• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » L’Argentina sfiora la tragedia

L’Argentina sfiora la tragedia

5 Settembre 2022 Livio Zanotti  1011

Tutto diventa possibile quando il parossismo s’impadronisce della politica, facendole perdere il senso del limite. Non c’è più necessariamente bisogno di una volontà preordinata per scivolare in un attimo dall’insulto al sangue, dal dramma alla tragedia. L’impulso collettivo può armare la singola follia omicida in un continuum di cui nessuno avverte il precipitare nell’irrimediabile, l’incendio impossibile da domare. Da Sarajevo a Dallas e alla santa romana piazza San Pietro (per restare all’epoca nostra, ma tralasciando il terrorismo come strategia e, visto che siamo in Argentina, come guerra a bassa intensità di gruppi armati e dello Stato), l’attentato personale è l’arma occulta della congiura che si fonde con la fede palingenetica trasformata in nichilismo: da qualsiasi parte provenga riassume l’imperativo aristocratico e nullista del “deve essere come deve essere o cesserà di essere”.

Nelle ore immediatamente seguenti all’attentato contro la vicepresidente argentina Cristina Kirchner, il buio metaforico che avvolge la vicenda è ancora più denso di quello della notte d’inverno australe che avvolge Buenos Aires e il Paese. Né stupirebbe che neppure il tempo riesca comunque a dissiparlo. Non sarebbe la prima volta. Si stenta a credere che la Bersa 380 semiautomatica, giunta a pochi centimetri dalla tempia della controversa leader peronista, non abbia sparato solo per una dimenticanza dell’attentatore, che non aveva messo il proiettile in canna. E il cui identikit, per molti aspetti (l’incerta stabilità psichica, i precedenti specifici), richiama quelli di altri protagonisti di attentati politici tristemente famosi. Il brasiliano Fernando André Sabag Montiel, 35 anni, non risulta essere un militante politico, nessuno lo riconosce. Non appare una famiglia alle spalle. Un mancato assassino arrivato, non si sa da dove, a minacciare una guerra civile.

Ma che – oltre ogni intenzione – potrebbe invece decisamente contribuire a evitarla. La storia sbroglia talvolta nei modi meno prevedibili i suoi grovigli. E le masse di popolo che in quasi tutto il Paese stanno mobilitandosi nelle strade per solidarizzare con Cristina e respingere le presunte forze occulte dietro l’attentato, inducono (dovrebbero indurre) tutte le parti alla più attenta e cauta riflessione. Il pericolo è tutt’altro che passato. La scossa emotiva prodotta dall’attentato offre, anzi impone una tregua. La scintilla delle ultime tensioni sono stati i dodici anni di carcere richiesti dal Pm, che accusa Cristina di arricchimento illecito, dopo che il tribunale aveva negato alla vicepresidente il ricorso a un ampliamento della sua autodifesa. La discrezionalità era stata vista come un’ulteriore violazione dei diritti dell’imputata. E i suoi più ardenti partigiani avevano cominciato a stazionare giorno e notte attorno alla sua abitazione privata, come tangibile segno di protezione popolare.

La competizione, per chi dovesse mantenere l’ordine nell’elegante zona urbana, tra la polizia di Buenos Aires (governata dall’opposizione, che sul piano nazionale si richiama all’ex presidente Mauricio Macri) e quella federale (agli ordini del governo peronista), aveva aggiunto altra intemperanza al clima già ardente. In quella folla da stadio, tra i clacson di sostegno a Cristina di molte auto di passaggio, le grida ostili di alcuni vicini, la ressa di giornalisti, fotografi e curiosi si è infilato senza la minima difficoltà l’attentatore. Decine di telefoni cellulari ne hanno filmato l’improvviso levarsi della canna che quasi giunge a toccare la tempia della vicepresidente. Il vorticare nell’etere di quelle immagini, rimbalzate da un capo all’altro del Paese e del mondo, hanno sconvolto l’agitato clima politico argentino e aggiunto ovunque un’inquietudine non minore.

Il ripudio del gesto di Fernando André Sabag Montiel è sostanzialmente unanime, né poteva essere altrimenti. Quanto meno nell’emozione del momento. Governi, personalità di ogni Paese, singoli cittadini, sindacati, organizzazioni varie fanno giungere senza pause alla Casa Rosada messaggi di conforto, di solidarietà, inviti alla pacificazione degli animi. Specialmente intensi dal Brasile, chiamato direttamente in causa dalla nazionalità dell’attentatore. Insomma, un’invocazione alla ragionevolezza che deve presiedere il governo degli uomini e delle donne, dell’intera umanità. Anche dal Vaticano sono partite parole di auspicio alla pace e alla serenità, ovvie epperò non prive di valore anche politico. Le tensioni restano al massimo, ma il richiamo alla responsabilità prevale. Tanto dal punto di vista politico, quanto nella prassi giudiziaria (ricordiamo l’incrocio continuo dei contrasti sociali con le vicende giudiziarie personali ma inevitabilmente anche politiche di Cristina), i tempi disponibili, sebbene stretti, permettono ancora un rigoroso recupero dei diritti di ciascuna delle parti in causa, dai leader ai cittadini tutti.

1.027
Archiviato inAmerica latina Dossier Editoriale
TagsArgentina attentato Cristina Kirchner Fernando André Sabag Montiel Livio Zanotti

Articolo precedente

Guerra ed elezioni nel “dark web”: una lezione dalla Svizzera

Articolo successivo

Nella guerra del gas vietato tassare gli extraprofitti

Livio Zanotti

Articoli correlati

Argentina, miseria senza fine

“Don’t cry for me Argentina”

Milei ancora giù nei sondaggi

A Buenos Aires battuto Milei

Dello stesso autore

Lula sostituisce il comandante generale dell’esercito

Brasile, Bolsonaro ormai senza chance

Sudamerica, un subcontinente sotto pregiudizio

In Brasile vince la democrazia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA