• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio

Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio

Campagna elettorale sul filo del rasoio per il presidente uscente. Si vota in prima battuta il 4 ottobre, ballottaggio il 25

1 Ottobre 2026 Claudio Madricardo  548

Secondo Datafolha, uno dei maggiori istituti di sondaggio brasiliani, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro sono in parità tecnica per il primo turno delle presidenziali il prossimo 4 ottobre. Lula aumenta di un punto in percentuale il suo vantaggio su Bolsonaro rispetto al sondaggio precedente, ottenendo il 40% delle intenzioni di voto contro il 36% di Bolsonaro. Parità tecnica prevista anche per un eventuale ballottaggio, necessario se nessun candidato otterrà più della metà dei voti nel primo turno. In questo caso, Lula è numericamente avanti con il 47% delle intenzioni di voto, seguito dal parlamentare di estrema destra con il 45%.

Ancora secondo Datafolha, l’attuale presidente ottiene un vantaggio maggiore tra gli elettori di età pari o superiore a sessant’anni, tra coloro che hanno un’istruzione elementare, tra coloro che hanno un reddito familiare basso, nelle regioni metropolitane e nel Nord-est, e tra gli elettori cattolici. Bolsonaro supera il candidato di sinistra nelle fasce di reddito familiare superiori, nel Sud del Paese e tra gli evangelici. Due sondaggi di Quaest e Nexus, resi noti lunedì, mostrano una crescita del presidente nell’intenzione di voto per il primo turno di domenica prossima. Quaest assegna a Lula da Silva cinque punti di vantaggio su Bolsonaro, il 39% dell’intenzione di voto, contro il 34% del suo rivale del Partito liberale. Lula è salito di due punti rispetto alla precedente rilevazione del 21 settembre, quando aveva il 37%, e Flávio Bolsonaro di uno, dal 33%.

La tendenza è simile nel sondaggio di Btg Pactual/Nexus, che colloca Lula al 42% e Bolsonaro al 37%. Nella misurazione precedente, il presidente aveva il 40%, mentre il senatore era al 37%. La differenza però si riduce nelle proiezioni per un eventuale ballottaggio. Quaest rileva Lula e Bolsonaro a pari merito con il 42% dell’intenzione di voto. Una settimana fa, Bolsonaro era al 42% e il presidente al 41%. Nexus colloca Lula al 46% e Bolsonaro al 44%. I due punti di differenza rientrano all’interno del margine di errore. Nel sondaggio precedente, il risultato era del 46% al 45% a favore del presidente. Morale, il vantaggio del primo turno non ci sarebbe nel ballottaggio, la carcerazione dell’ex presidente, Jair Bolsonaro, non ha fermato un movimento di estrema destra che sembra avere trovato nel figlio Flávio una figura capace di guidarlo, e, chiunque vincerà, conquisterà la presidenza per un pugno di voti.

Stando ai dati ufficiali del censimento dell’Istituto nazionale di statistica Ibge, gli evangelici ammontano a più di 47 milioni, pari al 26,9%, ma le stime e le proiezioni indicano che la quota è in rapida crescita, e ha superato o sta raggiungendo circa il 32%-35% della popolazione. È il livello più alto mai registrato nella storia del Brasile, che, con i suoi 182 milioni, rimane pur sempre il Paese con il maggior numero di cattolici al mondo. Gli evangelici sono conservatori sia nelle loro scelte sia nella loro condotta. Secondo Datafolha, nelle elezioni del 2018, sono stati decisivi per la vittoria di Jair Bolsonaro, votato da circa 21,6 milioni di loro, il 69% del totale. La successiva tornata elettorale del 2022 ha visto Lula vincere di misura. In quelle elezioni, Bolsonaro è stato votato dal 55 al 59% degli evangelici, mentre il candidato di sinistra è stato votato dal 26 al 32% di loro. I sondaggi mostrano una netta divisione tra cattolici ed evangelici. Tra i cattolici, Lula raccoglie il 48% delle intenzioni di voto, contro il 29% di Bolsonaro. Tra gli evangelici, il senatore raggiunge il 46%, mentre il presidente registra il 27%.

La campagna elettorale è stata caratterizzata dagli scandali di corruzione che hanno colpito lo stesso Flávio Bolsonaro, di cui recentemente si è saputo che è indagato dalla magistratura brasiliana per finanziamenti sospetti per il film Dark Horse, un biopic sul padre Jair. Altri scandali hanno riguardato la parte avversa, come quello relativo a presunti pagamenti effettuati dall’imprenditore e lobbista, Antônio Carlos Camilo Antunes, a favore di una società riconducibile a una amica di Fábio Luís da Silva, detto Lulinha, uno dei figli del presidente. Sulla vicenda, Lula ha assicurato che non vi saranno protezioni nel caso emergano responsabilità di suoi familiari nello scandalo che ha colpito l’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Ciò detto, anche la Corte suprema federale sta attraversando una crisi interna senza precedenti. André Mendonça, giurista e pastore presbiteriano, nominato da Jair Bolsonaro al supremo tribunale federale, ha reso pubblico un rapporto della polizia sui contatti tra Alexandre de Moraes – il giudice chiave nei processi contro l’ex presidente di estrema destra – e Daniel Vorcaro titolare del Banco Master, accusato di avere messo in atto una delle truffe maggiori della storia del Brasile. Moraes ha reagito chiedendo che Mendonça sia indagato per abuso di autorità.

Negli ultimi giorni, è scoppiata la polemica sulla falsa notizia, girata in rete, che vorrebbe Bolsonaro, evangelico, favorevole a una proposta di legge affinché, nello Stato di São Paulo, Nossa Senhora da Conceição di Aparecida, la madonna nera dei cattolici, cessi di essere patrona del Brasile. Pur smentita, la notizia potrebbe costargli voti, tanto più che il candidato dell’estrema destra ha accusato la Conferenza episcopale di avere contribuito a diffonderla.

Domenica, Flávio ha sfidato Lula da Silva ad affrontarlo in un dibattito su TV Globo, la maggiore emittente televisiva del Paese. “Voglio sbatterti la verità in faccia e dimostrare che il mio progetto di Brasile è migliore del tuo”, ha detto il senatore di destra in una manifestazione nello stato di Goiás. Ma Lula ha rifiutato perché avrebbe potuto diventare il bersaglio di tutti gli altri, e ha optato per un’intervista che sarà trasmessa su Internet nello stesso momento dell’incontro televisivo, alle 21 ora brasiliana, l’ora di massimo ascolto, quella delle telenovelas.

Con queste premesse, per il 47% della popolazione l’insicurezza è il maggior problema che affligge la società brasiliana, principalmente nelle capitali degli Stati. L’ordinamento giuridico conferisce il potere di polizia ai governi statali, mentre il potere esecutivo federale ha capacità limitate di intervento, per cui il risultato sembra essere l’assenza di una politica concreta da parte di chi esercita la massima autorità. Un’occasione ghiotta che la campagna securitaria della destra non si è fatta sfuggire. Domenica prossima, circa 158 milioni di brasiliani saranno chiamati a eleggere, con voto obbligatorio, il nuovo presidente federale, 513 deputati, 54 degli 81 senatori, i governatori e i parlamentari dei ventisette Stati federali.

In quasi cinquant’anni di attività politica, Lula è il brasiliano che ha partecipato a più campagne presidenziali. Lo ha fatto nel 1989, 1994 e 1998, quando è sempre uscito sconfitto. Poi ancora nel 2002, 2006 e 2022, e ha sempre vinto. Nei suoi ultimi quattro anni di mandato, ha portato la disoccupazione ai minimi storici, ridotto la povertà estrema e ottenuto una marcata diminuzione della deforestazione in Amazzonia. La crescita dell’economia si aggira intorno al 3,3%, superando le previsioni. Il presidente è riuscito a far approvare dal parlamento la riduzione dell’orario di lavoro, che passa da 44 a 40 ore, su una settimana di cinque giorni, con due giorni di riposo a stipendi invariati.  Il che equivale a un aumento reale del salario minimo dell’11%. Quanto alla dimensione internazionale, viene riconosciuto come figura cardine nella difesa del multilateralismo, e come il punto di riferimento principale per coloro che vogliono evitare il ritorno del bolsonarismo al potere. Durante la campagna elettorale, per contrastare l’ascesa del suo avversario, ha fatto ricorso a misure di impatto immediato, annunciando, a diciassette giorni dal primo turno, un aumento di circa il 15% della Bolsa Família, il più grande programma di sostegno ai meno abbienti, il cui importo minimo passa da circa 115 a circa 132 dollari, a partire da ottobre. E per contrastare il grave fenomeno di indebitamento che colpisce le famiglie brasiliane, alla cui origine ci sarebbe la dipendenza dalle scommesse online, ha deciso di troncare quel mercato che pure il suo governo aveva regolamentato. “Non voglio vedere i soldi del latte, del pane o della merenda dei bambini finire nelle scommesse. Non voglio vedere i lavoratori indebitarsi mentre i proprietari delle scommesse diventano sempre più ricchi. Da ora in poi, non ci saranno più scommesse”.

L’avversario che gli darà parecchio filo da torcere, e che rischia addirittura di batterlo, è l’uomo che di fatto rappresenta il terzo tempo del suo confronto con l’ex capitano Jair Bolsonaro, condannato a ventisette anni di carcere per tentato golpe e altri reati. Scelto dal padre Jair, da cui dipende per conservare l’appoggio del movimento, è la continuazione del progetto familiare. Flávio ha voluto proporsi come figura moderata, come il Bolsonaro che si è fatto vaccinare contro il Covid-19. In questo, ha cercato di distanziarsi dal padre che ha sempre rifiutato il vaccino e ha diffuso false informazioni su come contrastare la pandemia, anche se la sua reale posizione sul tema gli ha attirato accuse simili a quelle che hanno colpito il genitore. Conscio del rifiuto, originato dal padre, da parte di ampi settori dell’elettorato, in primo luogo di quello femminile, ha dovuto anche cercare di rassicurare la base bolsonarista, dimostrando di essere in grado di subentrare nella leadership lasciata da Jair, cercando, nel contempo, di apparire capace di colloquiare con il mondo della politica e dell’economia. In politica dal 2002, all’età di ventun anni – quando è stato eletto all’Assemblea legislativa di Rio de Janeiro, nel 2018, lo stesso anno in cui il padre conquistava il Palácio do Planalto – ha ottenuto più di 4,3 milioni di voti nella corsa per il Senato a Rio, presentandosi per il Partito social-liberale, diventando una figura politica di rilievo nazionale.

Ma il suo distanziamento dal padre è stato solo di facciata, dato che ha difeso la dittatura, contrastato le politiche di genere e sulla sessualità, e posto al centro del suo lavoro di legislatore la sicurezza pubblica. Si è speso per la difesa delle condizioni di lavoro ed economiche delle forze dell’ordine, che in breve sono diventate un fattore importante della sua base elettorale. Si è fatto promotore di un inasprimento delle pene, dell’abbassamento dell’età della responsabilità penale, e ha sostenuto l’accesso alle armi da fuoco da parte della popolazione. A seconda dell’ambiente con il quale si è dovuto relazionare, Flávio si è presentato come padre di famiglia, uomo la cui missione politica è guidata da Dio, politico capace di negoziare con i partiti, statista che sa relazionarsi col mondo economico, facendo proprie le sue istanze e preoccupazioni, ammiratore dell’ultraliberista Javier Milei quando era utile propugnare uno Stato ridotto alla sua minima espressione, o del mega-carceriere Bukele, di fronte alla sua base che esprime profonde inquietudini dinanzi al dilagare della criminalità.

Mentre il padre Jair Messias Bolsonaro si è proposto come l’uomo tutto d’un pezzo, che spara ad alzo zero, e può vincere ma anche perdere, Flávio non attacca frontalmente le istituzioni democratiche, mira a demolirle mediante le sue proposte di cambiamento, cercando di svuotarle dall’interno. Rappresenta, di fatto, la continuità ideologica con il padre combinata con la cautela giuridica dell’avvocato di professione. Qualora dovesse vincere, sarà la possibilità della continuazione di un bolsonarismo forse più sottile, ma probabilmente più pernicioso per la democrazia in Brasile.

Non è certo un caso se una delle principali promesse da lui fatte in campagna è quella di utilizzare la presidenza per ottenere la liberazione e la riabilitazione politica di suo padre, che ha promesso di associare al suo governo nel caso di vittoria. Magari sperando in qualche aiuto da parte di Trump – a cui ha già fatto sapere di aderire allo Shield of the Americas se eletto presidente – che è spesso intervenuto a gamba tesa in difesa dell’ex presidente brasiliano, il quale, a suo dire, sarebbe oggetto di discriminazioni da parte della giustizia del Paese. Come riportato da “The Guardian”, trenta membri della Camera dei rappresentanti e il senatore Bernie Sanders hanno inviato una lettera al segretario di Stato, Marco Rubio, in cui elencano una serie di misure adottate dal governo degli Stati Uniti che interpretano come tentativi di garantire una vittoria a Flávio Bolsonaro. “Un apparente sforzo per interferire e potenzialmente minare” le elezioni del Brasile, denunciano i firmatari della lettera, che Lula ha spesso criticato e respinto puntualmente, arrivando ad accusare Trump di voler “colonizzare” il Brasile per impossessarsi delle sue risorse naturali. Lo ha fatto anche nel corso dell’ultima assemblea generale dell’Onu, quando ha detto “Non siamo il cortile di nessuno. Il Brasile è dei brasiliani”.

565
Archiviato inArticoli
TagsBrasile Claudio Madricardo elezioni presidenziali Flavio Bolsonaro Lula da Silva sondaggi

Articolo precedente

Vannacci in Calabria

Articolo successivo

La Francia di nuovo in fiamme

Claudio Madricardo

Articoli correlati

Argentina, miseria senza fine

Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”

Dittatura senza più veli in Nicaragua

Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali

Dello stesso autore

Argentina, miseria senza fine

Dittatura senza più veli in Nicaragua

Sconfitta per un soffio la sinistra in Colombia

Perù, contesa elettorale all’ultimo voto

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA