• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Elezioni turche: la “Sublime Porta” del destino europeo

Elezioni turche: la “Sublime Porta” del destino europeo

2 Aprile 2024 Michele Mezza  778

La vittoria delle opposizioni democratiche ed europeiste nelle elezioni amministrative pone un serio problema a Erdogan. E anche all’Europa. I dati non ammettono dubbi: le grandi città hanno sonoramente bocciato il sultanato che Erdogan ha prefigurato con la sua svolta islamista, e soprattutto con il suo equilibrismo fra l’alleanza con l’Occidente (ricordiamo che Ankara è un perno della Nato e della strategia mediterranea americana) e il vicinato con la Russia di Putin e le potenze mediorientali. Proprio le ambiguità nelle relazioni con l’ala saudita, che lo ha portato a prendere la testa del movimento filopalestinese, insieme con i robusti affari che continua a tessere con Israele, hanno fatto perdere per strada al leader nazionalista parecchi consensi da parte delle componenti più oltranziste.

Il vero fronte aperto, su cui balla la Turchia – diventata politicamente contendibile, nonostante la coltre autoritaria con cui Erdogan ha provato ad avvolgerla – è proprio quella con le forze moderniste filoccidentali. La geografia del voto non potrebbe essere più esplicita: tutte le grandi città – cioè, oltre a Istanbul e ad Ankara, dove complessivamente vive poco meno della metà dei turchi, un’altra trentina dei circa ottanta centri urbani del Paese – hanno dato una chiara vittoria al Partito popolare repubblicano (Chp), guidato dal trionfante primo cittadino della megalopoli del Bosforo, l’istrionico Imamoglu, che ha respinto l’attacco in massa degli apparati governativi, mobilitati da Erdogan per conquistare Istanbul. Una vittoria con undici punti di distacco, che ha permesso agli oppositori del regime di festeggiare a circa metà dello scrutinio. Stessa scena, con un valore ancora maggiore, nella capitale politica Ankara, dove ha seccamente vinto Mansur Yavas. E ancora: vittoria nell’intera corona di grandi città, sia della costa sia dell’interno, con l’eccezione della piattaforma più profonda dell’Anatolia, scarsamente abitata nelle sue lande contadine, rimasta fedele al Sultano.

Più della quantità, però, quello che colpisce, in questa consultazione, è la qualità del voto che ha penalizzato Erdogan: non solo i centri delle città, com’era accaduto nelle elezioni precedenti, ma anche le popolatissime periferie, dove il partito del presidente riusciva a far valere il suo clientelismo e il richiamo delle moschee, hanno voltato le spalle al regime. Si intravede in formazione una nuova alleanza kemalista, potremmo dire, rovesciando l’uso propagandistico che Erdogan ha fatto di Atatürk, il padre della Turchia moderna. Un’alleanza, quella di oggi, che sembra ricalcare quella fra ceti medi professionali e periferie produttive e industriali, che, nel secolo scorso, aveva guidato il Paese fuori dallo sfacelo ottomano.

Vediamo in campo una generazione competitiva e tecnologica, che guarda all’Europa senza complessi di inferiorità, con un piglio fortemente libertario. Una generazione che riclassifica l’intera gamma delle forze socioculturali che scavano in Turchia. A cominciare dagli apparati statalisti di Erdogan che si troveranno di fronte un popolo che chiede strategie e libertà per giocarsi la partita del proprio successo, e non più per uscire dalla disperazione. Un popolo legato all’Europa, tramite le sue università e imprese molto aggressive, che da tempo rendono la Turchia un vero digital country. Perciò la relazione con Israele non potrà più passare dalle collaborazioni sulle tecnologie militari – Ankara al momento è uno dei fornitori di droni e sistemi di guida a distanza a Putin, inizialmente realizzati su licenzia di Tel Aviv –, ma dovrà entrare in forte concorrenza sui brevetti e sulle licenze di produzione.

Questo condurrà l’Europa a dover riesaminare la sua strategia, che finora era risolta dal filoislamismo di Erdogan, che toglieva a Bruxelles ogni imbarazzo nel confermare il veto all’adesione del Paese all’Unione. Una nuova leadership occidentalista ed europeista riaprirà la porta che i Paesi dell’Est europeo, insieme con quelli scandinavi, avevano chiuso all’inizio del millennio. Ma insieme all’Europa si metterà in moto anche il fondamentalismo islamico, che si vedrà minacciato nella sua lenta marcia di conquista dell’egemonia culturale e religiosa. Si annuncia una stagione in cui un regime declinante e un sistema di interessi e di fanatismi teologici cercheranno di alzare la posta, anche con una possibile ondata di violenze.

La Turchia ritorna però a essere la “Sublime Porta”, attraverso cui dovranno passare il nostro futuro e la nostra sicurezza.

793
Archiviato inEditoriale
Tagselezioni amministrative turche Erdogan fondamentalismo islamico Israele leadership occidentalista Michele Mezza nuova alleanza kemalista Turchia Unione europea vittoria Partito popolare repubblicano

Articolo precedente

Antisionismo e antisemitismo non sono la stessa cosa

Articolo successivo

Meglio russi che morti

Michele Mezza

Articoli correlati

A Gaza le macerie e il denaro

Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato

Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa

L’Europa e il Putin dell’Occidente

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Referendum, il “sì” con il fiato corto (e i “quindici” stappano una bottiglia)
Luca Baiada    10 Febbraio 2026
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Ultimi articoli
In Congo la pace di Trump vacilla, gli affari no
Luciano Ardesi    12 Febbraio 2026
Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica
Vittorio Bonanni    11 Febbraio 2026
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Essere “latino”: Bad Bunny e la spettacolarizzazione dell’identità
Paulina Sabugal Paz    12 Febbraio 2026
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
Ultime analisi
Pioggia di soldi per la corsa agli armamenti (2)
Paolo Andruccioli    11 Febbraio 2026
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA