• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Electrolux, affari loro

Electrolux, affari loro

18 Maggio 2026 Paolo Andruccioli  858

Sono 1700 i licenziamenti annunciati da Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici, che, dopo avere incassato finanziamenti pubblici dallo Stato italiano, ora non nasconde l’intenzione di andarsene dall’Italia. Licenziare 1700 lavoratori significa in pratica dimezzare la forza lavoro nel nostro Paese, e significa dismettere interi stabilimenti in zone che già vivono la crisi industriale di questo e degli altri settori manifatturieri. Un’altra storia industriale “scappa e fuggi”, con un colosso che, nel 2022, avendo rilevato la Zanussi, invece di rilanciare la produzione aveva già tagliato più di mille posti di lavoro. E non si tratta neppure di un caso isolato. Prima della vicenda Electrolux, era toccato infatti alla Candy: lo storico marchio di Brugherio, ceduto ai cinesi di Haier, con la conseguente chiusura dello stabilimento italiano. Prima ancora c’era stato il caso Whirlpool – che aveva inglobato i marchi Ignis e Merloni –, e che poi, a sua volta, aveva ceduto i propri impianti alla turca Beko, con una conseguente pesante ristrutturazione degli stabilimenti. Ricordiamo queste vertenze e questi nomi per tratteggiare i caratteri di quella che appare oggi come una crisi strutturale, che andrebbe affrontata nel suo insieme e con una strategia lungimirante di politica industriale. Ma per ora sembra che ci si debba rassegnare al declino, con un settore che ha dimezzato l’occupazione rispetto al 2000: oggi in Italia lavorano ancora tredicimila addetti. Ma erano il doppio all’inizio millennio.

Il segnale che ci viene da questa ennesima prova del lento e inesorabile declino industriale italiano è molto preoccupante, per una serie di motivi. Il primo riguarda la dimensione dell’impresa protagonista. Si tratta di un’azienda multinazionale, con sede a Stoccolma, che opera da anni nel settore della produzione di elettrodomestici. Fondata nel 1910, è la terza maggiore azienda del settore, in cui opera dal 1919, sia in Europa sia a livello mondiale. Arrivando in Italia (quattro anni fa), sembrava volesse fare sul serio, rilanciando un’azienda, la Zanussi, che ormai appariva decotta. Ovviamente, nessun’azienda lavora per la gloria o per la beneficenza sociale. L’interesse di Electrolux per l’Italia era duplice: da una parte, occupare un settore, quello degli elettrodomestici, simbolo della storia contemporanea dell’industria (la famosa “industria del bianco”, che caratterizzò il boom economico degli anni Sessanta insieme alle automobili utilitarie), e, dall’altra, la caratteristica essenziale della politica dell’Italia in campo industriale: l’approccio assistenziale nei confronti delle imprese.

Lo Stato italiano, infatti, ha rinunciato da anni a giocare un ruolo attivo in campo economico e, dopo la grande dismissione delle Partecipazioni statali e l’avvento delle privatizzazioni (scelte che hanno accomunato destra e sinistra), non ha fatto altro che foraggiare l’impresa privata con finanziamenti a pioggia e bonus di tutti i tipi. Una stampella più che un volano. Per le multinazionali, insieme con la recente politica fiscale basata sulla flat tax, l’Italia è diventata un punto di attrazione, una specie di paradiso fiscal-industriale, da frequentare quasi senza vincoli, e senza essere costretti a prendere impegni una volta per sempre (o almeno per un futuro certo). L’Italia è diventata un territorio di scorribande di grandi colossi, che riescono spesso anche a evadere le tasse, e che navigano in un pulviscolo di piccole e piccolissime aziende pirata, quelle che firmano i finti accordi che indeboliscono tutta la contrattazione nazionale.

Lo Stato paga, le industrie multinazionali incassano, poi fuggono. Come ha ricordato di recente “Il Fatto quotidiano”, nel febbraio 2024, un accordo per l’innovazione ha garantito il finanziamento di un progetto per Electrolux; pochi mesi dopo, sono arrivati i soldi della Banca europea per gli investimenti. E l’azienda ha beneficiato anche del bonus elettrodomestici. Tre milioni dal Mimit (il ministero che si chiama Made in Italy), i finanziamenti della Banca europea per gli investimenti e i bonus: Electrolux prende i soldi e licenzia in Italia. Negli ultimi due anni, Electrolux ha ottenuto fondi e finanziamenti pubblici per progetti di ricerca e sviluppo, senza contare appunto i benefici indiretti ottenuti dal bonus elettrodomestici, che, per il solo 2025, hanno messo in campo una dotazione di cinquanta milioni di euro per spingere le famiglie a cambiarli. Tra le migliaia di richieste, e nell’elenco dei prodotti ammessi, ce n’erano ben dieci di Electrolux.

Per tutta risposta, Electrolux annuncia le sue intenzioni: la decisione di chiudere la fabbrica di Cerreto d’Esi con i suoi 1700 operai, il settore lavasciuga a Porcia, che vale da solo il 35% dei volumi dello stabilimento, nonché l’addio a tre linee su sei a Forlì, che arriva a due anni e tre mesi, dal momento in cui il ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva sostenuto, con quasi tre milioni di euro, un accordo sull’innovazione e, un anno e mezzo dopo, l’intesa tra la Banca europea per gli investimenti e l’azienda per un finanziamento da duecento milioni per ricerca e sviluppo, principalmente nel sito di Pordenone.

Dobbiamo alzare bandiera bianca? Forse la politica, che pure a parole sbraita, sì. I lavoratori invece non ci stanno. Il 25 maggio prossimo, giorno della convocazione dei sindacati al ministero di Adolfo Urso, sarà sciopero nazionale contro il piano shock da 1700 esuberi. In vista della mobilitazione nazionale, ci sono state già importanti fermate e proteste negli stabilimenti. Molto forte la protesta a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dov’è stata annunciata la chiusura, e a Forlì, dove i licenziamenti sarebbero quattrocento. Scoramento e rabbia tra i lavoratori, tra loro anche coppie, marito e moglie, e quindi famiglie che resterebbero completamente senza occupazione. Si ripete il copione.

La Fiom aveva già lanciato l’allarme con il caso Beko, l’ennesima multinazionale che compra gli stabilimenti italiani per poi chiuderli. Nel dicembre del 2024, il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, aveva detto che, nel momento del passaggio da Whirlpool a Beko, il governo sarebbe dovuto entrare nel capitale, almeno per una prima fase. Ma a seguito delle sollecitazioni del sindacato, è stata invece scelta la strada della golden power, che si è dimostrata inefficace, dal momento che poi sono stati comunicati duemila licenziamenti, e sono a stati messi a rischio di chiusura tre stabilimenti. “Ci batteremo contro questa decisione della multinazionale – disse Michele De Palma – per chiedere il rilancio della produzione di elettrodomestici in Italia da parte di Beko. È evidente che la crisi Beko rischia di essere l’ennesimo preludio per la messa in discussione di un intero settore industriale del nostro Paese”.

Ora la scena si ripete quasi identica per la multinazionale svedese degli elettrodomestici. Vedremo cosa uscirà dall’incontro del 25 maggio. L’unica cosa certa, finora, è la convinzione del ministro Urso di stare sulla strada giusta: replicheremo il modello Whirpool, ha detto. Così il governo se ne infischia di altre proposte, come quella dell’eurodeputato del Pd, Giorgio Gori, che parla di un intervento a tutto campo anche sul caro energetico, abbassando le bollette nei settori esposti ed estendendo i dazi ambientali agli elettrodomestici. Proposte legate al fatto che la crisi del settore deve essere affrontata nel suo complesso, a livello europeo, e non caso per caso.

I motivi economici della crisi del settore sono molti e si intrecciano continuamente. Gli osservatori fanno notare che, dopo il boom di acquisti durante il biennio pandemico, il mercato ha subito una brusca frenata. Inflazione e calo del potere di acquisto del ceto medio, ma soprattutto dei giovani, spingono le famiglie a rimandare la sostituzione degli apparecchi non essenziali, a riparare quelli vecchi o a rivolgersi al mercato dell’usato. Poi bisogna fare i conti, anche in questo settore, con la concorrenza estera e con il caro energia. Il tutto in mancanza di una strategia europea e nazionale. Eppure, il governo nazionalista si mostra sicuro delle sue capacità. E tira dritto, replicando l’antico “modello della stampella” a singole imprese irresponsabili, che sono aiutate (cioè assistite) perché dovrebbero pensare al bene pubblico, mentre in realtà pensano solo agli affari loro.

863
Archiviato inEditoriale
TagsAdolfo Urso Electrolux governo meloni licenziamenti multinazionali Paolo Andruccioli

Articolo precedente

Ridiventeremo filocinesi?

Articolo successivo

Conte apre al centro, per fare cosa?

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie

Pensioni, promesse e tradimenti

Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola

Nucleare, si torna al passato. Con lo spettro delle piccole centrali

Dello stesso autore

Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie

Pensioni, promesse e tradimenti

Nucleare, si torna al passato. Con lo spettro delle piccole centrali

“Senza patria”, un romanzo di confine

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
La Francia di nuovo in fiamme
Rino Genovese    2 Ottobre 2026
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
Ultimi articoli
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
In Brasile ballottaggio in salita per Lula
Claudio Madricardo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA