• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » La maternità surrogata e il mondo progressista italiano

La maternità surrogata e il mondo progressista italiano

Il governo Meloni, sulla questione della registrazione dei minori di coppie omosessuali, mette a segno un colpo alla sinistra, divisa sulla pratica della gestazione per altri

22 Marzo 2023 Vittorio Bonanni  1984

Le bugie hanno le gambe corte. Perché sostenere, come fa la sinistra italiana nelle sue più varie articolazioni, che i diritti dei bambini – sui quali, sia chiaro, non si discute – che arrivano da fuori dei confini nazionali accompagnati da due papà non hanno nulla a che vedere con la maternità surrogata, o “utero in affitto”, è una informazione falsa: per la semplice ragione che quei piccoli, non avendoli portati la cicogna, sono stati per nove mesi nel ventre di una donna che li ha partoriti e consegnati a coppie etero e omosessuali in cambio di denaro (tranne rarissime eccezioni “altruistiche”, nel caso non sia presente un rapporto economico).

Com’è noto, la polemica è esplosa in questi giorni dopo il niet del governo all’iscrizione anagrafica di quei bambini, che arrivano da altri Paesi, congiuntamente al riconoscimento dei due genitori. Prassi messa in atto da molti sindaci di sinistra. Per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, non esattamente incline a simpatie per l’universo Lgbtq, questa prassi non sarà più consentita, opponendosi così al certificato europeo di filiazione, che garantisce al minore l’accesso ai diritti civili e sociali a prescindere dal suo status di figlio. D’ora in poi in Italia il bambino o la bambina potrà iscriversi all’anagrafe accompagnato dal genitore biologico, mentre l’altro, come deciso dalla Cassazione, dovrà avviare un percorso di “adozione facilitata”. Altrimenti niente iscrizione e nessun diritto conseguente.

Una mediazione, quella proposta dai giudici, che, a patto che il percorso adottivo sia rapido, potrebbe essere considerata accettabile e costringerebbe il governo a riconoscere di fatto le coppie omosessuali. Ma ormai lo scontro è diventato ideologico, e lo stesso minore sembra essere trasformato in uno strumento usato, con le debite differenze, da entrambe le parti in conflitto. Con in mezzo, appunto, il convitato, sempre meno di pietra, della maternità surrogata: una bomba scoppiata nelle mani di una sinistra che non ha ancora capito come il neoliberismo trasformi qualsiasi cosa in merce di scambio, insinuandosi ovunque. Ha precarizzato il lavoro, minato il diritto alle cose basilari della vita di tutti e di tutte, come istruzione, sanità, sistema pensionistico, e ormai da tempo sta mercificando i corpi delle persone.

Nessuna forza politica dell’arco progressista è stata capace di affrontare una discussione su una prassi divenuta intoccabile, perché unico strumento per le coppie omosessuali maschili per diventare genitori, avendo messo ai margini delle loro battaglie il tema dell’adozione. Dal Partito democratico, a parte soprattutto la componente cattolica, ad Alleanza verdi-sinistra passando per i 5 Stelle, tradizionalmente meno attenti a queste problematiche (tanto che Conte non si è presentato alla manifestazione di sabato scorso), tutti hanno balbettato sul tema in questione – o hanno taciuto, come successe di fronte al caso Vendola, quando l’ex leader di Sel (Sinistra ecologia e libertà), ora iscritto a Sinistra italiana, scelse la maternità surrogata per diventare padre, con i dubbi, se non addirittura la contrarietà sottaciuta, di molti militanti del suo partito.

Ma non mancano politici, intellettuali di area progressista e dello stesso movimento Lgbtq, che hanno preso posizione contro una prassi che sembra riportarci indietro di secoli se non di millenni, se consideriamo che dai tempi degli egizi e poi dei romani, passando per gli ebrei, i potenti, di fronte all’impossibilità di avere figli, utilizzavano le mogli dei propri sottoposti per avere un figlio che avrebbe garantito loro la continuità dinastica. Stefano Fassina (ex deputato di Liberi e uguali) parla, senza mezzi termini, di “sconfinamento del mercato nella dimensione più sacra dell’uomo, che è la generazione della vita”. Lo stesso ha fatto Luana Zanella, femminista storica, ambientalista, capogruppo dell’Alleanza verdi-sinistra alla Camera, per la quale il rischio è “rompere il legame tra madre e creatura, che fonda il diritto stesso”.

All’interno di Arcigay e Arcilesbica c’è una evidente spaccatura. Se nel primo caso l’ex presidente, Aurelio Mancuso, non ha mai fatto sconti nel prendere le distanze dalla gestazione per altri, la stessa cosa non vale per esempio per Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay, che non ha esitato a paragonare un figlio arrivato attraverso l’adozione a chi è, suo malgrado, frutto di un mercimonio che non abbiamo difficoltà a definire “classista”. Stesse contraddizioni all’interno di Arcilesbica, con tanto di episodi di censura: come a Udine, quando la presentazione del libro Bambini su commissione: domande sulla maternità surrogata della sociologa e ricercatrice dell’Università di Milano, Daniela Danna, organizzata appunto da Arcilesbica, è stata all’ultimo momento cancellata su pressioni di pezzi del movimento.

Non mancano prese di posizione da parte di alcune femministe storiche. Tra queste, la filosofa Luisa Muraro. “Alcuni diritti – sostiene l’attivista citata dal bimestrale “Micromega” – si fondano in ultima istanza sulla legge del mercato e alimentano la disuguaglianza in quanto il desiderio può essere soddisfatto solo da chi può permetterselo”. Barbara Alberti, scrittrice, opinionista, anch’essa tra le animatrici del movimento femminista degli anni Settanta, definisce la maternità surrogata come “la vittoria del ricco sul povero ed è atroce pagare una donna perché diventi il ‘forno’, come la chiamano gli americani, di un figlio che cresce dentro di lei ma non è biologicamente suo”. Senza dimenticare la mobilitazione del gruppo femminista “Se non ora quando”, che continua a battersi contro quest’altro regalo del Ventunesimo secolo.

Negli altri Paesi europei assistiamo a scenari diversi. Se anche in Francia regna l’ambiguità, tuttavia la principale forza della sinistra, La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, ha espresso la sua contrarietà alla maternità surrogata; in Spagna la coalizione di sinistra, composta dai socialisti di Pedro Sánchez e Podemos di Ione Belarra, ha espresso un netto “no” alla maternità surrogata, considerandola lesiva “dei diritti delle donne soprattutto di quelle più vulnerabili mercificando i loro corpi e le loro funzioni riproduttive”. Purtroppo dobbiamo constatare che lo slogan “vogliamo tutto”, che caratterizzò parte della contestazione degli anni Sessanta e Settanta, si è trasformato ed è utilizzato per inventare un “diritto alla genitorialità” che sopravanzerebbe il “diritto del minore”: da conseguire a tutti i costi, anche cancellando punti di riferimento culturali importanti per chi dovrebbe battersi contro la compravendita dei corpi e contro le disuguaglianze sociali.

2.004
Archiviato inOpinioni
Tagsadozione facilitata Arcigay Arcilesbica coppie omosessuali governo meloni gpa Italia lgbtq maternità surrogata registrazione anagrafe sinistra utero in affitto Vittorio Bonanni

Articolo precedente

Clima, verso la catastrofe divertendosi da pazzi

Articolo successivo

Acqua: sprechi, ritardi e troppe politiche sbagliate

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

Ex Ilva, ancora in attesa

Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze

“Campo largo” tra primarie e quarta gamba

A Milano un ritorno al passato?

Dello stesso autore

“Campo largo” tra primarie e quarta gamba

A Milano un ritorno al passato?

Renzi e la sua volontà di sopravvivere

Cattolici, il moderatismo non serve

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, ancora in attesa
Guido Ruotolo    17 Settembre 2026
Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze
Stefania Limiti    16 Settembre 2026
Electrolux, il conflitto
Paolo Andruccioli    16 Settembre 2026
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno
Paolo Barbieri    14 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA