Sergio Mattarella sarà capo dello Stato per altri sette anni. Siamo contenti, ma nello stesso tempo senza parole, angosciati. Così va il mondo in tempi di pandemia. Oggi brindiamo a Mattarella, ma si celebra in realtà l’eclissi della politica e la crisi delle coalizioni. Abbiamo a disposizione solo un anno di tempo, prima del voto per il rinnovo del parlamento, per aprire il cantiere della rifondazione della politica, delle istituzioni e delle alleanze. 

Si sente forte una spinta verso il proporzionale. Troppi orfani, troppe divisioni tagliano gli schieramenti e le stesse forze politiche. Il maggioritario scricchiola. Con il taglio secco dei seggi parlamentari, urge una riforma elettorale. In una settimana sono state bruciate tutte le “risorse” dello Stato. Certo, dobbiamo ringraziare la gestione della crisi dell’“apprendista stregone” Matteo Salvini, in evidente competizione con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, e dell’“avvocato di provincia” Giuseppe Conte, se il cortocircuito che si è creato ha bruciato tutte le opzioni di candidature possibili. 

Mai visti i candidati istituzionali mandati al macello dall’irritualità delle candidature non concordate. Mai visti i “tradimenti” dei convitati al tavolo della trattativa che, usciti dal vertice, parlano e danno per fatta la candidatura di una donna al Quirinale.

L’avevamo già segnalata la crisi dei 5 Stelle. Conte si è mosso in questi giorni come il “traditore” dell’alleanza promessa al Pd. La crisi del Quirinale ha segnalato la diarchia nel movimento fondato da Beppe Grillo. Conte ha cercato di compattare il suo esercito in disfatta di senatori e deputati. Luigi Di Maio ha sempre di più preso le distanze (con l’avallo di Grillo) dalla gestione contiana del partito. Per esempio, sponsorizzando la candidatura del premier Draghi al Quirinale.

La crisi dei 5 Stelle impatta subito sul governo e sull’alleanza con il Pd. Sicuramente il suo venir meno, la sua inaffidabilità, impone al partito di Enrico Letta e a Leu di ripensare una politica di alleanze. La gamba destra della coalizione non c’è più. O meglio, non è sicuro che ci sarà, a meno che l’implosione degli ex grillini non provochi delle microscissioni al loro interno e, dunque, spezzoni dei grillini che furono potrebbero ritrovarsi in un fronte progressista.

Ma l’elezione di Mattarella racconta soprattutto la fine del centrodestra così come l’abbiamo conosciuto finora. Lega e Fratelli d’Italia si contendono il primato tra loro. La destra che verrà, senza l’ala moderata di centro, sarà rappresentata da loro. Perché Forza Italia e tutte le altre frange centriste hanno rotto con Salvini e la sua gestione della elezione di un candidato del centrodestra al Quirinale.

In prospettiva, in questi mesi che ci separano dalle elezioni, Forza Italia e le altre frange centriste proveranno a far nascere un nuovo centro. Pensano di aggregare Calenda e Renzi, quelli che ci credono. Ma Renzi, in questa partita, ha riaperto i canali di comunicazione con il segretario del Pd Letta, sbarrando la strada del Quirinale ai candidati di Salvini.

Il centro è sempre di più uno spazio dei desideri che si infrange nel mondo reale. Oggi tocca alla sinistra, e al fronte progressista, sfruttare la crisi della destra. È una opportunità. Sarebbe un dramma perdere questa occasione.