicale.
È del tutto comprensibile l’idea di lasciare governare l’AfD per un po’, poiché ciò la esporrebbe al ridimensionamento della propria aura di opposizione radicale. Veramente, non è il Partito nazionalsocialista degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Ma anche a quel tempo la retorica delle forze di centrodestra, nei confronti dei nazisti, era in certo modo analoga. Ed è noto come tale strategia tragicamente fallì.
L’AfD è stata votata non solo da chi è in difficoltà, ma anche e soprattutto da coloro che temono ogni cambiamento dello status quo, rifiutando per esempio l’idea di una svolta ecologica necessaria, di fronte alla realtà della crisi climatica. È stata votata da chi cerca soluzioni facili in un mondo complesso, a partire da una sorta di menefreghismo strutturale. È stata scelta da coloro che percepiscono gli immigrati come una minaccia alla loro quiete domestica. Inoltre l’AfD chiede una politica più amichevole verso la Russia, il che trova simpatie soprattutto nei Länder che, fino a trentasei anni fa, facevano parte della Ddr. Può anche sembrare attraente opporsi alla bellicosità delle forze centriste – Cdu, verdi e Spd, in qualche misura. La critica al bellicismo è condivisa dal gruppo di Wagenknecht e, in tono più attenuato, anche dalla Linke.
La difesa, però, è una questione di politica federale, non di competenza regionale, cioè dei Länder. Nelle campagne elettorali è comune che si mescoli tutto e si illudano gli elettori sulle competenze dei livelli comunali, regionali, nazionali ed europei. Ma, a essere onesti, l’AfD nella Sassonia-Anhalt non ha fatto così. Il suo programma puntava chiaro sulle competenze a livello regionale, e ciò significa soprattutto la politica culturale e l’educazione. Magari è folkloristico che l’AfD voglia che nell’istruzione si intoni quotidianamente l’inno nazionale. Ma non è folkloristico che si vogliano tagliare i contributi statali alle Ong della società civile. Ciò non riguarderebbe solo progetti contro tendenze di destra, ma anche tutte le iniziative di e per i migranti, tutti i progetti ecologici e sociali, e persino l’attività delle Chiese. Le Chiese in Sassonia‑Anhalt fanno parte di una grande coalizione contro la politica della destra, che sostiene il contrario delle convinzioni etiche cristiane. Tuttavia, in questo Land, solo il 15% circa della popolazione è effettivamente praticante, l’85% è ateo o indifferente. La Deutschtum è diventata, per molti, una religione sostitutiva.
Ma cos’è mai questa Deutschtum? Che cosa ha prodotto la Sassonia-Anhalt per la Germania? Le innovazioni, nel cuore della Germania, nell’Europa centrale, non si sono mai fermate ai confini nazionali, avevano un effetto e ripercussioni globali. La Sassonia‑Anhalt è la culla del Bauhaus, scuola di design e architettura che, all’inizio del secolo scorso, fu influente in tutto il mondo. Ma il portavoce della politica culturale dell’AfD nel Landtag, il parlamento regionale, definisce il Bauhaus undeutsch (“non tedesco”) e abgrundtief hässlich (“profondamente brutto”), e un’“estraneazione culturale senza radici”. Cosa vorrebbero gli esponenti della destra radicale, tetti spioventi, case di tronchi? Siamo tornati ai “sassoni nella foresta”, come ironizzava Ernst Bloch? Ecco ritornare l’eco dell’“arte degenerata”, come la chiamavano i nazisti, e la barbarie di una politica völkisch.
Ma la Sassonia‑Anhalt può offrire molto di più: a Wittenberg, nel 1517, iniziò la riforma luterana. A Halle, nel 1685, nacque il compositore Georg Friedrich Händel, musicista naturalizzato britannico di origine tedesca e formatosi in Italia. Otto von Guericke elaborò, nell’odierna capitale della Sassonia‑Anhalt, verso la fine del XVII secolo, le prime ricerche sul vuoto e la pressione atmosferica; qui successivamente fu studiata l’importanza delle leguminose per l’agricoltura e fu sviluppato il processo Haber–Bosch. Il principe Leopold III di Anhalt‑Dessau realizzò nel Settecento, secondo il modello inglese, il primo parco paesaggistico nell’Europa continentale, e fu un fautore dell’illuminismo. E chi è sepolto, nella capitale di questo Land, a Magdeburgo? L’imperatore Ottone il Grande, morto nel 973, fondatore di un impero che abbracciava quasi l’intera Europa centrale, si estendeva fino a Roma e durò oltre ottocento anni. La Sassonia‑Anhalt è una parte dell’identità tedesca, ed è uno dei centri dell’identità europea. Nel corso dei secoli, questa regione, che oggi chiamiamo Sassonia‑Anhalt, ha scritto pagine di storia mondiale. Ora l’AfD vorrebbe scriverci la sua storia, e anche l’eco del suo successo elettorale è stata globale. Se Trump e Orbán si congratulano con l’AfD, si capisce dove potrebbe andare a finire la traiettoria. La Sassonia‑Anhalt è oggi divisa – non solo politicamente, ma culturalmente – tra coloro a cui basta il nero‑rosso‑oro (la bandiera tedesca) e quelli che si sentono a proprio agio in una società aperta e dai colori dell’arcobaleno. La domanda decisiva è se, nonostante questa divisione, sia ancora possibile un dialogo, o se la “barriera” contro gli avversari della società aperta debba restare in piedi.
La questione, naturalmente, è anche se la politica tedesca e mondiale del crescente divario tra ricchi e poveri, che genera frustrazioni, possa essere fermata. Quasi la metà degli elettori della Sassonia‑Anhalt si è espressa per un partito di destra estrema, nonostante esso sia orientato al neoliberismo in materia di politica economica. Il problema è che anche la Cdu e la Spd cercano spazio politicamente a destra, sui temi migratori ed economici, credendo seriamente di potere controbilanciare così i successi dell’estrema destra. Il cancelliere Merz intendeva “dimezzare” l’AfD. In Sassonia‑Anhalt l’AfD ha dimezzato la Cdu. Le prossime settimane chiariranno se la regione finirà nelle mani dell’estremismo di destra o se sia possibile riavviare un dialogo in una società spaccata. E le prossime elezioni mostreranno quanto possa avere successo l’AfD in altre zone della Germania. I sondaggi la indicano già come il primo partito davanti a Cdu e Spd, i partiti che hanno segnato per decenni la storia della Germania.







