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Percorsi di studio per guerrafondai

Leonardo Spa e la scuola pubblica: un rapporto di Bds Roma

30 Luglio 2026 Marianna Gatta  1179

In un’epoca in cui la retorica della guerra è tornata a occupare il dibattito pubblico, e in cui gli ex generali si trasformano in figure centrali dell’arena politica, mentre l’Italia si consolida come il sesto esportatore mondiale di armamenti, la progressiva penetrazione dei colossi dell’industria bellica nelle istituzioni della società civile non è più un fenomeno marginale. A subire questa trasformazione, prima fra tutte, è la scuola pubblica, luogo primario di formazione dell’individuo, oggi però sempre più invaso da logiche commerciali.

Orientamento, cybersecurity, percorsi Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics) e alternanza scuola-lavoro: Leonardo Spa, il principale colosso italiano dell’aerospazio, della difesa, della sicurezza, ha costruito una presenza pervasiva all’interno degli istituti scolastici. A svelare la reale portata di questo intreccio è un recente e dettagliato rapporto pubblicato da Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) di Roma, firmato dal ricercatore Gianluca Coelli. La ricerca – attraverso l’impiego della metodologia Systematic Web Document Analysis, applicata ai canali istituzionali – ha analizzato l’intera realtà dei 125 istituti secondari statali e le decine di centri di formazione professionale del Comune di Roma. I dati emersi tracciano una mappatura delle diciannove scuole superiori statali che hanno collaborazioni documentate e strutturate con Leonardo. Queste relazioni spaziano dai percorsi formativi condivisi, come il progetto “In volo con Leonardo”, a moduli di approfondimento dedicati all’intelligenza artificiale, alla sicurezza informatica e alle scienze applicate. Se, da un lato, le tematiche rispondono a un’oggettiva esigenza di aggiornamento tecnologico, in special modo per gli istituti tecnici e professionali, dall’altro, finiscono per veicolare, in maniera strisciante, un modello culturale volto ad assuefare le nuove generazioni alla presenza dell’industria militare, costruendo un consenso passivo attorno all’eventualità dei conflitti.

L’ingerenza nei percorsi di studio raggiunge il suo apice con esperienze ormai istituzionalizzate di licei compartecipati dall’azienda. Emblematico è il caso dell’istituto Carlo Matteucci di Roma, che, dal 2022, ospita la sperimentazione del Liceo digitale, co-progettato direttamente con Leonardo e Fondazione Leonardo Ets (che sta per “Ente del terzo settore”). In questo contesto, il confine tra istruzione pubblica e indirizzo aziendale sfuma quasi del tutto: durante l’intero quinquennio, esperti del gruppo industriale affiancano i docenti ordinari in aula, insegnando machine learning, robotica, programmazione in Python e AI, per poi instradare gli studenti verso stage direttamente nelle sedi dell’azienda.

L’impronta di Leonardo si estende, inoltre, alla formazione professionale di base: grazie a un accordo siglato con Roma Capitale, è stato avviato un corso triennale gratuito, presso il Centro metropolitano di formazione professionale di Acilia, per “operatore informatico in ambiente cybersecurity”, rivolto a ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni. E l’ecosistema educativo, costruito attorno al marchio, si spinge persino nella didattica tradizionale. In partnership con il gruppo Mondadori, la Fondazione Leonardo ha infatti distribuito il progetto “A scuola di Stem”, un pacchetto di sessanta video-lezioni gratuite fruibili nelle classi di tutto il Paese. Presentarsi al mondo studentesco sotto la veste rassicurante dell’innovazione tecnologica, e del progresso scientifico, consente a Leonardo di operare ciò che il dossier di Bds Roma definisce senza mezzi termini una classica operazione di “social e peace washing”. La narrazione di una “tecnologia al servizio del futuro” mira a dissolvere, nell’immaginario collettivo, la reale natura dell’azienda, dissociandone il brand dalle drammatiche conseguenze umane che i suoi sistemi d’arma generano negli scenari di guerra.

Leonardo non è un attore neutrale. Il report richiama dettagliatamente la continuità dei rapporti commerciali e strategici dell’azienda con l’apparato militare israeliano, culminati nel contratto da 15,4 milioni di dollari, siglato nel dicembre 2023, per la fornitura di rimorchi pesanti destinati ai carri armati. Un accordo che si somma alle precedenti forniture di cannoni navali Oto Melara 76/62, agli elicotteri AW119Kx Koala, e ai trenta velivoli addestratori Aermacchi M-346. A complicare il quadro, interviene la governance delle infrastrutture immateriali dello Stato. Partecipata al 30% dal ministero dell’Economia, Leonardo è tra i soggetti centrali del raggruppamento che gestisce il Polo strategico nazionale, il cloud destinato a proteggere e conservare i dati della pubblica amministrazione. Sebbene non sussista un accesso diretto ai dati degli studenti, da parte del personale aziendale, diverse analisi di cybersecurity evidenziano i rischi sistemici legati al fatto che il soggetto chiamato a progettare, aggiornare e manutenere l’infrastruttura software di sicurezza sia, al contempo, un gigante della produzione bellica globale.

Di fronte a questa deriva, il dossier si conclude fornendo un vero e proprio kit di mobilitazione territoriale per insegnanti, studenti e famiglie. Si invitano i collegi docenti a deliberare l’inserimento di clausole etiche nei programmi di alternanza scuola-lavoro, e a istituire commissioni di valutazione preventiva prima di sottoscrivere convenzioni esterne. Parallelamente, si sollecitano la popolazione studentesca e i genitori ad avvalersi degli strumenti della democrazia scolastica, come mozioni nei consigli di istituto, richieste di accesso agli atti e assemblee d’istituto, per riaffermare la trasparenza e la neutralità etica della scuola. Il lavoro condotto a Roma si inserisce in una rete di resistenza più ampia, che vede da anni in prima linea l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Questa realtà nazionale monitora l’infiltrazione dei linguaggi e delle logiche della sicurezza tra i più giovani: dalle visite guidate nelle caserme alla presenza di minorenni nelle parate ufficiali, fino a eventi di piazza, come il recente Giocampus di Parma, in cui centinaia di bambini vengono invitati a familiarizzare con i mezzi delle forze dell’ordine e a simulare interventi operativi.

L’indagine di Bds, e l’azione dell’Osservatorio contro la militarizzazione, impongono una riflessione profonda sul senso e sul destino della formazione pubblica. Se la missione primaria dell’istituzione scolastica consiste nel conferimento di strumenti critici, nella promozione dei valori costituzionali di pace e nell’autonoma crescita dell’individuo, la progressiva subordinazione agli interessi dei grandi gruppi privati rischia di snaturarne la funzione fondamentale. La scuola viene gradualmente convertita in una fornace del cosiddetto capitale umano, un luogo in cui il valore della persona e della conoscenza è calcolato unicamente in ragione della sua immediata spendibilità sul mercato, o magari della sua aderenza alle esigenze dell’economia di guerra. Il grande interrogativo riguarda il senso stesso dello Stato e della sua Costituzione, che all’art.11 ripudia la guerra, ma ha poi una partecipazione al 30% in un’azienda come Leonardo, che si occupa di componenti bellici con profitti a dieci cifre, e che entra direttamente nelle aule per definire come e che cosa debbano imparare i tecnici e gli scienziati di domani.

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