La vicenda non è chiusa, anche se per ora possiamo registrare una bella vittoria dei lavoratori. A Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, si continua infatti a lottare contro i 422 licenziamenti dei lavoratori della Gkn, azienda multinazionale di proprietà del Fondo Melrose, attiva nel settore della componentistica. La lettera di licenziamento, però, non c’è mai stata. I lavoratori hanno ricevuto infatti la comunicazione via mail il 9 luglio scorso. E hanno avviato la mobilitazione e denunciato il fatto alla magistratura che ha dato ragione alla Fiom-Cgil. I licenziamenti avrebbero dovuto scattare da oggi (22 settembre), ma per ora sono stati revocati per merito dell’intervento del giudice del tribunale di Firenze che ha utilizzato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, quello relativo al comportamento antisindacale.

“Abbiamo vinto insieme ai lavoratori perché avevamo ragione, i licenziamenti alla Gkn sono illegittimi. Ora il presidente del Consiglio e il ministero dello Sviluppo economico facciano la loro parte e intervengano in tema di delocalizzazioni e per una soluzione che garantisca la ripresa produttiva e l’occupazione nello stabilimento ai lavoratori di Campi Bisenzio e di tutto l’indotto”. Lo hanno dichiarato, in una nota congiunta, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil di Firenze e Prato.

Il nuovo confronto fra Gkn e i sindacati è iniziato male, anzi è stato una falsa partenza. Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e la Rsu dell’azienda di Campi Bisenzio non si sono presentati all’incontro convocato ieri (21 settembre) dall’azienda, intenzionata a riavviare il percorso di consultazione, così come richiesto dal tribunale di Firenze che ha revocato la procedura di licenziamento. “Siamo disponibili al confronto, ma in sede istituzionale, e chiediamo che sia il ministero dello Sviluppo economico a convocare gli incontri”, ha fatto sapere la Fiom-Cgil di Firenze, che aveva depositato in tribunale il ricorso per comportamento antisindacale.

Dall’azienda non trapela ancora nulla di ufficiale: tuttavia già la direzione di Gkn aveva fatto notare come il giudice avesse sì revocato la procedura di licenziamento, ma la sentenza (che peraltro sarà impugnata, come annunciato) non avesse intaccato la decisione di chiusura della fabbrica. Ora si dovranno capire le reali intenzioni del gruppo finanziario sul futuro della produzione in Italia. La notizia della revoca è stata comunque accolta con grande gioia dai lavoratori. Ed è stata commentata positivamente dal sindacato e da vari esponenti politici.

“La sentenza di Firenze – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – è molto importante e riconferma il valore della contrattazione, il valore del sindacato e delle relazioni sindacali”. Per il leader della Cgil, che per tanti anni ha diretto il sindacato dei metalmeccanici, si tratta di “un primo passo che ha ripristinato delle condizioni di partenza, ma adesso c’è bisogno di un intervento anche del governo, oltre che del territorio, perché bisogna evitare che l’azienda ribadisca semplicemente che la sua strada è quella di chiudere, di andarsene”. Ha aggiunto Landini: “Abbiamo bisogno che il governo intervenga, perché bisogna dare una prospettiva a quei lavoratori e va difeso anche il territorio e la competenza del territorio. Vanno anche fatti quei provvedimenti legislativi che possono favorire questo processo. Allo stesso tempo non va escluso il confronto con tutti quei soggetti che potrebbero essere interessati a dare una continuità produttiva a quell’azienda. Ci auguriamo che nei prossimi giorni e nelle prossime ore il governo in prima persona svolga fino in fondo la propria funzione”. 

“Innanzitutto la vicenda dei lavoratori Gkn colpisce tanto e colpisce molti perché in questa vicenda dal 9 di luglio in poi si manifesta la dignità operaia. E per questo Paese è un grande bene, di cui dovremmo sempre prenderci cura e saper rispettare”. Lo ha detto il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ai microfoni de La7 nel corso della trasmissione “Tagadà”. “Quello che è successo nelle aule di giustizia di Firenze – ha proseguito Fratoianni – è un primo buon risultato di una lotta straordinaria, che consente di guadagnare tempo. Ora quel tempo deve essere utilizzato presto e bene, e lo dico al governo: si mettano subito al lavoro, sono già in ritardo, perché servono norme contro le delocalizzazioni ora e non domani, e sia un decreto capace di intervenire e non una scatola vuote piena solo di buone intenzioni inefficaci. Venire a conoscenza del proprio licenziamento via email o WhatsApp è particolarmente brutale, ma non è che se ai lavoratori della Gkn fosse arrivato il licenziamento in forme più gentili non cambiava la sostanza. Ma quando ci sono aziende che per massimizzare i profitti, pur guadagnando, spostano i siti produttivi in altre parti d’Europa il governo italiano che diavolo vuole fare? Io penso che sia arrivato il momento di mettere il carico da novanta. Lo Stato deve tornare a svolgere una funzione, si chiama responsabilità della politica. Sennò qualcuno mi dica cosa diavolo ci sta a fare il ministero dello Sviluppo economico? Il notaio testamentario delle chiusure e dello smantellamento del nostro sistema industriale?”.

Gli imprenditori non ci stanno però ad accettare generalizzazioni contro le aziende e la finanza. “Le multinazionali presenti in Toscana sono da sempre una grande risorsa per il nostro tessuto economico: investono, danno lavoro e sono driver di innovazione. Lo sa bene anche la Regione Toscana, con cui stiamo portando avanti, attraverso Invest in Tuscany e la nostra Commissione multinazionali e grandi imprese, una proficua azione per migliorare l’attrattività del nostro territorio e sulla retention delle imprese già presenti. Dall’assessore di una Regione che è fra le prime in Italia per la presenza di investitori esteri, francamente non mi aspettavo generalizzazioni tanto semplicistiche”.

Lo ha detto il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi, replicando alle affermazioni sulle multinazionali contenute nel comunicato dell’assessora regionale al Lavoro e alla formazione, Alessandra Nardini, a proposito della vertenza Gkn. “All’assessora voglio ricordare – ha continuato Bigazzi – che oltre il 70% dei nuovi investimenti sul territorio, capaci di attivare ricadute positive sulle filiere e in termini di addetti, spesso con percorsi virtuosi, arrivano proprio dalle multinazionali”.

Ma le difese d’ufficio e gli appelli a favore delle imprese e delle multinazionali non tengono. La politica si divide, ma fa registrare strane sintonie. Da destra, per esempio, è Giorgia Meloni che continua a lanciare strali contro la delocalizzazione, mentre attacchi ai “padroni cattivi” si registrano anche nelle aree politiche moderate e da sempre simpatizzanti con l’impresa. “Quello di Gkn – ha detto Carlo Calenda (ex ministro nei governi Renzi e Gentiloni e oggi candidato alla poltrona di sindaco nella capitale) – è stato un comportamento indegno. Serve una normativa anti-delocalizzazione. Io personalmente ho inviato al governo una bozza che mi pare sia stata in larga parte accolta. Per esempio, credo che ci vogliano più di sei mesi per gestire una delocalizzazione. La legge contro le delocalizzazioni va fatta e va fatta immediatamente. Chiudere dall’oggi al domani stabilimenti come fanno alcune multinazionali è una roba che non si può sentire”. Domani vedremo cosa si reciterà in proposito sul palco di Confindustria.