Il prossimo 4 ottobre, il Brasile elegge presidente, membri del Congresso nazionale, governatori, assemblee legislative. Da una situazione di partenza, in cui Luiz Inácio Lula da Silva sembrava avere davanti a sé la strada spianata per il suo quarto mandato, la continua ascesa di Flávio Bolsonaro ha colto di sorpresa il governo brasiliano. Oggi gli analisti politici ammettono che ogni cosa può succedere, dal momento che sembrano non bastare, per un nuovo successo del leader progressista, i dati economici e la ventata di antiamericanismo causata dalle ingerenze di Trump nella vicenda di Jair Bolsonaro, condannato a ventisette anni di detenzione per il tentativo di colpo di Stato del 2022.
Secondo i dati ufficiali di marzo, l’economia brasiliana, nel 2025, è cresciuta del 2,3%, rallentando rispetto al 3,4% registrato nel 2024. La crescita è stata guidata dal settore agricolo, in particolare soia e mais, e ha consentito al Paese di stabilire un nuovo record nelle esportazioni di prodotti agricoli e il più alto tasso di investimenti esteri dell’ultimo decennio (quindici miliardi di dollari). La politica monetaria restrittiva, con i tassi di interesse elevati, ha frenato gli investimenti e i consumi delle famiglie, colpendo in particolare il settore industriale di trasformazione. In rallentamento il comparto dei servizi, cresciuto dell’1,8%, mentre l’industria è avanzata dell’1,4%. Il Prodotto interno lordo (Pil) è stato sostenuto dalle esportazioni, rendendo possibile un suo aumento pro capite, nonostante il raffreddamento economico generale. La disoccupazione è scesa al 5,6%, dal 6,6% del 2024, la cifra più bassa dal 2012, e, nell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) del 2025, il tasso è sceso al 5,1%, consolidando una forte creazione di posti di lavoro, soprattutto nel commercio e nei servizi sociali. Quasi nove milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà già durante i primi due anni di governo. Sempre l’anno scorso, sono stati creati 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro, con un’occupazione formale che raggiunge 48,5 milioni di persone. Il potere di acquisto è migliorato, in un Paese con un’inflazione annua del 4,39% e con appena lo 0,4% di deficit dei conti pubblici. Il numero di persone occupate ha raggiunto livelli record, circa 103 milioni, grazie al settore commerciale, alla pubblica amministrazione, all’istruzione e alla sanità, principali motori nella creazione di posti di lavoro. Dai tempi del governo Bolsonaro, quando era dell’1,5%, la crescita media del Pil, con Lula, è salita al 3,2% nel 2023 e al 3,4% nel 2024, ma nel 2025 ha registrato un rallentamento a causa della situazione internazionale e dei dazi imposti da Trump, attestandosi al 2,3%. Per il 2026, le stime della Banca centrale prevedono un’ulteriore contrazione e una crescita dell’1,5%.
I risultati nella lotta contro la povertà sono incontestabili. In due anni, il numero di famiglie in situazione di vulnerabilità è diminuito del 25%. Nel maggio 2023, c’erano 26,1 milioni di famiglie in condizioni di vulnerabilità, ma nel luglio 2025 erano scese a 19,56 milioni. Ciò significa che 6,55 milioni di famiglie hanno visto migliorare le loro condizioni di vita. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo sociale, 14,17 milioni di persone sono uscite dalla povertà, e, nel luglio 2025, la Fao ha annunciato che il Brasile era uscito dalla “mappa della fame”, il che si verifica quando il rischio di malnutrizione è inferiore al 2,5% della popolazione. Una mappa in cui il Brasile era rientrato nel 2019, durante il primo anno del governo di Bolsonaro, ancor prima dello scoppio della pandemia. A raggiungere questi risultati ha contribuito la scelta di rivalutare il salario minimo, con aggiustamenti annuali reali al di sopra dell’inflazione. Nell’ottobre 2025, è stata approvata l’esenzione dall’imposta sul reddito per coloro che guadagnano fino a 5.000 reais al mese (circa 950 dollari), entrata in vigore nel gennaio 2026, che ha avvantaggiato direttamente quindici milioni di persone.
L’attuale governo ha anche ampliato la copertura del programma Bolsa Família, nato durante il primo mandato di Lula da Silva, avviando programmi sociali concreti, come il Gás do Povo, che garantisce bombole di gas gratuite a diciassette milioni di famiglie, e la Luz do Povo, che offre energia gratuita agli utenti in situazioni di vulnerabilità. In materia di salute, ha ampliato i programmi Mais Médicos, il programma dentale Brasil Sorridente, e Agora Tem Especialistas – “Ora ci sono specialisti” –, che semplifica le consultazioni e gli esami nel Sistema sanitario unico. La proposta di abolire la scala di lavoro “6 per 1” (sei giorni di lavoro per uno di riposo) ha guadagnato terreno nel 2025 e nel 2026. L’iniziativa mira a migliorare la qualità della vita dei lavoratori, riducendo l’orario di lavoro settimanale e promuovendo un migliore equilibrio tra vita personale e lavoro. Con il Plano Brasil Soberano, il governo ha stanziato 40 miliardi di reais (circa 7,6 miliardi di dollari) per compensare le perdite degli esportatori colpiti dall’aumento delle tariffe statunitensi, in vigore dall’agosto 2025.
Lula però non ha la maggioranza alla Camera dei deputati e al Senato, ed è costretto a fare continue concessioni al centrão in cambio di sostegno, il che crea un clima costante di frustrazioni e desiderio di vendetta. Il centrão è l’insieme di partiti politici che non hanno un’ideologia specifica, e tendono ad assicurare il proprio sostegno al governo, indipendentemente dal suo colore politico, affinché questo garantisca loro alcuni vantaggi e permetta di distribuire privilegi per mezzo di reti clientelari. A dispetto del nome, il centrão non si compone solo di partiti di orientamento strettamente centrista, ma comprende al suo interno anche partiti conservatori e pigliatutto.
A fine aprile, Lula ha subito un duro colpo da parte dei senatori che hanno detto “no” al candidato che aveva proposto per occupare un posto vacante nella Corte suprema federale. Una cosa che non accadeva dal 1894. Inoltre, il Congresso ha approvato una legge che mira a ridurre significativamente la pena detentiva dell’ex presidente Bolsonaro e di altri condannati per il tentativo di colpo di Stato. Il disegno di legge era stato approvato alla fine dell’anno scorso, ma Lula aveva posto il veto sostenendo che era incostituzionale, e che lanciava un pericoloso messaggio di impunità. Ora Lula non ha altra scelta che firmare la legge, anche se la Corte suprema l’ha congelata, per esaminare i ricorsi presentati contro di essa.
Il Partido dos trabalhadores ha tenuto il suo ottavo congresso, dal 24 al 26 aprile, a Brasilia. Fondato da Lula nel 1980, il partito punta alla ricostruzione del ruolo dello Stato come induttore dello sviluppo, alla crescita economica attraverso la ridistribuzione del reddito, e a una transizione tecnologica e ambientale guidata dalla sostenibilità e dalla sovranità nazionale. Per realizzare questi obiettivi, promuove una serie di riforme politiche ed elettorali, fiscali, tecnologiche, giudiziarie, amministrative, agrarie. Una di esse riguarda l’informazione, con il fine di “vietare i monopoli nel settore”. Grande novità è la riforma giudiziaria, con cui intende stabilire “meccanismi di autocorrezione e il rafforzamento dello Stato di diritto”, con l’obiettivo di promuovere una “democratizzazione” dei tribunali. Il partito ha riaffermato il suo “impegno per la costruzione di un nuovo progetto storico, che superi i limiti del capitalismo brasiliano; combini democrazia, sviluppo e sovranità; e restituisca alla politica la sua capacità di trasformare la realtà”.
Nonostante tutto ciò, Lula perde popolarità, probabilmente a causa degli scandali finanziari che hanno coinvolto il suo governo e al malessere generato dall’aumento del costo della vita. La discesa in campo del quarantaquattrenne Flávio Bolsonaro, senatore e primogenito dell’ex presidente Jair – di cui rappresenta una versione moderata –, rappresenta una seria minaccia per Lula, e la conferma dell’esistenza in Brasile di una destra con basi popolari che può aspirare a tornare al governo.
La torta elettorale brasiliana si divide in un terzo, che sostiene la destra, e in un terzo che vota per la sinistra. Del restante 30%, due terzi di sicuro non voterebbe nessuno dei due probabili candidati al ballottaggio, mentre il restante 10% oscillerebbe da una parte o dall’altra. Per questo, diventa determinante il voto degli indecisi, e, tra i due contendenti, vincerà chi sarà capace di indicare una strada concreta per migliorare le loro condizioni di vita. Protagonisti Lula e Bolsonaro figlio, gli altri candidati rimangono ai margini. E mentre Lula si impegna a varare misure per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi, l’estrema destra conserva un profondo radicamento sociale, in un Paese spaccato, che richiederebbe molto più di una campagna difensiva per battere il bolsonarismo.
Le preoccupazioni per l’economia si sommano alle indagini sulla corruzione, come quella che riguarda le accuse di frode nei confronti del Banco Master SA, il cui ex amministratore delegato ha profondi legami con l’élite politica brasiliana. Lo scandalo della banca ha minato la credibilità di due magistrati della Corte suprema, a causa dei loro legami con Daniel Vorcaro, ex proprietario del Banco Masters SA, finito in bancarotta. Il 47% dei brasiliani pensa che l’Alta corte sia totalmente coinvolta. Secondo un sondaggio di LatAm Pulse, il 57% dei brasiliani giudica la situazione attuale cattiva, mentre il 51% è convinto di un suo peggioramento nei prossimi sei mesi. L’evoluzione dell’inflazione, guidata dal prezzo dei derivati del petrolio, per via della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, può influenzare negativamente tutte le aspettative economiche.
A venire in soccorso di Lula è giunta una registrazione audio pubblicata da “The Intercept”, che collega Flávio Bolsonaro a Daniel Vorcaro, arrestato mentre tentava di fuggire dal Paese. L’audio rivela l’esistenza di una trattativa, in cui Vorcaro si impegnava a trasferire un totale di 24 milioni di dollari per finanziare la produzione di Dark Horse, un biopic su Jair Bolsonaro. Il coinvolgimento di Vorcaro è stato negoziato direttamente da Flávio Bolsonaro, ma con l’ausilio di altri intermediari, come suo fratello ed ex deputato federale, Eduardo, e il deputato federale Mario Frias, che ricopriva la carica di ministro della Cultura nel governo di Jair. La polizia federale sospetta che almeno due milioni di dollari di Vorcaro siano stati utilizzati per finanziare le spese di Eduardo negli Stati Uniti, dove risiede dal febbraio 2025, lavorando attivamente per fare pressioni contro la condanna di suo padre e contro l’attuale governo brasiliano, con un occhio di favore ai dazi del 50% imposti da Trump. E questa non sarebbe nemmeno la prima volta in cui Flávio è stato coinvolto in casi di malversazione. La rivelazione di “The Intercept” ha avuto l’effetto di un terremoto politico sull’estrema destra e sulla destra tradizionale. Lauro Jardim, editorialista di “O Globo”, ha riferito che parte del Partito liberale – che aveva sostenuto la candidatura di Jair, nel 2022 – ora mette in discussione la capacità del figlio di portare avanti l’impresa per riprendere il potere. “La candidatura di Flávio Bolsonaro resisterà alla prima prova?” – si è chiesta Vera Magalhães, un’altra giornalista di “O Globo”.
Lula ha ripreso fiato grazie a una serie di misure economiche, come il piano per rinegoziare i debiti delle carte di credito, in un Paese in cui l’80% delle famiglie ha avuto problemi. Inoltre, il governo ha optato per il sussidio per il gasolio, dato che l’ultima cosa che vuole, alla vigilia dell’inizio della campagna elettorale, è inimicarsi il settore dei camionisti. Recentemente, ha incontrato a Washington Trump, in un colloquio di quasi tre ore, confermandogli la volontà di intensificare la lotta contro i potenti gruppi di narcotrafficanti, destinando in bilancio due miliardi di dollari contro il Primeiro comando da capital (Pcc) e contro il Comando vermelho, passati dal traffico di droga al mercato immobiliare e ad altri settori. Visto il buon andamento dell’incontro, Lula ha portato a casa un risultato prima di tutto politico, avendo dimostrato che i buoni rapporti con Trump non sono un’esclusiva della famiglia Bolsonaro. Tanto più che il presidente statunitense ha evitato qualsiasi accenno a un sostegno all’estrema destra brasiliana – e questo per il governo è stato un vero trionfo.
Un sondaggio di Datafolha dà Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro in parità di intenzione di voto, con il 45% ciascuno in vista di un eventuale ballottaggio. Stando al sondaggio, il 9% ha scelto il voto nullo o bianco e l’1% non ha deciso la sua preferenza. Ad aprile, Flávio aveva superato Lula di un punto, con il 46% contro il 45%, ma Lula lo ha sorpassato di nuovo nell’ultimo mese. Un dato che viene confermato anche dalla società di consulenza Quaest, per la quale siamo quasi a un pareggio tecnico. Altre misurazioni sono più ottimistiche, ma resta il fatto che Lula è ritornato in testa.
Nonostante la vita sia diventata un po’ più facile grazie all’azione del suo governo, questo miglioramento non è sufficiente a garantirgli la rielezione. Diventa, quindi, imprescindibile la chiara difesa degli interessi dei lavoratori, dei contadini e dei poveri, contro i proprietari della ricchezza; la solidarietà contro l’avidità e i privilegi; la giustizia contro l’ingiustizia; la difesa delle donne contro la violenza machista, dell’essere nero contro il razzismo, delle persone Lgbtq+ contro l’omofobia, della popolazione indigena e dell’Amazzonia contro l’estrazione mineraria e i latifondi dell’agroindustria, della transizione energetica contro il riscaldamento globale, dei diritti democratici contro il colpo di Stato.
In attesa che, in agosto, la campagna elettorale cominci, Lula non perde occasione, nonostante i suoi ottant’anni, per dimostrare il suo vigore fisico in palestra e in ogni dove, rivendicando le riforme approvate in materia di salute e istruzione. Con Jair Bolsonaro fuori gioco, l’opposizione ha dovuto cercarsi un nuovo leader. I governatori di San Paolo, Tarcísio de Freitas, di Paraná, Ratinho Júnior, di Minas Gerais, Romeu Zema, di Goiás, Ronaldo Caiado, e persino l’ex first lady Michelle Bolsonaro, hanno tentato di prendere il suo posto. Ha avuto la meglio Flávio, che ha ottenuto l’approvazione del padre. Ha ammiccato alle donne, ha ricordato di essersi vaccinato durante la pandemia, ha imbastito la sua campagna promettendo mano dura contro la criminalità, e inoltre ha promesso di tagliare la spesa pubblica e di ridurre le tasse. Ha respinto l’etichetta di estremista, anche se ha assicurato che sarà “radicale” in materia di sicurezza, elogiando il modello del presidente del Salvador, Nayib Bukele, e descrivendo la sua candidatura come un “progetto di Dio per il Brasile”. Da tutto ciò si vede come in gioco ci sia molto più di una semplice contesa elettorale, perché non c’è il minimo dubbio che una vittoria dell’estrema destra metterebbe a rischio la stessa continuità democratica del Paese.







