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Tag: Turchia

Che cosa c’è nell’ostilità della Turchia all’ingresso di Svezia e Finlandia...

Dal mai ratificato e mai applicato Trattato di Sèvres del 1920 (firmato, dopo la Prima guerra mondiale, tra le potenze alleate e l’impero ottomano),...

Tra Erdoğan e il saudita bin Salman, pace fatta

Dopo il trasferimento dell’inchiesta sull’uccisione del dissidente e giornalista saudita Jamal Khashoggi da Ankara a Riad, ecco l’ulteriore passo del presidente turco Recep Tayyip...

La Siria nello scenario geopolitico attuale

Marzo 2011: in Siria andava in scena una delle tante “primavere arabe” che fecero sperare (in particolare il presidente statunitense di allora, Barack Obama)...

Turchia, un caso di “Realpolitik”

Una vera e propria guerra fredda con gli alti e bassi tipici di ogni conflitto. Non stiamo parlando degli Usa, della Russia o della...

Erdogan in Afghanistan?

L’economia turca, a dir poco, traballa. Le banche turche, a dir poco, traballano. La lira turca, a dir poco, traballa. E il consenso politico? A dir poco, traballa. Eppure Erdogan appare sempre pronto a rilanciare. Si chiama Afghanistan la sua nuova opportunità.

Tra i mille interrogativi che in queste ore si pongono riguardo al ritiro degli Usa e degli alleati europei dall’Afghanistan, il più interessante riguarda quello turco. Infatti anche la Turchia, membro della Nato, è in Afghanistan. Vi è con seicento militari, di stanza all’aeroporto internazionale di Kabul. Ma, a differenza degli altri Paesi della Nato, la Turchia non ha annunciato alcun ritiro dall’Afghanistan, e questo ha innervosito i talebani: il 12 luglio fonti ufficiali talebane hanno definito sgradita l’idea turca di assumere il controllo della sicurezza all’aeroporto internazionale di Kabul, aggiungendo che ciò “avrebbe conseguenze”.

Migranti: da Minniti a Draghi nulla è cambiato

C’è un numero di passaporto intorno a cui l’Italia oggi dovrebbe discutere per chiarirsi le idee su come il nostro Paese affronti – coerentemente, da almeno cinque anni – la questione “migranti”. Intanto è bene chiarire che si è trovato il modo per definirli tutti “migranti forzati”. Mi sembra l’unica definizione corretta e li chiamerò così. Ma veniamo al numero: G52FPYRL; è quello del passaporto di Abd al-Rahman al-Milad, detto Bija, il potente capo della guardia costiera libica ospitato nel 2017 in Italia, quando al Viminale c’era Minniti, per quei negoziati che dovevano avviare a soluzione la questione del controllo delle coste libiche.

Accusato di essere un trafficante di uomini, di petrolio e di armi, Bija dichiarò che quello era il suo passaporto, con il quale era entrato in Italia, con tanto di visto. La circostanza fu smentita dal governo Conte 2, che negò che fosse quello il documento di Bija. Se era venuto in Italia, ci era venuto da clandestino. Ora, però, è l’Interpol a confermare che si tratta proprio del numero di passaporto di Abd al-Rahman al-Milad detto Bija, nel frattempo scarcerato a Tripoli, dopo alcuni mesi di detenzione per i reati citati, quale eroe nazionale. Subito dopo è stato promosso. La sigla compare nel documento con cui l’Europa rinnova le sanzioni contro di lui, congelandone i beni in patria e all’estero.

Erdogan e il tabù del genocidio

Si potrebbe dire che alla Casa Bianca hanno avuto bisogno dei famosi “tempi biblici” per rendersi conto che quello degli armeni fu genocidio, visto...

Gendarmeria europea. L’Arma diede il modello/2

Ancora sulla Gendarmeria europea. In un articolo precedente abbiamo raccolto alcune notizie su questo particolarissimo organismo, oltre alle valutazioni autorevoli del generale Fabio Mini...