• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » La trappola cubana

La trappola cubana

19 Luglio 2021 Livio Zanotti  1544

Fa più notizia un morto a Cuba che cento in Colombia, commentava all’indomani delle grandi proteste di domenica 11 luglio il generale Álvarez Casas, ministro degli Interni cubano, con l’intenzione di denunciare il pregiudizio che animerebbe l’informazione internazionale o gran parte di essa contro il regime dell’isola caraibica. L’altro giorno, a poche ore dalla riunione straordinaria di governo a cui ha partecipato anche il novantenne e ufficialmente a riposo Raúl Castro, sarebbe stato sul punto di dimettersi. Poi quest’intenzione è stata attribuita a un suo vice. Il presidente Díaz-Canel ha smentito tutto. Il ministro degli Esteri, Rodríguez Parrilla, nega perfino che le migliaia di persone in piazza, l’intervento della polizia e gli arresti, costituiscano un’esplosione sociale. È stata – dice – una congiura mediatica orchestrata da Miami, dove ancora comandano i repubblicani di Trump.

Però dalla Cia, che a Cuba forse è inoperosa ma non disinformata, lasciano intendere (“New York Times”, 13.07.21) che non è necessario vedere Díaz-Canel come un satrapo. Più probabilmente – spiegano dal Dipartimento di Stato – all’Avana prevale un problema d’inerzia comunista. Non ignorando che, per quanto ogni medico cubano sparso per il mondo venga sospettato di essere un agente castrista (ma perfino Bolsonaro in Brasile non ha potuto farne a meno), in realtà sono ex paramilitari ed ex guerriglieri colombiani ad affollare il mercato mercenario dei military contractors da Panama a Haiti. E lo stesso Joe Biden, preso com’è dalla recovery interna e atlantica per meglio fronteggiare la sfida cinese, spera che alla ribollente pentola latino-americana non salti proprio ora il coperchio (Washington ha osservato prudente distanza anche dal tormentoso processo elettorale peruviano, finalmente giunto al riconoscimento della vittoria di Pedro Castillo da parte del tribunale elettorale).

È stato lui, del resto, come vice di Barack Obama, a ricucire un po’ alla volta nel 2015 le relazioni diplomatiche con Cuba interrotte da mezzo secolo, aprendo il cammino alla ricerca di una normalizzazione. Non immaginando che, nella sua irragionevolezza, Donald Trump avrebbe poi stracciato tutto, favorendo di fatto l’inanità cubana, il suo statu quo. Dunque Biden è del tutto convinto della necessità di un processo negoziale e graduale. Ma anche ben consapevole dei suoi rischi politici internazionali e interni agli Stati Uniti (per un’ostilità, che è di principio, tra i repubblicani, senza lasciare del tutto indenni neanche certe frange democratiche degli Stati meridionali). Ha perciò detto quel che non poteva non dire di fronte a questa nuova crisi, incoraggiando il popolo cubano a rivendicare libertà. Per affidare poi la vicenda al funzionario responsabile del Dipartimento di Stato.

Malgrado l’incapacità del sistema di spostare capitoli di bilancio da una voce all’altra per lenire la crisi resa feroce dal Covid (per esempio, destinare ad alimenti spese previste per investimenti militari e infrastrutture di servizio), i dirigenti cubani non sono degli sprovveduti. Sulla questione storica dell’embargo con cui, contro le convenzioni internazionali e decine di voti all’assemblea generale dell’Onu, gli Stati Uniti tentano da sessant’anni di soffocare l’economia dell’isola, non si aspettano miracoli. Chiedono però la sospensione del titolo terzo della legge Helms-Burton sulle sanzioni economiche, affinché possano importare merci farmaceutico-sanitarie anti-Covid. Al Dipartimento di Stato sanno benissimo che si tratterebbe di una deroga giustificata, anzi suggerita da elementari criteri umanitari. Di fatto, una nuova apertura di credito al dialogo come metodo.

Nel sollecitarla ufficialmente, in nome del diritto internazionale, all’Avana comprendono tuttavia che quest’apertura implicherebbe una qualche reciprocità. E la riunione di emergenza del governo in cui è intervenuto Raúl Castro deve averne discusso. A rendere necessaria la sua imprevista presenza, sono state ragionevolmente tre preoccupazioni su molte altre: come contenere e disinnescare la protesta senza degenerare nella repressione di massa; cosa concedere agli Stati Uniti per favorirne la disponibilità; e quale via seguire per creare nel Consiglio di Stato e ai vertici del potere la maggioranza destinata a sostenerla. Per quanto se ne sa (non moltissimo), i massimi capi militari sarebbero più pragmatici dell’alta burocrazia di partito. Poiché, mentre i primi ritengono di avere comunque una funzione insostituibile, quest’ultima per garantirsi un’identità ha bisogno di sciogliere alcuni nodi ideologici.

Nelle battaglie rivoluzionarie, poi nel corso dei sessant’anni di governo, il volontarismo castrista ha via via perduto i suoi protagonisti storici. E sebbene indispensabili per spiegare la traiettoria di grandi personaggi come Fidel e il “Che”, Camilo, Raúl, Frank País, Abel Santamaria – in sintesi le ragioni e lo spirito di un’epoca –, hanno perduto vigenza anche i loro riferimenti teorici. Il concetto di Frantz Fanon sulla violenza distruttrice del colonialismo, viene da tempo dibattuto in rapporto all’evoluzione della cultura dello Stato moderno anche tra i popoli originari. Il monopolio legittimo della forza, affidato da Max Weber agli Stati nazionali, quanto meno in linea di principio, vede oggi limiti e contrappesi in una società civile internazionale ben più ampia e articolata. Il militarismo che ha impregnato di sé la storia di Cuba, prima e dopo Castro, non è più “quell’obbligo universale, mezzo e fine dello Stato” di cui parlava Walter Benjamin.  

Tratto dal blog di Livio Zanotti

1.555
Archiviato inAmerica latina Dossier Editoriale
TagsÁlvarez Casas colonialismo Cuba Díaz-Canel Joe Biden Livio Zanotti proteste Raúl Castro Stati Uniti

Articolo precedente

Genova 2001, qualcosa rimane

Articolo successivo

Il meticciato sarà il nostro futuro

Livio Zanotti

Articoli correlati

Sul declino industriale dell’Occidente (2)

Argentina, miseria senza fine

I talebani corteggiano Washington

Guerre parallele

Dello stesso autore

Lula sostituisce il comandante generale dell’esercito

Brasile, Bolsonaro ormai senza chance

Sudamerica, un subcontinente sotto pregiudizio

In Brasile vince la democrazia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA