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Home » Articoli » Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati

Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati

Abolite la valutazione di rischio, la tracciabilità e l’etichettatura obbligatorie

22 Giugno 2026 Lorenzo Consoli  1035

Il 17 giugno, a Strasburgo, la plenaria del parlamento europeo ha approvato, a larga maggioranza, la nuova normativa che deregolamenta una parte degli Organismi geneticamente modificati (Ogm), in particolare per le piante, introducendo una classificazione specifica per le Nuove tecniche genomiche (Ngt). Così come per l’altro regolamento, votato lo stesso giorno, sui rimpatri dei migranti a cui è stato rifiutato l’asilo nell’Unione, anche nel caso delle Ngt la nuova normativa si basa su una finzione semantica, che consente poi una finzione giuridica: le piante geneticamente modificate con l’uso delle Ngt “non sono Ogm”, e quindi non devono essere regolamentate come tali, così come i “rimpatri” (ritorno nel Paese di origine) possono essere in realtà vere e proprie deportazioni (i migranti possono essere trasferiti in Paesi terzi con i quali non hanno alcun legame: vedi qui).

In più, in Italia, dove nei decenni scorsi le organizzazioni agricole, le organizzazioni ambientaliste e i consumatori si erano opposti con successo al tentativo di introdurre le coltivazioni e gli alimenti geneticamente modificati nei campi e nei supermercati, il termine “Nuove tecniche genomiche” non è stato considerato sufficientemente appropriato e convincente per cambiare la percezione dell’opinione pubblica. Le organizzazioni agricole e il governo, ora risolutamente favorevoli alle Ngt, avevano bisogno di eliminare del tutto anche il riferimento alla genomica, perché evoca il sospetto (assolutamente fondato) che comunque è di Ogm che si parla, per quanto con alcune caratteristiche nuove. Così, è stato inventato e promosso il termine “Tecniche evolutive assistite” (Tea), prontamente accolto da quasi tutta la stampa nazionale.  

Per smontare questa manipolazione delle parole, basta leggere con attenzione il testo del “regolamento che deregolamenta” gli Ogm ricavati mediante le Nuove tecniche genomiche: l’articolo 3 definisce chiaramente le “piante Ngt” come “piante geneticamente modificate ottenute tramite mutagenesi mirata o cisgenesi”. Piante geneticamente modificate, dunque, senza ombra di dubbio, nonostante le affermazioni di ministri e organizzazioni agricole secondo cui “non si tratta assolutamente di Ogm”.  

Come funziona la deregolamentazione? Le Nuove tecniche genomiche (o Tea) sono definite secondo due gruppi distinti, Ngt1 e Ngt2, sulla base di un principio difficilmente giustificabile dal punto di vista scientifico: una soglia numerica. Le Ngt1, che non saranno più sottoposte alla regolamentazione Ue per gli Ogm, devono includere non più di venti modifiche genetiche complessive nel genoma della pianta, e gli inserimenti di nuovo Dna non devono superare la lunghezza di venti coppie di basi. Le Ngt2, invece, non dovranno rispettare queste condizioni, e saranno considerate a tutti gli affetti come degli Ogm, a cui continuerà ad applicarsi pienamente tutta la regolamentazione europea pertinente. Le differenze di trattamento normativo sono sostanzialmente tre: gli Ogm prodotti con le Ngt1 non dovranno più essere approvati con una procedura di autorizzazione europea, basata su valutazioni di rischio preventive, e non saranno più sottoposti agli obblighi né di tracciabilità né di etichettatura. Resterà, tuttavia, il divieto di usare le Ngt1 nell’agricoltura biologica.

Ma se le Ngt sono comunque delle nuove tecniche di manipolazione genetica delle piante, in che cosa differiscono dal modo in cui vengono prodotti in laboratorio gli Ogm tradizionali? Le differenze sono sostanzialmente due.

La prima è che nelle Ngt non può essere più usata la “transgenesi”, ossia l’introduzione, nel Dna della pianta che si vuole modificare, di tratti genetici provenienti da specie diverse da quella a cui la pianta stessa appartiene. Un caso concreto di cisgenesi (la sperimentazione è in corso in Italia), per esempio, è quello della “Gala Plus”, in cui si introduce nelle mele della popolare varietà Gala un gene della mela selvatica (della stessa specie, quindi), che rende la pianta meno suscettibile alla ticchiolatura, una grave malattia fungina. La cisgenesi può avvenire inoltre “tagliando” uno o più geni dal Dna della pianta, usando una “forbice molecolare” (chiamata Crispr/Cas9), che permette di rimuovere o sostituire porzioni specifiche del genoma in modo mirato. Esiste tuttavia il rischio che questa forbice molecolare agisca anche su geni diversi da quelli che si vogliono rimuovere (effetto “off-target”, o fuori bersaglio). È una delle principali sfide scientifiche di questa nuova tecnologia, che è stata premiata dal Nobel per la Chimica nel 2020.

La seconda differenza è che le Ngt, come dice il nome, utilizzano la genomica, la nuova tecnica che permette di mappare con precisione l’intero genoma, localizzando i geni nella loro posizione lungo i cromosomi. Da questo punto di vista, le Ngt applicano tecniche molto più precise di quelle degli Ogm tradizionali, che erano il frutto di modifiche introdotte senza sapere esattamente dove i nuovi tratti genetici si sarebbero inseriti nel genoma. Resta comunque il fatto che le Ngt possono continuare a usare la tecnica tradizionale del “bombardamento” della pianta da modificare in laboratorio, con microparticelle rivestite con i tratti di Dna che si vuole inserire nella pianta stessa.  

In entrambi i casi, nonostante la maggiore precisione, resta sempre la possibilità che le modifiche genetiche generino effetti imprevisti (unintended effects), come per i vecchi Ogm. Questi effetti possono essere negativi per le stesse piante geneticamente modificate, oltre che per quelle convenzionali, per l’ambiente e la biodiversità, o per i consumatori e la loro salute. Il fatto che le piante classificate come Ngt1 non debbano sottostare agli obblighi di tracciabilità ed etichettatura rischia di rendere irreparabili gli eventuali effetti negativi imprevisti, a causa della difficoltà di identificare questi Ogm nei campi e sugli scaffali dei supermercati. E questo in palese contraddizione con i “princìpi della precauzione e dell’azione preventiva”, sanciti dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.  

Infine, alcuni dati positivi. Nel processo co-legislativo, il parlamento europeo è riuscito a introdurre alcune importanti eccezioni, che limitano parzialmente il possibile danno di questa deregolamentazione. Innanzitutto, la clausola secondo cui saranno automaticamente escluse dalla categoria Ngt1 due tipi di piante geneticamente modificate: quelle resistenti agli erbicidi (quasi tutti gli Ogm coltivati oggi nel mondo appartengono a questa categoria) e quelle che producono al proprio interno sostanze insetticide. In entrambi i casi, sono già emersi rischi importanti, come il trasferimento alle piante infestanti di geni tolleranti agli erbicidi e l’esposizione di farfalle e impollinatori agli insetticidi “interni” delle piante Ogm.

La seconda clausola importante è un obbligo parziale di etichettatura, limitato alle sole sementi delle piante Ngt1. Questo per consentire agli agricoltori biologici di evitarle, rispettando il divieto d’uso previsto per loro dal regolamento. Non sono stati adottati, invece, gli emendamenti con cui una parte del parlamento europeo avrebbe voluto mantenere comunque l’obbligo generale di tracciabilità e di etichettatura degli Ogm prodotti con le Ngt1. 

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