Doveva essere un’altra giornata di lotta a Genova e a Taranto. Per difendere il lavoro, l’ambiente, il futuro della siderurgia in Italia e quello dei cittadini. Genova aveva proclamato lo sciopero generale per oggi, Taranto doveva continuare con i blocchi stradali e l’occupazione del “mostro”, la ex Ilva. Perché per domani, venerdì 5 dicembre, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva convocato tavoli separati di confronto con sindacati e istituzioni della Liguria, Piemonte e Puglia. I sindacati metalmeccanici si sono sempre opposti agli incontri “spezzatino” chiedendo di trasferire a palazzo Chigi un unico tavolo negoziale. E invece mercoledì sera un comunicato dei sindacati metalmeccanici di Taranto ha mostrato una profonda lacerazione tra le “avanguardie” operaie, i sindacati e la città. Forse anche una crisi tra i delegati sindacalisti e i lavoratori ex Ilva, che aspettano di sapere di che morte moriranno.
Ecco il comunicato della crisi: “Tuttavia siamo consapevoli che le azioni messe in campo hanno creato disagio a una città già fortemente provata da anni di mancanza di risposte. Per queste ragioni sospendiamo momentaneamente lo sciopero a partire dalle ore 7,00 di domani mattina”. Non è solo un problema di isolamento, di sfilacciamento nel rapporto della fabbrica con la città. La crisi ha a che fare anche con la sfiducia dei lavoratori, che mettono in conto la chiusura del “mostro” e aspettano gli “ammortizzatori sociali”.
Ma la crisi della ex Ilva e di Taranto si è inaspettatamente amplificata sui social, cassa di risonanza di sentimenti e di collera che lasciano impietriti. Da giorni gli ambientalisti che vogliono la chiusura della fabbrica martellano: “Bravi sindacati e lavoratori ex Ilva. Anche stavolta bloccando la vostra città avete fatto un grosso danno a Taranto e ai tarantini”.
Cataldo Ranieri è stato uno dei fondatori di “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”. Era il 2012, e gli altiforni dell’ex Ilva erano stati sequestrati dalla magistratura tarantina per disastro ambientale, e i proprietari e dirigenti dell’acciaieria arrestati per corruzione. Un gruppo di lavoratori e di cittadini interruppero un comizio dei sindacati, che protestavano contro la chiusura della fabbrica, entrando con un’Ape in piazza. Ieri, l’associazione “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” ha postato sui social un comunicato durissimo: “Abbiamo assistito all’ennesimo atto di forza dei sindacati contro la città. Per l’ennesima volta è stata paralizzata la Statale 100, causando disagio a migliaia di persone, salvo poi ascoltare appelli all’unità che suonano sempre più vuoti. Chi dice di volere la città al proprio fianco la danneggia. Invocare la continuità produttiva significa andare contro Taranto. Il sindacato continua a sbagliare parlando di una decarbonizzazione fumosa e inesistente che non risolverebbe né il problema del lavoro né quello dell’inquinamento”.
Un altro ambientalista storico, Fabio Matacchiera, tuona: “Basta Ilva, muori e Vfc!”. Davvero siamo all’eutanasia di una comunità. Di una città. Rancori, odio, vendetta. Il ministro Urso ha gioco facile. Va in parlamento promettendo: “Il governo è pronto a sostenere il nuovo piano industriale, anche con un intervento pubblico, se richiesto dai partecipanti alla gara internazionale”. Genova però era scesa in piazza, partecipando allo sciopero generale: “È inaccettabile che il governo che aveva presentato un piano che prevedeva quattro impianti di ‘preridotto’ e quattro forni elettrici, a un certo punto ha cambiato le carte in tavola e ha fermato gli impianti”.







