• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » In Tunisia si chiudono gli spazi di libertà

In Tunisia si chiudono gli spazi di libertà

Drammatica la stretta repressiva imposta dal regime del presidente Saïed

4 Dicembre 2025 Luciano Ardesi  973

Continuano in Tunisia gli arresti arbitrari, sotto il segno del complottismo che il dittatore Saïed estende anche al parlamento europeo, dopo una risoluzione di condanna del regime. Il processo relativo al “complotto contro la sicurezza interna ed esterna dello Stato” si era appena chiuso con pesantissime condanne, venerdì 28 novembre, quando il prolungamento dell’ondata repressiva si è immediatamente messo in moto.

L’altro ieri è stato arrestato Ayachi Hammami – avvocato, militante per i diritti umani e noto oppositore di sinistra al regime – condannato nel processo sul “complotto” con una pena a cinque anni di prigione, senza dargli il tempo di ricorrere alla Corte di cassazione per sospendere la condanna. Tre giorni prima, era stata la volta di Chaïma Issa, poetessa e militante per la democrazia, arrestata nel corso di una manifestazione per la libertà di espressione. Anche lei condannata nel processo a venti anni di reclusione, si è vista letteralmente strappata dalle braccia dei suoi avvocati da poliziotti in borghese che l’hanno portata via. La protesta era stata organizzata dall’Associazione tunisina delle donne democratiche (Atfd) e dall’associazione “Voci di donne”, poiché quattro diverse associazioni, tra cui l’Atfd, erano state sospese a fine ottobre e si erano viste vietare qualsiasi attività per trenta giorni.

Il processo per il presunto complotto ha coinvolto trentaquattro imputati condannati a pene variabili dai cinque ai quarantacinque anni. Amnesty International ha definito ingiuste le condanne, basate su accuse senza fondamento, mentre la Corte d’appello ha deliberatamente ignorato le numerose violazioni al diritto a un giusto processo, evidenziate fin dal primo giorno. Benché tre imputati siano stati assolti e alcuni si siano viste ridurre le pene, mentre ad altri al contrario sono state inasprite, secondo Amnesty “la decisione del tribunale conferma che la partecipazione a un’opposizione pacifica rimane punibile in Tunisia con una pesante pena detentiva”.

Oltre a esponenti politici dell’opposizione, la repressione colpisce la società civile, che è stata una delle realtà più vivaci nella storia della Tunisia. Si ricorderà il sollevamento popolare che, nel gennaio 2011, ha portato alla fuga del dittatore Ben Ali, e il premio Nobel per la pace 2015 attribuito al quartetto per il dialogo nazionale, formato dalla società civile (lo storico sindacato Ugtt, l’associazione degli imprenditori, la Lega per i diritti umani e l’ordine degli avvocati) per il suo ruolo nella difficile transizione alla democrazia. Dieci anni dopo, a partire dalla presa del potere da parte del presidente Saïed nel 2021, la situazione è completamente cambiata, con il graduale svuotamento delle prerogative del parlamento e l’adozione di norme che progressivamente hanno ristretto la libertà d’espressione e di informazione, e hanno ridotto lo spazio di attività delle associazioni della società civile.

Tra l’associazionismo, nelle mire del potere, c’è quello che si occupa dei migranti. La deriva è iniziata con discorsi razzisti da parte del presidente nei confronti dei migranti subsahariani per tentare, come succede in Europa e altrove, di creare un nemico contro cui convogliare l’insoddisfazione per la situazione sociale nel Paese. Dai respingimenti e dallo smantellamento dei campi per rifugiati e richiedenti asilo, si è passati alla criminalizzazione delle associazioni che prestano soccorso e aiuto ai migranti. Decine di esponenti di queste organizzazioni sono stati imprigionati, negli ultimi mesi, accusati non solo di aver favorito l’immigrazione illegale, ma di ordire “complotti” per modificare la composizione demografica del Paese e di essere agenti al servizio dello straniero.

Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole, anche sotto quello tunisino. Questo spiega però il silenzio dell’Europa in materia di migrazioni, poiché il dittatore tunisino si è dimostrato disponibile, malgrado le dichiarazioni contrarie, a fare da cane da guardia alle frontiere verso il Mediterraneo e l’Europa, dopo il memorandum del 2023 tra l’Unione europea e la Tunisia, in cui cuore dell’accordo è la questione migratoria. Da allora, la situazione dei migranti e richiedenti asilo è ulteriormente peggiorata, tanto che il Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani in Tunisia (Crldht) ha appena denunciato alla Corte penale internazionale il trattamento riservato ai migranti in Tunisia, suscettibile di essere considerato come crimine contro l’umanità.

Se la Commissione europea tace, come al suo solito, per non pregiudicare le complicità in materia migratoria (vedi qui), il parlamento europeo, invece, la settimana scorsa ha approvato una risoluzione sullo Stato di diritto e sulle libertà fondamentali, che chiede in particolare la liberazione di Sonia Dahmani, avvocata imprigionata nel maggio 2024, per le sue ripetute prese di posizione contro la politica razzista in Tunisia. Lo stesso giorno, il 27 novembre, Sonia Dahmani è stata posta in libertà vigilata dal ministero della Giustizia. Il presidente si è immediatamente scagliato contro l’intromissione del parlamento europeo, e ha fatto convocare, dal ministero degli Esteri, l’ambasciatrice dell’Olanda per il non rispetto di non meglio precisati “usi diplomatici”. Due giorni prima della risoluzione, era stato convocato l’italiano Giuseppe Perrone, ambasciatore dell’Unione europea a Tunisi, dopo avere incontrato Naoureddine Taboubi, segretario generale del principale sindacato, l’Ugtt. Non solo quindi Kaïs Saïed ha imposto un controllo totale sulla politica e sulla società, ma teme qualsiasi interferenza straniera che possa screditare il suo regime autoritario.

Nella foto: Ayachi Hammami

993
Archiviato inArticoli
TagsKais Saied Luciano Ardesi migranti repressione Tunisia Unione europea

Articolo precedente

Banche, da piazzetta Cuccia a piazza Caltagirone

Articolo successivo

Il futuro bloccato della siderurgia in Italia

Luciano Ardesi

Articoli correlati

Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale

Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose

Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Dello stesso autore

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà

La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità

La nuova “corsa all’Africa”: il corridoio di Lobito

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ritorna il nucleare, con il trucco
Paolo Andruccioli    10 Giugno 2026
Su Milano l’ombra del modello Doha
Paolo Barbieri    9 Giugno 2026
Patrimoniale, perché parlarne?
Rino Genovese    8 Giugno 2026
Ultimi articoli
Analfabetismo emotivo di Stato
Marianna Gatta    12 Giugno 2026
Perù, contesa elettorale all’ultimo voto
Claudio Madricardo    10 Giugno 2026
Legge elettorale: il testo base c’è
Stefania Limiti    9 Giugno 2026
In Armenia vince di nuovo l’Europa
Vittorio Bonanni    9 Giugno 2026
Vivere da sfruttati, morire di caporalato
Guido Ruotolo    8 Giugno 2026
Ultime opinioni
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Diverso parere sull’archiviazione fiorentina
Guido Ruotolo    11 Giugno 2026
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA