• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » La crepuscolare sinistra del fado

La crepuscolare sinistra del fado

20 Maggio 2025 Michele Mezza  956

La sconfitta della sinistra portoghese non può non essere analizzata in un contesto europeo, che vede l’intera esperienza socialdemocratica, cioè la cultura politica più legata al patto sociale del welfare, quello fra capitale e lavoro, naufragare a tutte le latitudini: dalla sazia e soddisfatta Svezia a un Paese latino come il Portogallo, con una sinistra che sembra stia diventando una specie in estinzione. La politica internazionale è pura cronaca. Dinanzi a questa crisi bisogna avere un approccio più complessivo, in cui la nostra filosofia politica deve combinarsi con una robusta riflessione socioeconomica.

I dati della cronaca elettorale portoghese non lasciano spazio a sofismi: in meno di tre anni, quello che era sembrato un trionfo, un caso lusitano nel continente, si è rovesciato nel suo contrario. Lisbona si allinea alle capitali di Paesi sovvertiti da una destra ribellista e rancorosa, che succhia consensi alla base popolare della sinistra e mobilita il centro moderato in una guerra di accaparramento reazionaria. Solo nel 2022 i socialisti, guidati dall’attuale presidente del Consiglio europeo, António Costa, avevano raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, dopo un periodo in cui avevano dato vita – mettendo da parte lunghe polemiche e contrasti che risalivano, in alcuni casi, alla mitica rivoluzione dei garofani del 1975 – a un’intesa con formazioni di una sinistra più radicale, la cosiddetta geringonça (“il marchingegno”), che prevedeva l’appoggio esterno dei comunisti e del Bloco de esquerda, e aveva garantito, fino a un certo punto, una tranquilla navigazione parlamentare. Un’esperienza che veniva indicata come la dimostrazione che “c’è vita su Marte”, che la sinistra europea poteva produrre modelli di governo della modernità, combinando competizione tecnologica e tutele sociali insieme con una visione comunitaria dell’economia. Già allora, però, si segnalava uno spostamento a destra dell’opposizione conservatrice, che cominciava con le sue prove generali di sovranismo.

Ma il miracolo portoghese è venuto omologandosi alla storia di una sinistra mediterranea rissosa e settaria: ognuno ha cercato di prevalere in visibilità e identità, e soprattutto si è allargato il buco nero della rappresentanza sociale. Una larga parte della popolazione, anche proprio per le riforme e lo sviluppo indotti dal governo socialista, cresceva in ambizioni e pretese. Le tutele erano non più conquiste ma attributi amministrativi, mentre si faceva largo quel senso di inquietudine che sta contaminando le fasce popolari in Europa, dove l’angoscia di difendere quello che si ha prevale sulla rabbia per conquistare spazi di democrazia e diritti. Il nemico diventa chi si ha alle spalle e non chi ci sta sulla testa.

Lungo questo piano inclinato di un sovversivismo dei ceti medi, alimentato da accorte campagne di contatti digitali estremamente capillari, si è rotto lo specchio del “socialismo del fado”, come si chiamava l’esperimento di Costa. I voti popolari sono rifluiti verso la nuova destra sovranista Chega, che ha cominciato a tallonare, con oltre il 22% dei voti, il partito di centrodestra, arrivato a superare il 32%. Mentre le aree professionali e produttive si rifugiavano in un individualistico disinteresse. Come al solito, governando saggiamente si perdevano i consensi tradizionali e non si guadagnavano quelli moderati. Una “sindrome cilena”, che oggi si delinea alla luce della “talpa digitale”, che scavando nelle relazioni sociali ed economiche ha riclassificato comportamenti e linguaggi, lasciandoli orfani di ogni rappresentatività politica.

Si logora così l’ombrello socialdemocratico che, in tutta Europa, diventa il retaggio di un ormai melanconico passato. L’esperienza nordeuropea è sostituita da formazioni di nazionalismo economico. Francia e Italia, con intensità diversa, hanno chiaramente alle spalle la fase espansiva e sono o risicate testimonianze georeferenziate nei centri storici di alcune grandi città, oppure, come nel nostro Paese, eredità in logoramento di grandi dotazioni elettorali del passato. A Londra e a Madrid tengono banco due modelli diversi, ma segnati da un destino comune: assediati dal mondo, sono spinti a omologarsi sui temi della tutela degli autoctoni, oppure a fare occasionali incursioni nel campo dei diritti per segnare una differenza sempre più precaria.

Allora la lezione portoghese, per il suo repentino passaggio dalla vittoria alla sconfitta, deve essere il pretesto per aprire una riflessione. La domanda è: in una società computazionale, dove i modelli produttivi e le relazioni sociali atomizzano e separano i diritti dal potere, e dove il lavoro è sempre più gregario rispetto alla professionalità, la sinistra chi rappresenta? E ancora: la sinistra si propone come alternativa alla gestione amministrativa del governo – per fare che cosa?

Sono queste le domande che attraversano i diversi scacchieri elettorali e politici. Domande che interrogano figure sociali e interessi economici distinti e distanti dalla tradizione del secolo scorso: lavoro e intellettuali sono ormai funzionari dell’algoritmo, direbbe Umberto Galimberti. Ed è questo il punto alto dello scontro che dobbiamo aggredire, esattamente come scriveva un impaziente filosofo tedesco, nel 1847, in un saggio intitolato Miseria della filosofia: “La macchina esercita tale influenza nella divisione del lavoro, che quando nella fabbricazione di un prodotto qualsiasi si è trovato il mezzo di produrre a macchina qualche parte di esso, la sua fabbricazione si divide immediatamente in due gestioni indipendenti l’una dall’altra”. Indipendenti ma, dopo quasi due secoli, dovremmo avere capito che ciò avviene con una gerarchia di comando che vede il sapere prevalere sul lavoro vivo, e nel sapere la proprietà contrapporsi alla cooperazione del general intellect.

È in questo gorgo, che oggi chiamiamo automazione psicosensoriale mediante intelligenze artificiali, che dovremmo riformulare l’idea di una sinistra che congiunga radicalmente consenso popolare, per un cambiamento visibile, con opinioni e competenze professionali per una competizione globale. Con il vantaggio che davvero non abbiamo proprio nulla da perdere se non una mediocre nomenclatura di partito.

978
Archiviato inEditoriale
TagsMichele Mezza Portogallo sconfitta sinistra portoghese

Articolo precedente

Referendum, chiarimenti per gli indecisi

Articolo successivo

In Europa ancora protagonista l’estrema destra

Michele Mezza

Articoli correlati

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Un baratro culturale
Stefania Tirini    19 Gennaio 2026
Imperterriti i fascisti grigi
Agostino Petrillo    15 Gennaio 2026
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, l’attesa e la morte
Guido Ruotolo    23 Gennaio 2026
Primavere sì, ma non chiamatele arabe
Luciano Ardesi    20 Gennaio 2026
A Gaza il dispotismo di Trump
Eliana Riva    19 Gennaio 2026
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità
Agostino Petrillo    22 Gennaio 2026
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA