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Tag: licenziamenti

Crisi del mercato digitale

Anche i ricchi piangono, verrebbe da dire, leggendo i dati del mercato digitale. Dalla ripresa, dopo l’estate, le grandi piattaforme digitali sono in affanno....

Delocalizzazioni, licenziare con garbo

Mentre migliaia di posti di lavoro ballano e le aziende (soprattutto multinazionali) continuano a fare il bello e il cattivo tempo sui mercati internazionali,...

Gkn, i lavoratori vincono il primo round

La vicenda non è chiusa, anche se per ora possiamo registrare una bella vittoria dei lavoratori. A Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, si...

Lavoratori più protetti con i nuovi ammortizzatori sociali. Ma chi paga?

I tempi stringono perché il blocco dei licenziamenti è stato prorogato (almeno per alcuni settori e tipologie di aziende) fino al 31 ottobre. Dal...

Lavoro, una sentenza che fa ben sperare

(Questo articolo è stato pubblicato il 7 aprile 2021) La Corte costituzionale, sulla base di una questione sollevata a Ravenna, ha esteso la tutela...

Gkn, una lotta operaia dal profumo antico

Erano in tanti sabato scorso a Campi Bisenzio. Davvero molti, ed era tempo che non si vedeva una manifestazione così. Davanti c’era un’unica parola secca e determinata, in campo rosso: “insorgiamo”. Senza la retorica dei punti esclamativi. Infatti non è un auspicio, è la comunicazione di un dato di fatto. Come a dire: sta a voi decidere ora cosa fare. Gli operai della Gkn, licenziati via mail (la modernizzazione del vecchio ad nutum), in 422 della fabbrica madre e in 80 delle ditte in appalto – dettaglio, questo, non secondario –, hanno deciso di insorgere contro la decisione della proprietà, il fondo britannico Melrose, che rincorre i fasti della globalizzazione in crisi: chiudere qui per aprire altrove. Non si sa dove. Si conosce invece l’intenzione di far gravare interamente sul costo del lavoro, azzerando gli occupati e cancellando uno stabilimento, le conseguenze della contrazione mondiale in atto nel settore automobilistico.

L’accordo governo-sindacati non scongiura i licenziamenti

Non credo ai miracoli. Eppure sembrerebbe che Draghi ne abbia compiuto uno, a giudicare dalla pletora di lodi che gli cascano sul capo, provenienti da parti che dovrebbero essere opposte, almeno sul tema dei licenziamenti: se per gli uni, i padroni, sono l’implementazione più potente del loro potere di comando, per gli altri, i lavoratori, una questione di sopravvivenza. Specialmente dentro una crisi che li ha decimati e impoveriti. In realtà ci si dovrebbe porre seriamente la domanda su chi è uscito vincente da quelle sette righe e mezzo che costituiscono l’avviso comune firmato da governo e sindacati, con l’intervento determinante della Confindustria. Il più enfatico nel celebrare “l’abilità e la fermezza dimostrata dal presidente Draghi” è senz’altro Carlo Bonomi. Ma il capo di Confindustria non si ferma lì. Va ben oltre. Ascrive alla sua organizzazione il merito di tornare a quello che quest’ultima aveva chiesto a settembre, “un grande Patto per l’Italia”, tale da potersi configurare come “una visione sul futuro” e nell’immediato condizionare il contenuto del testo governativo più volte annunciato sulla riforma degli ammortizzatori sociali.

La scelta saggia del governo Draghi

Questa volta ha prevalso il buon senso e la lungimiranza del governo dei conflitti. L’esecutivo Draghi – che in tema di scelte in campo...

La miccia accesa dei licenziamenti

La sfida dei sindacati è lanciata e l’obiettivo è quello di disinnescare la “bomba sociale” dei licenziamenti di massa, dopo un anno di pandemia...

Sui licenziamenti partita ancora aperta

L’ultima conferma arriva dall’Istat. In un anno sono stati bruciati quasi novecentomila posti di lavoro, mentre nel primo trimestre del 2021 i rapporti di...