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Tag: proteste

La Cina tra proteste interne e iperattivismo geopolitico

Paranoia anti-Covid. Dietro quello che sta succedendo in questi giorni in Cina –confinamenti durissimi e proteste massicce della popolazione in tutto il Paese –,...

Sudan, l’impossibile dialogo tra militari e civili

Da tempo la violenza e l’instabilità politica in Africa la fanno da padrone. Il Sudan, tre anni dopo la deposizione dello storico presidente Omar...

Cuba ormai al capolinea

L’11 luglio dello scorso anno migliaia di cubani scendevano in piazza in diverse province del Paese al grido di “libertà” e “abbasso la dittatura”,...

Ecuador, il movimento di protesta raggiunge un accordo con il governo

All’inizio delle proteste il ministro della Difesa, Luis Lara, aveva detto che le forze armate non avrebbero permesso “un altro ottobre 2019”, riferendosi alle...

Cile, la rivolta mapuche

Le comunità indigene in Cile sono più di dieci, riconosciute dalla Ley de desarrollo indígena. Tra queste, quella mapuche rappresenta la più numerosa: sono...

Genova tra chimica e cabinovia

In una città da tempo piuttosto addormentata, e troppo anziana per agitarsi più di tanto, fanno notizia le ormai rare mobilitazioni popolari. Complice probabilmente...

Corsica, una sommossa che dura da più di quindici giorni

Una sommossa, non si può definire diversamente ciò che sta accadendo nella île de beauté (“l’isola della bellezza”) da quando, il 2 marzo scorso,...

Tunisia e Libia, rebus geopolitico alle porte dell’Europa

Tra consenso e rivolta. In Tunisia il colpo di Stato dello scorso 25 luglio messo in atto dal presidente Kaïs Saïed comincia a suscitare...

Le elezioni francesi specchio della crisi europea

A differenza dell’Italia, la vita politica francese è stata scossa negli ultimi anni da agitazioni sociali di notevole portata, delle quali l’aspetto senza dubbio più rilevante, anche per la sua capacità di durata, è stato il movimento dei “gilet gialli”. Non c’è stata però alcuna osmosi tra l’intensità delle proteste – che a tratti hanno assunto la virulenza della sommossa – e i partiti di sinistra. Non parliamo del Partito socialista che, dopo il disastro della presidenza Hollande, è ancora lì a leccarsi le ferite, e guarda soprattutto ai ceti medi urbani (i cosiddetti bobos), mentre lì si trattava di un composito mondo a prevalenza “bianca” (questo va sottolineato) e rurale, essendo i “gilet gialli” anzitutto figli del rancore della provincia contro la capitale Parigi; ma neppure il residuale Partito comunista e i più pimpanti “populisti di sinistra” della France Insoumise si sono giovati dell’onda “gialla”, tant’è che entrambi sono oggi al palo nei sondaggi. È la destra – se non l’estrema destra, con le sue due candidature – che al momento è favorita per il passaggio al secondo turno nelle elezioni presidenziali dell’aprile prossimo, per tacere del forte astensionismo che tutti gli osservatori si aspettano.

In questa situazione, senza nulla di più che un patto elettorale minimalista, la sinistra avrebbe dovuto unirsi per poter portare una propria candidatura al ballottaggio. Non perché vincente, ma proprio perché perdente – e se non altro al fine di evitare la bruttura “repubblicana” di un possibile arrivo in finale di un Nosferatu di estrema destra come Zemmour. Ciò tuttavia non è possibile anzitutto per la posizione settaria dell’ex trotzkista ed ex socialista Mélenchon – riciclatosi come leader di una specie di Podemos francese che non esiste granché nella realtà –, ma, incredibilmente, neppure per i verdi e il Partito socialista, pur vicinissimi tra loro su molti temi, che si preparano a correre separati, mentre la “radicale di sinistra”, Christiane Taubira, ancora esita a lanciare una propria candidatura unitaria, che appare ormai fuori tempo massimo.

Cuba, quiete apparente dopo la tempesta

Lunedi 26 luglio poche manifestazioni a Cuba. L’anniversario dell’avvio della rivoluzione nel lontano 1953 è stato ricordato soprattutto a Santiago – dove si diede l’assalto alla caserma Moncada – e in tv. Non c’è stato il tradizionale raduno in una città per premiarne la particolare laboriosità negli ultimi dodici mesi. A sconsigliare particolari festeggiamenti sono i dati di diffusione del Covid, attestati su una curva non in discesa, nonostante l’avvio della campagna di vaccinazione con dosi di siero made in Cuba.

A due settimane dalle proteste dello scorso 12 luglio, la situazione è tornata sotto controllo; sottotraccia resta lo scontento che attende risposte positive. Gli specialisti sanitari cubani sostengono che sulla diffusione del virus si pagano proprio quegli “assembramenti” di quindici giorni fa, com’è avvenuto da noi – facendo un irriverente parallelo – per i festeggiamenti delle vittorie nei recenti campionati europei di calcio. La priorità, anche per recuperare consenso, resta in questi giorni la campagna contro la pandemia, che procede a rilento per mancanza di materie prime utili alla fabbricazione di vaccini (3.117 nuovi contagi, lunedì 26 luglio, e 22 morti).