• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » La Germania e il debito comune europeo

La Germania e il debito comune europeo

Si profila una soluzione di compromesso su un meccanismo di controllo del prezzo del gas

13 Ottobre 2022 Agostino Petrillo  1206

Di un fondo anticrisi finanziato con debito comune europeo, per fare fronte a determinate emergenze, si parla da molti anni. Già a marzo, in un vertice a Versailles subito dopo lo scoppio della guerra, se n’era nuovamente discusso, ma poi si era rinunciato ad attivarlo per la risoluta opposizione di Germania e Olanda. Christian Lindner, ministro delle Finanze tedesco, aveva sostenuto, senza mezzi termini, che il sostegno all’Ucraina “è indipendente da un dibattito sugli strumenti di finanziamento”, e che “la responsabilità congiunta attraverso l’emissione di obbligazioni comuni non è al momento all’ordine del giorno”.

Il debito comune europeo è da sempre una questione spinosa, dato che si tratta in pratica di trasferire debiti contratti dai singoli Stati sulle spalle dei contribuenti di altri Paesi. Non a caso, lo schieramento dei “Paesi frugali” è sempre stato contrario. Angela Merkel, a suo tempo, era estremamente scettica al riguardo, e aveva sostenuto che non sarebbe mai arrivata a vederlo realizzato, anche se poi è stato proprio su suo impulso che sono stati stanziati dalla Unione europea circa 750 miliardi di euro, tra trasferimenti e prestiti, per la pandemia. Certo, si è trattato in quel caso di una misura eccezionale e temporanea, di una una tantum, ben lontana dall’istituzione di un fondo stabile e regolarmente alimentato. La questione si è riproposta ora con la crisi energetica, frangente in cui i Paesi membri si sono ancora una volta mostrati su posizioni diverse.

In particolare, ad agitare le acque a Bruxelles è stata la decisione della Germania di stanziare 200 miliardi di euro per difendere consumatori e aziende dai rincari di gas ed energia elettrica. La decisione tedesca ha allarmato gli altri Paesi dell’Unione, dato che – dotati come sono di minori risorse fiscali da impiegare al medesimo scopo – temono che la loro industria possa patire la concorrenza di quella tedesca ampiamente protetta e foraggiata. La stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che la mossa tedesca di approntare un Abwehrschirm, un parapioggia economico anticrisi nazionale, rischia di avere come sua conseguenza una frammentazione del mercato comune, introducendo preoccupanti linee di frattura. Così, nei giorni scorsi, alcune sortite pubbliche di Paolo Gentiloni e di Thierry Breton hanno rilanciato il dibattito sulla questione del debito comune. Questo il contesto in cui si è tenuto un vertice informale dei Ventisette a Praga, in cui si è discusso della possibile attivazione del fondo.

Olaf Scholz, che inizialmente si era mostrato recisamente contrario, pare abbia fatto trapelare ora una certa disponibilità a ripensare la posizione tedesca, almeno secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, anche se il suo intervento piuttosto sibillino è stato diversamente interpretato. In un succedersi di indiscrezioni e di smentite l’agenzia Reuters ha letto, invece, le dichiarazioni del cancelliere come una sostanziale conferma della posizione tedesca di procedere per una propria via, coerentemente con quanto avevamo già intravisto in un articolo precedente (vedi qui). Mentre la discussione continua, e Italia e Francia premono su Scholz, si profila una soluzione di compromesso: considerando che i fondi del Recovery Plan in gran parte non sono ancora stati utilizzati, il metodo che potrebbe essere eventualmente impiegato è quello di fornire garanzie agli Stati membri, in modo da dare possibilità di manovra ai singoli Paesi senza pesare sul debito nazionale, in maniera analoga a quanto è avvenuto durante la pandemia. A partire da oggi, inizieranno comunque incontri tra i ministri dell’Energia per l’attivazione di una piattaforma di acquisto comune del gas e per l’introduzione di un meccanismo di controllo del prezzo. In ogni caso, risposte certe non si avranno probabilmente prima di fine ottobre.

Se il dibattito internazionale è acceso, lo è anche quello interno tedesco: la coalizione “semaforo” è scossa da continue polemiche riguardo il modo in cui la Germania potrà superare il “terribile inverno” che si prospetta. Il governo ha parlato di un “compito gigantesco” che lo attende e – in attesa che venga definito meglio il programma di intervento da duecento miliardi nel triennio 2022-2024, di cui quasi cento dovrebbero essere spesi nel primo anno – il ministro dell’Ambiente, Robert Habeck, ha rivolto un accorato appello ai tedeschi perché contribuiscano riducendo il più possibile i consumi. Ma anche riguardo alla possibilità della creazione di un fondo comune europeo, per superare la crisi, le posizioni non sono state univoche: se i liberali si sono allineati a Scholz, ribadendo la loro contrarietà e mettendo l’accento sulla spesa fuori controllo, tra le fila dei verdi e nella stessa Spd non sono mancate voci in senso opposto. E le posizioni divergono anche su altre scelte importanti: nelle scorse settimane, la proposta dei liberali di riattivare alcune centrali nucleari ha suscitato la reazione indignata dei verdi, mentre continua a circolare nell’opinione pubblica l’ipotesi della possibile apertura del gasdotto Nord Stream 2, pronto per l’uso e mai utilizzato, su cui Putin ha rilanciato qualche giorno fa. Alcune forze politiche – come la iperconservatrice e nazionalista AfD – ne hanno fatto una sorta di cavallo di battaglia, e sono state premiate dall’elettorato nell’ultima tornata di elezioni regionali in Bassa Sassonia, raddoppiando i loro consensi, passati dal 6 all’ 11%. Un panorama interno, quindi, tutt’altro che pacificato, in cui malignamente la “Frankfurter Allgemeine”, qualche giorno fa, faceva notare che sulla crisi energetica si potrebbe giocare a breve lo stesso futuro della coalizione di governo.

Per questo insieme di motivi, la questione della creazione di un debito comune europeo sulla crisi energetica si pone come questione eminentemente politica, oltre che economica, dato che disegna una partita estremamente complessa, in cui in gioco non sono solo le relazioni tra i singoli Paesi e gli equilibri interni, ma il destino complessivo della stessa Unione, che dovrebbe sforzarsi di pensarsi finalmente, e una volta per tutte, in termini che vadano oltre le anguste prospettive liberiste.

1.220
Archiviato inArticoli
TagsAgostino Petrillo debito comune europeo gas Germania Olaf Scholz prezzo del gas Unione europea

Articolo precedente

La riscoperta dell’America

Articolo successivo

Iran tra equilibri internazionali e sollevazione popolare

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

La grande paura: gli espropri a Berlino

Dello stesso autore

Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente

La Spagna verso le elezioni anticipate

Per chi suona la campana a Madrid

La grande paura: gli espropri a Berlino

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA