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Economisti contro Draghi

25 Giugno 2021 Alfonso Gianni  1449

Pochi giorni fa il governo ha nominato cinque consulenti nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso il Dipartimento di Programmazione Economica. Ciò che colpisce immediatamente è il contrasto fra la missione del Pnrr, che prevede il più ampio intervento di investimenti pubblici da molti anni a questa parte, e la biografia intellettuale dei nuovi nominati. Tutti quanti portatori delle più estremistiche tesi in campo neoliberista.

Vediamo di chi si tratta. Carlo Stagnaro dirige il think tank di punta del neoliberismo italiano, ovvero l’Istituto Bruno Leoni, distintosi, per rimanere alle questioni più recenti, per caldeggiare la non applicazione del referendum di dieci anni fa sull’acqua pubblica; per avere contrastato ogni proposta, anche la più timida, di adeguare la tassa di successione almeno al livello dei più avanzati paesi europei; per avere criticato la proposta emersa nel G7 sulla tassazione delle multinazionali. Riccardo Puglisi non gli è da meno, persino il calmieramento dei prezzi delle mascherine anti-Covid gli è andato di traverso. Francesco Filippucci nel think tank Tortuga riprende e rilancia tutti i mantra del neoliberismo. Infine Carlo Cambini del Politecnico di Torino e Marco Percoco, un bocconiano sostenitore della liberalizzazione dei trasporti. Ovviamente siamo di fronte a una piena omogeneità di genere, e tutti sono operanti al Nord. Non solo, ma alcuni di questi sottovalutano apertamente i pericoli derivanti dal cambiamento climatico e l’urgenza di porvi rimedio.

Come si può vedere, non si tratta solo di sostenitori del neoliberismo, ma degli aspetti più deteriori del medesimo, di proposte che sono già state sconfitte dalla realtà dei fatti.  Qualcuno potrebbe osservare – come puntualmente è stato fatto da alcuni commentatori – che Draghi deve pur tenere conto del parere delle forze che compongono il suo governo, comprese le più retrive. Ma questa non è una scusante, quanto semmai la conferma che, con una simile composizione, il governo è perennemente ricattato sul suo lato destro. Né il presidente del Consiglio pare volere opporre molta resistenza alle pretese dei Salvini di turno.

Nello stesso tempo altri sottolineano che negli ultimi provvedimenti assunti per la gestione del Pnrr è evidente la forte concentrazione di poteri decisionali nelle mani del presidente del Consiglio. In una misura inconsueta che spinge alcuni editorialisti – si pensi a Marco Damilano, direttore dell’Espresso – a trovare conferma di una tendenza strisciante a una modifica di fatto del nostro sistema istituzionale in una sorta di neopresidenzialismo, di cui l’eventuale elezione di Draghi a capo dello Stato sarebbe la ciliegina sulla torta. Da questo punto di vista, il significato di quelle nomine perderebbe di peso ed esse potrebbero essere considerate solo una tattica di punzecchiamento nei confronti dell’ala sinistra del governo, quindi al massimo una caduta di stile rispetto al tradizionale aplomb di Draghi, dal momento che in ultima analisi le decisioni sarebbero in mano alla sua persona. Ma anche in questo caso saremmo di fronte a un’aggravante della questione, non certo il contrario. Qualche voce autorevole comincia a levarsi contro questa scelta. Sessantacinque economisti italiani, che insegnano nelle varie università del nostro paese e non solo, diventati in queste ore più di centocinquanta, hanno inviato una lettera aperta a Draghi per contestare le cinque nomine effettuate. Dal Pd la protesta che si è subito fatta sentire, quella di Beppe Provenzano, è stata invece subito zittita dal segretario Letta, e tutto sembra risolversi nella lagnanza della mancanza di collegialità su decisioni di questo genere.

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TagsAlfonso Gianni Carlo Cambini Carlo Stagnaro economisti Francesco Filippucci Marco Percoco Mario Draghi Pnrr Riccardo Puglisi

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