• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Ex Ilva, ci siamo? No, per niente

Ex Ilva, ci siamo? No, per niente

Ancora molto incerto il futuro di Taranto. Il prossimo 15 settembre ne sapremo di più

9 Settembre 2025 Guido Ruotolo  1475

Non c’è via d’uscita per Taranto. La città pagherà in ogni caso un prezzo altissimo. È in agonia il mostro che sputava lingue di fuoco, quello che fu il più grande impianto siderurgico d’Europa a ciclo integrale, diventato oggi in gran parte un ammasso di ferro arrugginito, di impianti che scricchiolano, obsoleti, di treni nastri e laminatoi immobili, di altiforni spenti, in disarmo, in manutenzione, pericolosi per i lavoratori e la popolazione, e una slot-machine che produce debiti su debiti.

Oggi giurano di volerlo rianimare, il mostro, di volergli garantire nuova vita cambiandogli il motore che, da tossico, dovrebbe diventare green, sostituendo gli altiforni a carbone con i forni elettrici. E barano, perché prima che gli altiforni escano di scena ci vorranno dieci anni (gli enti locali sarebbero disposti a tollerare una fase di transizione al massimo di cinque anni, e a certe condizioni). E per dieci anni almeno Taranto continuerà a essere sepolta da polveri e veleni. Dei tre altiforni necessari a produrre sei milioni di tonnellate di acciaio all’anno, oggi solo uno è in funzione. Per riattivare gli altri due (uno è sotto sequestro della magistratura) ci vogliono soldi e tempo. Ma per dare vita alla transizione ecologica, e per pagare i debiti arretrati, ci vogliono miliardi di euro. I visionari di palazzo Chigi immaginano di prendersi il merito di avere trasformato l’Italia postindustriale in un mondo green. Però è tutta una finzione. Un sogno lungo una stagione. Il prestigiatore Adolfo Urso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, si prepara allo show del 15 settembre, quando si sceglierà di giocare la partita del futuro dell’acciaieria con l’impresa che convince di più.

Sono davvero poche le società o le cordate di aziende e fondi che si sono presentate fino a oggi alla “manifestazione d’interesse”: il fondo americano “Bedrock Industries Management”, l’indiana “Jindal Steel International” e la “Baku Steel Company”. Ma ci sono anche altre aziende interessate a inglobare pezzi di aziende siderurgiche di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), nel momento in cui dovesse fallire “l’interesse” per l’acquisizione di tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia. Il gruppo Marcegaglia è interessato ai tubifici di Salerno, Racconigi e Socova a Sénas (Francia). Interessate a singoli stabilimenti ex Ilva anche le società “Eusider Group”, “Sideralba”, “Profilmec”.

Insomma, quella che si concluderà il 15 settembre, è una gara poco entusiasmante, il cui esito sarà di certo una mattanza di posti di lavoro.

In queste ore che precedono l’apertura delle buste della gara, il ministro Urso ha mandato tre messaggi chiari. Ha scritto al sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, dichiarandosi disponibile a un confronto in città, pur se deluso dalla bocciatura della richiesta di un rigassificatore nel porto di Taranto per alimentare i nuovi forni elettrici e gli impianti del nuovo combustibile green, il “preridotto”. Dire no al rigassificatore – sostiene il ministro – “limita” le possibilità di avere imprese interessate agli impianti siderurgici. Il secondo messaggio l’ha lanciato da Cernobbio, sabato scorso: “Mi auguro che si possano esaminare dei progetti competitivi e sfidanti che il più grande sito siderurgico europeo merita”. Urso sbatte la porta in faccia a ogni illusione di nazionalizzazione degli impianti, se dovessero fallire le trattative con i privati: “È incostituzionale nazionalizzare le imprese siderurgiche o le aziende che operano in regime di concorrenza”. Infine, il ministro Urso in video call ha discusso con il presidente uscente della Calabria, Roberto Occhiuto, sulla possibilità di far nascere a Gioia Tauro il polo nazionale di produzione di “preridotto”, cioè del materiale che diventa acciaio nei forni elettrici. Con il porto e le banchine a disposizione, Gioia Tauro sarebbe in grado di coprire il fabbisogno di “preridotto” per le aziende siderurgiche italiane.

Quello di Urso è un ricatto per imporre il rigassificatore che Taranto ha bocciato. Non serve, è una bomba a orologeria, e soprattutto un ostacolo allo sviluppo del porto commerciale (oggi anch’esso in profonda crisi). Questa è la tesi del Comune di Taranto. A luglio, faticosamente fu definita la nuova Autorizzazione impatto ambientale (Aia), con i pareri contrari di Regione Puglia, Provincia, Comune di Taranto e Statte, e che l’associazione ambientalista e pacifista “Peacelink” si appresta a impugnare. Anche l’accordo di programma fu un mezzo fiasco e il governo decise di prendere tempo lanciando la nuova gara di “manifestazione di interesse” per dare un futuro all’impianto siderurgico tarantino.

È evidente che la questione del rigassificatore è stata congelata. In questi giorni, anche gli agenti marittimi del porto di Taranto sono mobilitati a suo favore (“garantirebbe mille nuovi posti di lavoro”). Ma secondo il Comune di Taranto con i 2,5 miliardi di metri cubi di gas già disponibili per l’Ilva, si possono alimentare i tre forni elettrici e un impianto di produzione del “preridotto” (Dri). Aspettando di trovare altro gas via gasdotti della rete Snam, a Taranto si può partire con uno dei tre impianti. Il ministro Urso però prospetta il via libera al Polo Dri di Gioia Tauro. Dunque il futuro dell’ex Ilva, e di Taranto, è molto incerto. In gioco non ci sono solo ottomila posti di lavoro che diventano diecimila con l’indotto, ma il futuro dei tarantini e dell’ambiente.

1.534
Archiviato inArticoli
Tagsex ilva Guido Ruotolo nuova gara Taranto

Articolo precedente

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Articolo successivo

Violenza maschile in rete

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Dello stesso autore

Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Ex Ilva, l’attesa e la morte

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, ancora in attesa
Guido Ruotolo    17 Settembre 2026
Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze
Stefania Limiti    16 Settembre 2026
Electrolux, il conflitto
Paolo Andruccioli    16 Settembre 2026
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno
Paolo Barbieri    14 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA