• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Il boom del commercio di armi in Europa

Il boom del commercio di armi in Europa

13 Marzo 2025 Marianna Gatta  1507

Negli ultimi anni, il commercio internazionale di armi ha subito una significativa impennata, alimentata principalmente dai conflitti regionali, dalle tensioni geopolitiche e da un crescente clima di incertezza. Il recente report dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), pubblicato il 10 marzo 2025, offre un quadro dettagliato di come stia crescendo il commercio di armamenti, fornendo benefici economici a un ristretto numero di Paesi esportatori e alimentando gli attriti. Il commercio di armi, a livello internazionale, non ha avuto variazioni consistenti. A fronte di un’espansione nel vecchio continente, infatti, i volumi complessivi di trasferimenti di armamenti sono rimasti stabili, compensati dai cali in altre regioni, tra cui il continente africano​. 

Tra il 2020 e il 2024, l’Ucraina è diventata il più grande importatore di armi al mondo, con un aumento delle importazioni di quasi cento volte rispetto al periodo 2015-2019. In particolare, il Paese è destinatario di circa il 45% delle forniture di armi statunitensi, diventando anche un fulcro strategico per il riarmo dell’Unione. È chiaramente il risultato dell’invasione russa che si riflette anche nell’incremento complessivo delle importazioni di armi in Europa, cresciute del 155% dal 2022. Da allora, infatti, alcuni Paesi europei hanno avviato piani di rafforzamento delle proprie capacità difensive: esempio evidente ne è la Polonia, che ha visto crescere le sue importazioni del 508% tra il 2015-2019 e il 2020-2024​.

“Con una Russia sempre più bellicosa e le relazioni transatlantiche sotto pressione durante la prima presidenza Trump, gli Stati europei della Nato hanno intrapreso passi per ridurre la loro dipendenza dalle importazioni di armi e rafforzare l’industria bellica europea”, ha detto Pieter Wezeman, ricercatore senior del Programma trasferimenti di armi del Sipri. “Ma la relazione di approvvigionamento transatlantica ha radici profonde. Le importazioni dagli Stati Uniti sono comunque aumentate e gli Stati europei della Nato hanno ancora quasi cinquecento aerei da combattimento, e molte altre armi in attesa di consegna dagli Stati Uniti”. Proprio questi si confermano come il principale esportatore di armi, con una quota del 43% del mercato globale tra il 2020 e il 2024, un aumento considerevole rispetto al 35% registrato nel quinquennio precedente. Le esportazioni sono state fortemente orientate verso l’Europa, che ha rappresentato il 35% delle esportazioni di armi statunitensi, superando, per la prima volta in due decenni, il Medio Oriente. 

La Francia è diventata il secondo più grande fornitore di armi al mondo, nel 2020-2024, commerciando con sessantacinque Stati. Le esportazioni di armi pesanti francesi verso altri Stati europei sono quasi triplicate tra il 2015-2019 e il 2020-2024 (+187%). Questo è dovuto principalmente alla consegna di aerei da combattimento alla Grecia e alla Croazia, e alle forniture di armi all’Ucraina. Al contrario, la Russia ha visto crollare le proprie esportazioni di armi del 64%, passando dal secondo al terzo posto tra i maggiori esportatori globali. Il conflitto in Ucraina ha senza dubbio contribuito, poiché Mosca ha dovuto reindirizzare la produzione di armamenti verso il fronte interno e affrontare le sanzioni economiche imposte dai Paesi occidentali. Inoltre, due dei suoi maggiori partner commerciali, India e Cina, hanno progressivamente ridotto la loro dipendenza dalle armi russe, potenziando le proprie industrie belliche interne​.

L’Italia è emersa come uno dei Paesi con il maggior incremento nelle esportazioni di armi, salendo dal decimo al sesto posto nella classifica globale, con una crescita del 138% rispetto al periodo 2015-2019. Il nostro Paese è stato in grado di capitalizzare la domanda crescente di armamenti – e la conseguente crescita di conflitti e vittime – in regioni strategiche come il Medio Oriente, che ha visto diminuire le forniture da Paesi come la Russia​. I principali destinatari delle esportazioni italiane sono il Qatar (28%), l’Egitto (18%) e il Kuwait (18%)​. Per quanto riguarda Israele, invece, nonostante il genocidio a Gaza e le operazioni in Libano e in Siria, il report del Sipri evidenzia come le importazioni di armi siano rimaste stabili tra il 2015-2019 e il 2020-2024, con una variazione del -2,3%. Israele si è classificato al 15° posto tra i maggiori importatori di armi a livello mondiale nel periodo 2020–2024, in lieve calo rispetto alla 14ª posizione del quinquennio precedente. Gli Stati Uniti hanno fornito il 66% delle armi, con una maggioranza di aerei da combattimento, veicoli corazzati e bombe guidate, seguiti dalla Germania, con il 33%, con fregate e siluri e – appunto – dall’Italia, al terzo posto nel sostenere l’impegno militare di Israele.

In questo contesto, in cui dall’Unione si richiede uno sforzo nella difesa, con il programma da ottocento miliardi di ReArm Europe, presentato da von Der Leyen, si inserisce la proposta di legge di Fratelli d’Italia che mira a facilitare la costruzione di nuove infrastrutture militari, tra cui le caserme e i poligoni di addestramento, riducendo i vincoli ambientali. La legge prevede che, nelle aree individuate per la costruzione di basi militari, non si applichino i vincoli ambientali senza il consenso dello stato maggiore della Difesa. In sostanza, il controllo su salute e ambiente sarebbe affidato direttamente alle autorità militari, senza l’intervento delle autorità civili locali.

Il report del Sipri mette in evidenza una preoccupante tendenza globale. La percezione di insicurezza, dovuta alla guerra, crea una situazione in cui armarsi sembra l’unica via d’uscita e, per farlo, si ricorre a qualsiasi mezzo. Il riarmo, sebbene sia giustificato dalle pressioni geopolitiche, rischia di sottrarre risorse vitali e distogliere l’attenzione da questioni che minacciano la sopravvivenza stessa dell’umanità. L’altra emergenza, innegabilmente globale e urgente, è infatti quella climatica. Gli ingenti investimenti nel settore bellico influiscono negativamente, com’è ovvio, sugli effetti attuali e futuri delle emissioni sul pianeta.

1.568
Archiviato inArticoli Dossier Ucraina
Tagsarmi Europa esportazione armi guerra Marianna Gatta report Sipri

Articolo precedente

Soldi europei per armi americane?

Articolo successivo

Elly e l’Europa della guerra

Marianna Gatta

Articoli correlati

Porto di Fiumicino, prima vittoria

Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia

Il tribunale di Peter Thiel

Le nozze con i fichi secchi, ovvero la guerra senza i soldi

Dello stesso autore

Porto di Fiumicino, prima vittoria

Il tribunale di Peter Thiel

Contro il regime talebano

Analfabetismo emotivo di Stato

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Cosa si sa delle università telematiche
Paolo Barbieri    21 Luglio 2026
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA