Nonostante la pioggia scrosciante, martedì 21 luglio, migliaia di manifestanti si sono radunati nella capitale indiana, il giorno successivo al duro intervento della polizia contro i sostenitori del Cockroach Janta Party (Partito del popolo degli scarafaggi: vedi qui), un movimento giovanile che chiede la riforma del sistema scolastico e le dimissioni del ministro dell’Istruzione, Dharmendra Pradhan. È un partito-movimento nato pochi mesi fa da una risposta “satirica”, attiva inizialmente solo sui social e sulla rete, alle dichiarazioni del presidente della Corte suprema indiana, Surya Kant, che aveva appunto definito “scarafaggi” i giovani disoccupati che si dedicano al giornalismo e all’attivismo politico.
Lunedì 20 luglio, centomila giovani – studenti, lavoratori precari e anche famiglie – hanno dato vita a una delle proteste antigovernative più partecipate degli ultimi anni. I manifestanti hanno tentato di marciare verso il parlamento, in concomitanza con l’inizio della “sessione monsonica” dell’assemblea, sfidando il divieto della polizia, intervenuta con violenza. Gli agenti in tenuta antisommossa – fatti affluire da vari Stati indiani – hanno utilizzato gas lacrimogeni e manganelli, scatenando la reazione da parte dei dimostranti; i poliziotti hanno effettuato più di settanta arresti. Le forze di sicurezza hanno smantellato il palco e la tendopoli, allestita un mese fa dal Partito degli scarafaggi e da altre organizzazioni presso Jantar Mantar, un osservatorio astronomico del XVIII secolo. Lungo il percorso verso il parlamento, le forze di sicurezza avevano montato delle barriere metalliche saldate tra loro, per impedire ai manifestanti di proseguire. Per tutta la giornata, inoltre, le autorità hanno bloccato il funzionamento di Internet. Ma quando l’accesso alla rete è stato ripristinato, i social media si sono riempiti di video che mostrano i poliziotti picchiare con violenza i manifestanti, centocinquanta dei quali sono stati feriti seriamente e ricoverati negli ospedali. Prima di essere attaccati, gli studenti gridavano slogan come “Go, Pradhan, Go, Saat Mein Modi Ko Bhi Lo!” (“Pradhan vattene e porta con te anche Modi”). Proteste si sono svolte, contemporaneamente, anche a Bangalore, a Mumbai e in altre città; anche in questi casi vari partecipanti sono stati fermati.
La considerevole affluenza alla protesta, e la spropositata reazione delle autorità, hanno evidenziato che, pur non essendo un partito politico vero e proprio, quello degli scarafaggi è ormai un punto di riferimento di ampi settori della generazione Z, e non solo. Il movimento si è ampliato fino a diventare una delle principali espressioni di dissenso nei confronti del governo e di un sistema politico-economico basato sulla corruzione, il clientelismo e il nepotismo. Il partito-movimento sta dando voce non solo alle proteste contro la corruzione e l’inefficienza del sistema educativo, ma anche alla delusione di ampi settori giovanili per un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire il 40% dei laureati indiani con meno di 25 anni. Secondo i dati governativi, nel 2025, la disoccupazione si attestava al 3,1% tra le persone di età pari o superiore a 15 anni, ma nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni era molto più alta, toccando il 9,9%, e nelle aree urbane raggiungeva il 13,6%.
Inoltre, in un Paese in cui vivono quattrocento milioni di persone di un’età compresa tra i 15 e i 29 anni, cresce la frustrazione di chi è costretto a svolgere lavori precari e sottopagati, nonostante l’alto livello di istruzione conseguito. La preoccupazione, tra i cittadini appartenenti alle classi medio-basse, è aumentata negli ultimi mesi, a causa del forte aumento dei prezzi del carburante e alla carenza di gas, provocati dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran e da manovre speculative. Il relativo successo dell’iniziativa degli “scarafaggi” sembra indicare che, nonostante le continue vittorie elettorali del Partito del popolo indiano di Modi, nel Paese si sta aprendo una breccia nell’immagine di solidità, stabilità e prosperità economica diffusa dalla destra, al potere ormai da dodici anni.
Ad attirare una maggiore attenzione sul movimento, è stata la protesta del noto ingegnere e attivista ambientalista Sonam Wangchuk, che il 28 giugno ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza, a sostegno delle rivendicazioni dei giovani, imitato da altri attivisti, tra cui tre membri dell’Associazione studentesca di sinistra (organizzazione legata al Partito comunista indiano, marxista-leninista), e dal fondatore del partito-movimento. Sabato 18 luglio, il 59enne Wangchuk – che nel 2025 era già stato arrestato in base alle leggi antiterrorismo – è stato prelevato a forza dal luogo della protesta, da poliziotti in borghese, e condotto contro la sua volontà in un ospedale, dove ha comunque deciso di continuare ad astenersi dal cibo. La polizia ha affermato che il suo trasferimento in ospedale si è reso necessario per tutelarne la salute, ma la moglie ha condannato l’accaduto, denunciando la “detenzione illegale”. Dopo le proteste, l’Alta corte di Delhi ha autorizzato il trasferimento di Wangchuk in una clinica privata, come chiesto dalla moglie dell’attivista, Gitanjali Angmo.
Wangchuk e il fondatore degli “scarafaggi”, Abhijeet Dipke, hanno ricevuto il sostegno da parte del maggior numero dei partiti di opposizione, dei leader delle organizzazioni agricole e sindacali, di molti attivisti e di varie celebrità locali, compresi alcuni attori di Bollywood. Agli “scarafaggi”, poi, è giunta la solidarietà del leader dell’opposizione, Raul Ghandi, che continua a collezionare sconfitte elettorali contro il partito nazionalista di Modi. Alla testa di un piccolo corteo, che ha marciato verso la casa del primo ministro, chiedendo “spiegazioni sulle brutalità perpetrate contro i giovani”, l’esponente dello storico Partito del congresso ha affermato che le richieste degli studenti sono “legittime”, e ha definito Modi “il primo ministro più ostile ai giovani che l’India abbia mai avuto”.
Il governo di destra ha evitato ogni forma di dialogo, fino a quando, lunedì, dopo l’arrivo a Delhi di decine di migliaia di manifestanti da tutto il Paese e l’inizio della manifestazione, il ministro della Salute, J.P. Nadda, ha incontrato alcuni rappresentanti del partito-movimento, per ascoltare le loro richieste. Gli “scarafaggi” chiedono innanzitutto le dimissioni del ministro Pradhan; un’inchiesta indipendente sulle “fughe di notizie” che consentono la promozione dei raccomandati che partecipano agli esami nazionali (in particolare il National Eligibility Entrance Test, il test di ingresso all’università); il rilascio di Sonam Wangchuk; la concessione di un risarcimento pari a novantamila euro alle famiglie degli studenti che si sarebbero suicidati a causa degli scandali. Il caso principale ha interessato, il 3 maggio scorso, l’esame di ammissione alla facoltà di medicina, che ha visto la partecipazione di 2,3 milioni di candidati e candidate. L’esame è stato annullato pochi giorni dopo, e in seguito ripetuto, a causa di varie denunce sulla diffusione anticipata dei quesiti. Da allora, secondo gli attivisti, almeno venti candidati si sarebbero tolti la vita.
Nadda ha promesso ai leader del Partito degli scarafaggi che il governo si sarebbe occupato delle questioni, senza prendere però alcun impegno, e invitando anzi i manifestanti a smobilitare. Il giorno dopo, Modi ha chiesto l’istituzione di “un sistema di esami pubblici a prova di errore”, riconoscendo implicitamente la legittimità della protesta.
Reduce dal colloquio, il fondatore del partito-movimento, Abhijeet Dipke, è stato fermato più volte dalla polizia, picchiato e trattenuto per alcune ore, per poi essere rilasciato. Nei mesi scorsi, Dipke era stato definito dal governo una “minaccia alla sicurezza nazionale dell’India”, e aveva denunciato varie minacce di morte per sé e la sua famiglia; del resto, dopo avere fatto ritorno in India, l’attivista era stato aggredito già due volte durante altrettante iniziative. Il trentenne Dipke, laureato alla Boston Univerity ed esperto nella gestione dei social network, viveva da due anni negli Stati Uniti, dove teneva sempre con sé una copia della Costituzione indiana.
La prima manifestazione di piazza è stata indetta dagli “scarafaggi” il 6 giugno, segnando il passaggio del movimento dalla rete alle piazze. Per cercare di arrestare la protesta, il governo Modi ha ordinato il blocco dell’account degli “scarafaggi” su X, ottenendo però il risultato contrario. Inoltre, il ministro Kiren Rijiju ha accusato il gruppo di essere “anti-nazionale”, e di cercare seguaci in Pakistan, Paese acerrimo nemico dell’India. Dipke ha pubblicato dati che dimostrano che il 95% dei ventidue milioni di follower del profilo Instagram del partito-movimento vive in India, e solo il restante 5% è rappresentato per lo più da giovani studenti e lavoratori che risiedono negli Stati Uniti. Martedì scorso, la direzione degli “scarafaggi” ha dichiarato che la protesta contro il governo continua, dall’osservatorio di Jantar Mantar, ma che non avrebbe più promosso manifestazioni come quelle di lunedì per evitare di mettere in pericolo l’incolumità dei dimostranti. Dipke ha chiesto ripetutamente ai suoi simpatizzanti di protestare in modo pacifico e di non accettare “le provocazioni del governo e della polizia”, rifiutando esplicitamente il modello insurrezionale adottato dalla generazione Z, che, negli ultimi anni, ha condotto alla caduta dei governi in Bangladesh e in Nepal (vedi qui e qui).








