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Home » Articoli » Papa Francesco e le donne all’altare. La nuova liturgia

Papa Francesco e le donne all’altare. La nuova liturgia

Superando il clericalismo, il pontefice chiede alla Chiesa di aprirsi alle periferie, al governo laicale e femminile, di superare l’androcentrismo, il sistema patriarcale, le caste che guidano

26 Gennaio 2021 Riccardo Cristiano  1213

Con la sua recente riforma Francesco ha dato (o meglio ridato) vita a una Chiesa nella quale donne con il camice bianco e i simboli liturgici – come il libro e il calice – saliranno sull’altare in virtù di una benedizione episcopale. È davvero un “fatterello” come si è detto?

La Chiesa si è lungamente definita società perfetta, ritenendo la sua forma voluta da Gesù e quindi la migliore per ogni società. Questa forma è profondamente cambiata nel corso del secoli, cristallizzandosi a lungo in quella medievale, clericale ed escludente delle donne, non solo dal sacerdozio, ma da tutto, perché affidava ogni ruolo e compito a seminaristi e sacerdoti, che possono essere solo maschi.

In questa società perfetta dei non uguali c’era una classe, la casta sacerdotale e gli aspiranti tali, cioè i seminaristi, suddivisi lungo tappe o scalini che conducevano al sacerdozio. Dimenticato il carattere comunitario di nascita, la Chiesa si affidava a un clericalismo ascensionale, che cominciava per i seminaristi dopo il primo anno di formazione, quando il giovane seminarista riceveva la batina, l’uniforme dell’esercito di Cristo. Quindi era l’ora della tonsura: il vescovo tagliava i capelli del seminarista a forma di croce, quel momento segnava l’ingresso nello stato clericale.

Anche se il sacramento dell’Ordine è uno, esso era diviso in gradi, e il seminarista saliva un gradino alla volta: prima diventava ostiario, cioè poteva aprire e chiudere la Chiesa,  prendersi cura dei vasi sacri. Poi diventava lettore: leggeva le lettura delle sacre scritture e catechizzava il popolo. Quindi diventava esorcista, cioè scacciava il diavolo dai posseduti, poi accolito, che vuol dire che poteva servire il celebrante durante la messa, poi sottodiacono, facendo voto di castità e potendo anche aiutare la vestizione del vescovo. Il passo successivo, quando diventava diacono, era importantissimo: finalmente poteva servire all’altare. Accedere al diaconato equivaleva a poter annunciare il Vangelo, battezzare e predicare. Poi si arrivava al vertice della piramide, entrando nel sacerdozio. Questa struttura piramidale arrivava poi ai livelli apicali, vescovo e infine al vertice della piramide con il Papa, imperatore più che re.

Questo era il sistema che il Concilio di Trento, in risposta alla protesta di Lutero che riconosceva solo il sacerdote in un sistema per il resto comunitario, asserì che chi avesse discusso tutta la struttura, la piramide, sarebbe stato scomunicato. Dunque la Chiesa era il clero e la forma liturgica esprimeva il clericalismo alla perfezione: la Chiesa era spaccata da una balaustra, da una parte c’erano il clero e l’altare, dall’altro i fedeli laici. Il sacerdote dava loro le spalle, guidandoli verso Dio, verso la Verità, che lui solo conosceva.  

Tutto questo è stato ricondotto dal Concilio verso l’ordine delle origini: gli altari sono tornati ad essere una mensa eucaristica che unisce l’assemblea.  La celebrazione non è stata più un fatto riservato al sacerdote: il suo ministero (che in linguaggio ecclesiale vuol dire “servizio”) si univa al ministero dei laici. Tutti i fedeli così diventavano ministri. Paolo VI diede forma a questa nuova liturgia di un popolo di Dio nel quale tutti sono ministri abolendo l’ordine ascensionale verso il sacerdozio che abbiamo descritto e affidando quei compiti ai laici. I vari ministeri descritti erano affidati ai lettori e accoliti, tutti laici! Questi ministeri, come accennato, venivano affidati ai laici con apposito rito celebrato dal vescovo, dando accesso ai paramenti e per sempre.

Ma superare il clericalismo, sistema coerente con il sistema monarchico, anti repubblicano, non poteva essere fatto, 48 anni fa, superando anche l’androcentrismo, cioè l’ordine patriarcale. E così la riforma di Paolo VI ha dovuto escludere le donne anche da questi ministeri di lettura durante la Messa e di aiuto al sacerdote, ad esempio nella distribuzione delle ostie.
Chi osserva che nei fatti da decenni questa discriminazione, teologicamente infondata, perché per accendervi è richiesto solo il battesimo, era superata non tiene conto che nessun atto episcopale ha mai dato ufficialità a questa “prassi”.

Quindi le donne leggevano durante le funzioni religiose, ma senza avere né affidamento del compito né il titolo per farlo né potere mai, di conseguenza, indossare i paramenti. Erano tollerate. Ora, 48 anni dopo, la società perfetta che non divide più tra classe sacerdotale che fa tutto e laici che seguono, apre ufficialmente i ministeri citati alle donne. E difficilmente si potrà giustificare l’esclusione per altri 48 anni delle donne dal diaconato, visto che i diaconi non sono sacerdoti.

Lo stesso Giovanni Paolo II ribadì che le donne non possono accedere al sacerdozio: quindi disse che potrebbero accedere al diaconato, no? Nei primi secoli sappiamo che c’erano donne diacone. Poi le cose sono cambiate. Adesso che le donne possono leggere, perché non potrebbero predicare come predicavano? Non nasce così una nuova società, non più verticista, clericale, maschilista? Francesco anni fa ha parlato di conversione del papato, vedendolo come una sorta di vertice basso che recepisce tutte le istanze e non che le impone dall’alto. Ha parlato quindi di Chiesa in uscita, aperta all’altro, non più succube del clericalismo.

La prima apertura doveva essere dunque al primo “altro”, la donna. Solo aprendosi all’altro femminile si diventa Chiesa, cioè società non più patriarcale ma aperta. Questa società è moderna, valorizza le diversità, rispetta e non impone. Accantonare il verticismo significherà presto anche abbandonare il centralismo uniformante, quello per cui in tutto il mondo i seminari sono uguali a sé stessi, il catechismo è uguale a sé stesso, tutto è come a Roma. Un cambiamento epocale. Nella società che si ritiene la società prefigurata da Gesù e che ha modificato nel corso dei secoli quasi tutte le sostanze comunitarie del sistema originale, tutti tornano veri ministri, con ruoli che non sono maggiori e minori, ma diversi, come uomini e donne.

Superando il clericalismo Francesco chiede alla Chiesa di aprirsi alle periferie, al governo laicale e femminile, di superare l’androcentrismo, il sistema patriarcale, le caste che guidano. La società perfetta torna ad essere popolo di uomini e donne. Un fatto enorme.

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