• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Iran tra equilibri internazionali e sollevazione popolare

Iran tra equilibri internazionali e sollevazione popolare

14 Ottobre 2022 Riccardo Cristiano  972

Che cosa succede a Teheran? Per tentare di rispondere a questa difficilissima domanda, non si può che partire da quanto è accaduto a Beirut, prima linea di tanti conflitti mediorientali, soprattutto di quello definito tra sunniti e sciiti, e in realtà tra iraniani e sauditi. Due opposte visioni egemoniche, che coinvolgono alleanze e scontri. Beirut, sotto il controllo di Hezbollah e degli alleati dell’Iran, ha trovato un accordo con Israele sullo sfruttamento dei giacimenti mediterranei di idrocarburi che riguardano entrambi i Paesi. Un confine terrestre riconosciuto tra i due Stati non appare pensabile da decenni, ma c’è ora quello marittimo. I lavori per sfruttare le grandi ricchezze recentemente scoperte possono cominciare. E Hezbollah, spina nel fianco di Israele in nome e per conto dell’Iran, è d’accordo. Basta provocazioni, ora si evitano attriti di terra per dare serenità alle trivellazioni bilaterali nel mare.

Per qualcuno è l’inizio di una libanesizzazione di Hezbollah. Il Libano è un Paese con l’acqua alla gola: si diffonde il colera, si muore di fame, nessuno sa più come vivere. Poteva quindi permettersi di non firmare un accordo che dà una prospettiva agognata da tutti, avere qualcosa da mangiare almeno una volta al giorno? Siccome però è difficile pensare che Hezbollah abbia detto di sì solo per questo, e non anche perché Teheran ha approvato la scelta, occorre capire i motivi del sì. Teheran non rinuncia alla sua propaganda, è normale; e annuncia al morente Libano il generoso invio di un dono in greggio. Il Paese è alla paralisi. Dunque una scelta di “amicizia” solidale. Tempistica interessante, ma fa capire che c’è dell’altro, ovviamente.

Hezbollah infatti si mobilita per dimostrare che i giovani sciiti libanesi sono con gli ayatollah – e cioè contro la piazza, il movimento, la protesta. Anche qui si tratta di propaganda, del tutto comprensibile. Il punto è allora nella forza della sollevazione popolare, se si deve mettere in scena tutta questa solidarietà, non proprio spontanea per chi sta affogando tra i debiti. Poteva Teheran continuare a svenarsi per Hezbollah, mentre l’intero Paese denuncia repressione e malgoverno, imponendo un rifiuto a un accordo che avrebbe alimentato la rabbia in Libano come in Iran? Sembra di no. Le ragazze di Teheran dunque cambiano il mondo, le priorità. Il regime iraniano, oltre a dimostrarsi preoccupato, si dimostra interessato. Dopo il voto americano di novembre, ormai imminente, cosa sarà di quell’accordo sul nucleare che comporterebbe la rimozione di molte sanzioni all’Iran? Se arrivasse, non sarebbe importante per un regime che ha urgente bisogno di spendere, e molto, per acquietare una piazza furiosa? Probabile.

Qui il pragmatismo entra in conflitto con la mancanza di pragmatismo dell’ideologia ufficiale del regime, che si fonda su tre slogan: morte agli Stati Uniti! Morte a Israele! Velo! Come tenere insieme una svolta pragmatica e un’ideologia teocratico-rivoluzionaria? I punti del ragionamento appaiono due: il clero khomeinista e i pasdaran. Eterni alleati di una strategia fondata da Khomeini, i pasdaran si dividono tra chi reprime in patria, chi gestisce l’apparato militare-industriale nazionale e quanti all’estero esportano la rivoluzione. Che Hezbollah abbia manifestato, in queste ore – inneggiando a Khomeini e al defunto capo dei pasdaran esportatori della rivoluzione, Soleimani –, è ulteriore prova di un legame indissolubile.

Tra i punti in discussione, nel trattato sul nucleare, ci sarebbe per Teheran anche quello delle sanzioni contro le aziende dei pasdaran, inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche. Qui c’è un nodo evidente. Chi parla di una possibile svolta “nazionalista e militarista”, magari dopo la scomparsa di Khamenei, vede profilarsi il sopravvento dei pasdaran sul clero, al fine di controllare con mano nazionalista il Paese e forse con un minore rigore religioso. Ma le due cose, repressione e rivoluzione islamista, non sono forse in simbiosi?

Difficile muoversi tra queste incognite e tra i possibili mutamenti; certo, la società iraniana sta vivendo un ritorno del proprio protagonismo, anche quello di una nuova borghesia urbana e di una nuova classe imprenditoriale. Il movimento sta cambiando tutto. La repressione non esaurisce la storia, sebbene la sua forza possa prevalere ancora. Tornare ai punti fermi del khomeinismo appare una prospettiva possibile ma senza visione, perché i ceti più poveri, la borghesia urbana più o meno impoverita, i giovani, sono insieme dall’altra parte. Occorre tenerne conto, la storia è maestra, anche se non si ripete.      

981
Archiviato inEditoriale
Tagsaccordo Libano Israele confini marittimi Hezbollah Iran Israele Libano lotte per la libertà nucleare Riccardo Cristiano sanzioni sciismo

Articolo precedente

La Germania e il debito comune europeo

Articolo successivo

Senato, la prima prova del “destra-centro”

Riccardo Cristiano

Seguimi

Articoli correlati

Giordania, un Paese e le sue contraddizioni

Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare

Guerre parallele

In Libano nessuna tregua

Dello stesso autore

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Becciu, processo al clericalismo

Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

Bergoglio papa della “rivoluzione pluralista”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare
Giorgio Graffi    27 Aprile 2026
Ultimi articoli
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Guido Ruotolo    30 Aprile 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA