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Home » Articoli » Il Trattato del Quirinale secondo i media francesi

Il Trattato del Quirinale secondo i media francesi

Piccola rassegna di ciò che si dice dello “storico” accordo sui giornali d’Oltralpe

2 Dicembre 2021 Sandro De Toni  1638

Per giorni i media italiani, sulle loro prime pagine, hanno esaltato il Trattato del Quirinale tra Francia e Italia, mentre la stampa e l’opinione pubblica francese non hanno dato all’evento lo stesso risalto. Il giorno della firma, il 26 novembre, l’unico quotidiano francese che riportava la notizia è stato “Le Monde” che, in un occhiello laterale, rimandava a un articolo pubblicato a pagina 14 con un titolo che la dice lunga: Macron et l’Italie, une relation en dents de scie (alla lettera, “una relazione a denti di sega”).

Una relazione con alti e bassi: basti ricordare, infatti, il richiamo dell’ambasciatore francese da Roma, in seguito all’incontro dell’allora vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, con alcuni esponenti dei gilets jaunes. Una decisione, il ritiro dell’ambasciatore, che nella storia dei rapporti tra i due Paesi aveva un solo precedente, quello intervenuto dopo l’attacco nella Francia meridionale da parte dell’esercito italiano ordinato da Mussolini nel 1940.

Ma con l’avvento di Mario Draghi è subentrata una sorta di luna di miele concretizzata dalla comune battaglia, nell’ambito dell’Unione europea, contro i Paesi “frugali” per il Recovery plan; e anche, nel maggio scorso, dall’inizio della procedura di estradizione per dieci vecchi militanti italiani di estrema sinistra, in particolare delle Brigate rosse, condannati a pene detentive per atti di terrorismo. Consentendo a un’estradizione di queste persone – su cui, però, dovrà comunque pronunciarsi la giustizia francese – che si erano rifatte una vita in Francia da alcuni decenni, Emmanuel Macron ha abbandonato la politica inaugurata da Mitterrand nel 1985. E di questo Draghi lo ha ringraziato fin dal suo discorso introduttivo dell’incontro tra le due delegazioni.

Una relazione ambivalente anche tra i due popoli. Secondo un sondaggio Ipsos del giugno 2019, citato da Marc Lazar (politologo francese che insegna alla Luiss), il 40% degli italiani dichiarava antipatia per i cugini d’Oltralpe, mentre il 60% dei francesi esprimeva invece simpatia per gli italiani. Un rapporto ambivalente come ha ricordato un importante giornale di provincia, “Ouest-France”, il quale ha sottolineato come, da parte francese, ci sia l’idea che l’Italia sia politicamente difficile da capire e molto instabile, e che dunque ciò che conta siano i rapporti economici e la prossimità culturale, mentre sul piano politico ci si debba abituare a convivere con l’instabilità istituzionale italiana. Da parte italiana, ci sarebbe un misto di attrazione e diffidenza, e si considererebbe l’atteggiamento francese arrogante e condiscendente. Il fatto che l’iniziativa del Trattato sia partita da Macron, rileva “Ouest-France”, è considerato in Italia un atto politico molto significativo. Citando Sandro Gozi – italiano eletto al parlamento europeo nelle liste del partito di Macron – il quotidiano enumera gli ambiti nei quali i due paesi cooperano, dal cinema alla cultura, alla presenza di grandi gruppi italiani in Francia e, reciprocamente, francesi in Italia. Ma – osserva – quello che non è mai stato strutturato sono il dialogo e la cooperazione politica. Tanto più che le rivalità franco-italiane hanno giovato soprattutto ad altri. Si veda il caso libico, dove in conclusione ci ha rimesso l’Europa e si è facilitato l’ingresso in Libia di russi e turchi. Il giornale cita poi l’opposizione di Giorgia Meloni al Trattato. Per la destra italiana, con la firma di questo accordo, sarebbe l’imperialismo francese a trionfare avendo l’Italia ceduto alle pressioni di Parigi. C’è da superare questa falsa vicinanza tra i due Paesi, commenta “Ouest-France”: l’Italia ci sembra molto vicina, ma spesso è lontana perché complessa. Occorre dunque uscire dai cliché francesi circa un Paese magnifico, ma abitato da potenziali mafiosi e imbroglioni. Questo rapporto ambivalente dei francesi con gli italiani dev’essere superato, afferma in conclusione il quotidiano.

Il Trattato del Quirinale – sottolineano altri media d’Oltralpe – si inserisce nel tentativo di Macron di costruire l’Europa pezzo dopo pezzo con accordi bilaterali, in particolare sulle questioni strategiche e della difesa. Dopo il Trattato di Aquisgrana con la Germania, nel 2019, ne fanno fede il recente accordo con la Grecia e il partenariato sottoscritto con la Croazia, dove Macron si era recato prima di venire a Roma. Parigi vuole costruire una rete di accordi che gli consenta di rimanere l’attore numero uno dell’Unione in materia di difesa, e di diventare il perno dell’esercito europeo nell’ambito di una maggiore autonomia della difesa europea, pur nell’area della Nato.

Siamo lontani dall’intervista di Macron del 9 novembre 2019 all’“Economist” in cui il presidente aveva dichiarato che “La Nato è in stato di morte cerebrale”. Anche se resta da parte sua un approccio critico (“vogliamo rivitalizzare l’Alleanza atlantica e per questo abbiamo bisogno di chiarimenti sulla coesione e sulla responsabilità al suo interno”), adesso la Nato fa comodo al leader francese per il suo impegno nel Sahel. E qui è utile anche la presenza italiana. Come ha osservato Manlio Dinucci sul “manifesto”, dopo il fallimento della missione Barkhane, si prepara un forte incremento della partecipazione di forze speciali italiane alla task force Takuba, ufficialmente per lottare contro il terrorismo, ma in realtà per controllare una delle zone più ricche al mondo di materie prime strategiche.

Ovviamente ci sono anche gli affari. Il quotidiano della Confindustria francese, “Les Échos”, plaude alla luna di miele tra Draghi e Macron, e si diverte a citare il nomignolo Dracon affibbiato al tandem dal settimanale tedesco “Der Spiegel”. Non manca peraltro di sottolineare come l’asse Roma-Parigi non sostituirà quello tra Parigi e Berlino ma gli sarà complementare. Osserva inoltre come, malgrado la firma del patto, le diffidenze reciproche negli ambienti economici e industriali dei due Paesi non siano state del tutto dissipate. La Francia rappresenta per l’Italia il secondo partner commerciale, a cui vende automobili, prodotti di lusso ed elettricità. Mentre l’Italia, terzo partner commerciale della Francia, vi esporta automobili, macchine utensili, scarpe. Ci sono alleanze industriali significative, di cui l’ultima in ordine di tempo è quella tra Peugeot-Citroën e Fiat: Stellantis si è così aggiunta ad Atr per l’aviazione, a Thales Alenia Space e a Essilor Luxottica nel settore ottico. Ma non sempre si va d’amore e d’accordo: basti ricordare l’acquisto dei cantieri dell’Atlantico da parte di Fincantieri, abortito per le resistenze francesi. In ogni caso, tra il 2007 e il 2020, l’acquisto di imprese francesi da parte di società italiane ha largamente superato il valore dell’acquisto di gruppi italiani da parte dei francesi.

“Mediapart”, un quotidiano online di sinistra, dopo avere scritto che si tratta di un accordo storico firmato nell’indifferenza quasi generale, aggiunge un suo commento sulla figura di Super-Mario. Questo Trattato sarebbe un modo, da parte di Macron, per avvicinarsi a un uomo ben più influente di lui sulla scena europea. Dopo l’uscita di scena di Merkel, sarebbe Draghi l’uomo politico di maggior peso nell’Unione.

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