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Home » Articoli » La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità

La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità

Approvata una risoluzione dell’Onu. Stati Uniti e Israele hanno votato contro. Astenuti i Paesi europei

8 Aprile 2026 Luciano Ardesi  780

Non si spegne il dibattito suscitato dall’approvazione, da parte dell’Assemblea generale dell’Onu, di una risoluzione che definisce la tratta degli schiavi africani – e la schiavitù razziale degli africani – come “il più grave crimine contro l’umanità”, chiedendo delle riparazioni. Ed è terminata ieri, 7 aprile, la Giornata internazionale della salute, ovvero il vertice One Health Summit, apertosi il 5 aprile a Lione, co-presieduto dal presidente francese, Macron, e da quello del Ghana, John Dramani Mahama. Dai discorsi ufficiali e dai resoconti dell’incontro tra i due presidenti, non risulta che si sia parlato della tratta degli schiavi, e ci si può chiedere in effetti perché avrebbero dovuto parlarne in un vertice mondiale sulla salute. Per la verità, il motivo non sarebbe loro mancato, visto che le statistiche mostrano come la schiavitù, ancora oggi, incida sulla salute degli afrodiscendenti sia nelle Americhe, nei Caraibi, sia in Europa. Ma è pur vero che l’incontro tra i due presidenti avrebbe potuto essere l’occasione per contribuire a svelenire il contrasto, dopo la risoluzione dell’Onu. Perché proprio loro due?

Il presidente del Ghana, nel febbraio scorso, aveva depositato a nome dell’Unione africana, e col sostegno della Comunità caraibica (Caricom), il testo di una risoluzione che riconosce la tratta degli schiavi africani come il più grave crimine compiuto contro l’umanità. La risoluzione è stata messa ai voti e approvata non a caso il 25 marzo, giorno della Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi. Macron è il presidente di uno dei 52 Stati che si sono astenuti al momento dell’approvazione della risoluzione, approvata da 123 Stati, mentre Stati Uniti, Israele e Argentina hanno votato contro.

Alla vigilia del vertice di Lione, il presidente della Fondazione per la memoria della schiavitù, Jean-Marc Ayrault, e la sua direttrice, Aïssata Seck, hanno rivolto un appello a Macron affinché cogliesse l’occasione per aprire un dialogo col principale protagonista della risoluzione onusiana, il suo omologo del Ghana. In precedenza, subito dopo l’approvazione della risoluzione, diversi parlamentari dei dipartimenti francesi d’oltremare – Guadalupa, Martinica, Guyana – avevano espresso la loro indignazione per l’astensione di Parigi. Macron avrebbe così commesso un grave errore storico, perdendo un’occasione per aprire un dialogo internazionale sulle conseguenze durevoli, ancora oggi, della schiavitù, anche considerando che la risoluzione non è giuridicamente vincolante. Il presidente del Ghana ha dichiarato storica la risoluzione, “un baluardo contro l’oblio” che mira ad “affermare la verità e tracciare la via verso la giustizia”. La risoluzione sottolinea come sia importante “rimediare ai torti storici subiti dagli africani e dalle persone di ascendenza africana”, e come le richieste di risarcimento siano “un passaggio concreto verso la riparazione di questi torti”.

La Francia e gli altri Paesi europei, tra cui l’Italia e il Regno Unito, si sono astenuti, sollevando alcuni dubbi che – secondo i responsabili della Fondazione francese – possono essere superati con un diverso apprezzamento dei punti della risoluzione: tanto più che la Francia è il primo e unico Paese al mondo a definire la tratta come crimine contro l’umanità, con la legge Taubira (dal nome della deputata della Guyana) di venticinque anni fa. Tra gli argomenti avanzati dai Paesi europei, vi è il rigetto di una sorta di gerarchia tra i crimini contro l’umanità, dato che nella risoluzione la tratta è definita come il più grave tra i crimini contro l’umanità. A questa interpretazione si è opposto il Ghana, che ha sottolineato come il testo non miri a stabilire una gerarchia dei crimini o a riscrivere la storia, ma a completarla, creando un quadro favorevole alla riconciliazione. Altro tasto dolente, quello delle riparazioni. La risoluzione sottolinea come a un crimine debba corrispondere una riparazione, lamentando che nessun quadro globale e organico delle riparazioni, di diversa natura, sia stato ancora previsto.

Gli Stati Uniti e Israele hanno votato contro perché contrari alla considerazione che la tratta possa violare il diritto cogente, non riconoscendo il diritto al risarcimento per torti storici che non erano illegali, secondo il diritto internazionale, al momento in cui si sono verificati. La posizione di Washington mostra chiaramente l’orientamento razzista dell’attuale presidenza Trump e la difficoltà di fare i conti con la propria storia.

Infine, è scoppiata la polemica per la clamorosa assenza, al momento del voto, del Benin, co-sponsor della risoluzione presentata dal Ghana. Il governo si è giustificato con una non meglio definita disfunzione amministrativa, probabilmente dovuta alla campagna elettorale in vista delle presidenziali del 12 aprile. Tra le reazioni più forti, quella di Eryomi Adéossi, direttore del Festival internazionale “colori d’Africa”, che, in un lungo comunicato, ha deprecato l’assenza del proprio Paese, invocando la necessità di una costanza e di una leadership che, al momento, sono invece mancate. Ha ricordato che proprio il Benin ha fatto della memoria della tratta e della schiavitù un tratto distintivo dell’identità nazionale, e che una legge del 2024 permette agli afrodiscendenti di ottenere la nazionalità del Paese. Per questo, chiama a un sussulto culturale, della memoria e dell’iniziativa, così da dare al Benin, su queste questioni, una voce più forte a livello internazionale.

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TagsFrancia Ghana Luciano Ardesi risoluzione Onu schiavitù tratta schiavi africani

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