Ma che è successo tra Natale e la Befana? Perché quella che un tempo fu la sinistra democratica e progressista, e i nuovi iscritti a questo fronte che aspirano a conquistarne la leadership, hanno deciso di suicidarsi collettivamente? Tutto porta a un’amara considerazione: il 2023 sarà l’anno dell’eclissi della ragione e, dunque, della pura sopravvivenza della sinistra che fu. A Natale eravamo convinti di potercela prendere, alla fine, con uno dei due contendenti della sinistra (con i relativi satelliti), colpevoli di voler riaffermare la propria supremazia, a discapito di una ragionevole affermazione di una coalizione di forze che vogliono sconfiggere la destra e ricostruire una nuova sinistra. 

Ma oggi tra i due contendenti si è avviata una contesa tra sordi. Eravamo partiti con Carlo Calenda (Azione), che ha lanciato, alle regionali del 12 e 13 febbraio nel Lazio, la candidatura alla presidenza della Regione di Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità della giunta Zingaretti. Contemporaneamente, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha posto il tema della costruzione di un inceneritore per Roma. Il piano rifiuti della Regione non prevede nulla di tutto questo. Ma ora la coalizione che sostiene D’Amato ha nel suo programma la costruzione dell’inceneritore.

Stante così la situazione, i 5 Stelle (che pure a Milano hanno accettato, alla fine, la candidatura a presidente della Lombardia di Pierfrancesco Majorino) lanciano la candidatura di Donatella Bianchi, giornalista ecologista, per guidare la Regione Lazio. E il presidente Giuseppe Conte battezza l’alleanza con “Coordinamento 2050”, nel quale si riconoscono pezzi di società civile, dei sindacati, del terzo settore, Sinistra italiana, e i fuoriusciti da Articolo uno, che mal hanno digerito l’avvicinamento al Pd, più alcuni ambientalisti del secolo scorso.

Alla vigilia della presentazione delle liste, in extremis, c’è un tentativo di rimescolamento delle carte. Con il nuovo anno, Alessio D’Amato, ha lanciato un messaggio molto chiaro: “Se si volesse fare un accordo anche in extremis, se Bianchi volesse fare un ticket, sarebbe cosa gradita”. In sostanza, il candidato Pd chiede alla candidata Bianchi di correre come vicepresidente della Regione Lazio. 

I sondaggi danno il candidato del centrodestra, Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa, al 42,6%; il candidato D’Amato al 34,8 e Donatella Bianchi al 18,3%. Con questi numeri il centrodestra conquisterà la Regione Lazio più per demerito degli altri che per propri meriti. Ma se le forze che sostengono D’Amato e Bianchi si unissero, l’esito delle elezioni non sarebbe più scontato.

Invece di andare a vedere l’offerta di D’Amato, i 5 Stelle e la macchina “da guerra” messa in moto da Loredana De Petris e Paolo Cento, storici verdi capitolini, rifiutano sdegnati l’offerta: “D’Amato si assegna da solo il posto di capotavola”.

Naturalmente, dall’altro fronte, gli esponenti di +Europa e Azione, come avvoltoi che si lanciano sulla preda ferita, lanciano l’ultimatum al Pd: “O con noi o contro di noi. I 5 Stelle non possono presentarsi con noi”.

D’Amato rimane fermo sulla sua proposta, ma avverte, a poche ore dalla presentazione delle liste: “Il matrimonio si fa in due e se non c’è la volontà dall’altra parte, noi comunque correremo, e io lo farò per vincere”. Lineare, il ragionamento. È chiaro che il candidato Pd, nel momento in cui lancia una proposta di accordo ai 5 Stelle, è ben consapevole di dover rinegoziare il programma elettorale.

Donatella Bianchi, però, fa finta di non capire: “Non ci sono più margini. Io sono arrivata quando era saltata la possibilità di intesa, e comunque gli accordi si fanno sui programmi, mentre il Pd ha scelto il candidato e l’inceneritore”.

Dunque, siamo alla guerra fratricida? Il segretario del Pd romano, Andrea Casu, accusa i 5Stelle di “irresponsabilità”, di lavorare per la sconfitta del Pd. E quindi il problema è chi conquista il primato nella sinistra progressista? Conte sembra determinato nel voler chiudere la partita a suo vantaggio. I sondaggi danno il Pd in caduta libera, mentre i 5 Stelle hanno superato in percentuale di voti il partito che si appresta a eleggere il nuovo segretario al congresso.

Ma è proprio necessario che nessuno ascolti l’appello ragionevole di tremila firme (da Fabrizio Barca a Tomaso Montanari, da Giorgio Parisi a Luciana Castellina): “Non vogliamo scegliere con chi perdere”?