• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Mosca, la bomba che potrebbe produrre un’eco

Mosca, la bomba che potrebbe produrre un’eco

22 Agosto 2022 Michele Mezza  1280

Il richiamo al complotto in cui fu ucciso Rasputin, a San Pietroburgo nel 1916, alla vigilia della rivoluzione bolscevica, è fin troppo facile. Ma certo la tentazione è forte. Alexandr Dugin – il guru del sovranismo del Cremlino, ufficiale di collegamento con i fascismi europei e teorico della rinascita di Mosca come “terza Roma”, bersaglio dell’attentato del 20 agosto, in cui è rimasta uccisa la figlia Darya – ha più di un tratto in comune con il magnetico monaco dei Romanov. Come sempre, la storia è prima tragedia e poi farsa. Dugin scimmiotta il suo modello della corte zarista nella foggia e negli atteggiamenti pacchianamente demoniaci. Il filo conduttore che lega i due eventi, comunque, ci porta alla crisi del regime russo.

L’attentato conferma che si sta sgretolando il muro di controllo e sicurezza che proteggeva i vertici di Mosca. Un logoramento che si avvicina sempre più al nuovo zar del Cremlino. Chiunque sia stato a volere e a realizzare quell’atto terrorista, certamente ha potuto contare su complicità e inerzie che hanno reso vulnerabile uno degli uomini più emblematici della nuova nomenklatura. A questo punto, a quasi sei mesi dall’avvio dell’operazione speciale, come Putin vuole che si definisca la guerra in campo aperto in corso in Ucraina, il quadro sembra davvero problematico per il suo regime. Fermi sul terreno di combattimento, esposti alle azioni di contrattacco che arrivano a colpire in pieno territorio russo, rimettendo in discussione persino il controllo sulla Crimea, i russi stanno misurando la profondità delle sanzioni che, dopo avere colpito direttamente i patrimoni degli oligarchi, ora stanno ridimensionando radicalmente il regime di vita della popolazione. L’inverno alle porte non aiuta certo.

Bisogna trovare una via di uscita. Gli scricchiolii non mancano sul fronte interno. Proteste e diserzioni si fanno sempre più visibili. E soprattutto la classe medio-alta, quella cerchia di borghesia professionale e finanziaria, che dietro le ricchezze degli oligarchi stava scalando la società, si vede improvvisamente retrocessa a ceto medio proletarizzato. Senza sbocchi all’estero, senza possibilità di diversificare carriere e investimenti, senza più ambizioni per i figli.

La tecnocrazia militare è il segmento più sensibile. In prima linea, in Ucraina, dove ha toccato con mano l’impreparazione e la limitatezza della forza d’impatto delle forze russe, si trova ora chiusa in una tenaglia pericolosa. Sul terreno operativo, sempre più vulnerabile, come dimostra l’altissimo numero di ufficiali caduti in battaglia e nelle retrovie, mentre in patria si sente risucchiata in un gorgo di disagi e marginalità.

Le sirene del regime, di cui Dugin è una delle voci più oltranziste, non fanno più presa. Bisogna trovare una via di uscita. La Turchia sta dimostrando come sia possibile, persino a una media potenza, non essere subalterni agli Stati Uniti, e rimanere però nel circuito internazionale più promettente. A Mosca si parla infatti da tempo di una fazione turca del vertice, che preme per trovare una mediazione in Ucraina e giocarsi il trambusto creato a livello di mercati delle materie prime, al fine di rinegoziare con l’Occidente una ricollocazione di rilievo per Mosca nel G8. E la stessa Cina è in difficoltà, alla vigilia del congresso del partito che Xi non potrà celebrare sotto la pressione di una semplice mobilitazione antiamericana, ributtando nelle risaie milioni e milioni di cinesi che, grazie alla via della seta e all’espansione in Europa, stavano trovando la strada per diventare ceto dirigente globale.

In questo gioco estremo, in cui ognuno mette sul tavolo tutta la posta, l’esplosione di Mosca mette in fermento tutte le fazioni. I servizi di sicurezza sanno che, fra loro, ci sono diverse tribù e molte falle. L’esercito si sente senza una copertura adeguata dell’intelligence, e Putin comincia a guardare con diffidenza i suoi collaboratori più stretti. Il tempo non è più un alleato. Qualcuno deve tirare fuori dal cilindro un piccione bianco per ricomporre pacificamente un equilibrio.

In questo domino di poteri oscuri, l’Italia si trova a essere il vaso di coccio fra vasi di ferro. Ma un vaso centrale e rumoroso. Un cambio di cavallo e di alleanze, a palazzo Chigi, darebbe una sponda in più alla Russia. Ma renderebbe Europa e Stati uniti più determinati nella lotta ai sovranismi, spingendo tutte le componenti del quadro economico e politico – dai mercati finanziari, alle agenzie di rating, alle tolleranze dell’Unione europea riguardo al Pnrr – a rendere dura la vita di un governo inaffidabile.

Ma il vero punto nevralgico di tutto questo scenario rimane Washington: se a novembre, nelle elezioni di mid-term, la Casa Bianca subisse un rovescio senz’appello, che aprisse la strada a un ritorno della destra trumpiana, ogni epilogo, anche il più fantasioso, diverrebbe possibile. Se invece Biden, grazie anche alle incertezze e precarietà russo-cinesi, dovesse far valere il patriottismo di potenza, stringendo la maggioranza degli americani attorno al suo Paese, allora si aprirebbe una fase in cui l’eco della bomba che ha ucciso la figlia di Dugin risuonerebbe a lungo in tutte le stanze del Cremlino. Esattamente come accadde nel 1916, con il rantolio di Rasputin.

1.289
Archiviato inEditoriale
Tagsattentato bomba Cina Darya Dugina Dugin Italia Joe Biden Michele Mezza Russia Stati Uniti Turchia

Articolo precedente

Pd, la finzione di un partito di massa

Articolo successivo

Perché votare è importante, nonostante tutto

Michele Mezza

Articoli correlati

Accordo di cooperazione militare tra la Russia e i talebani

Turchia, una strategia di “ristrutturazione” contro l’opposizione

In Francia Bolloré, in Italia i berlusconidi

L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Come la sinistra francese si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    1 Giugno 2026
Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose
Paolo Andruccioli    29 Maggio 2026
Dimenticare Venezia?
Rino Genovese    27 Maggio 2026
Ultimi articoli
Stragi del 1993: archiviazione per Dell’Utri (e Silvio)
Stefania Limiti    5 Giugno 2026
Israele verso il voto
Eliana Riva    5 Giugno 2026
Accordo di cooperazione militare tra la Russia e i talebani
Marco Santopadre    4 Giugno 2026
Primo turno delle presidenziali in Colombia
Claudio Madricardo    3 Giugno 2026
Turchia, una strategia di “ristrutturazione” contro l’opposizione
Eliana Riva    29 Maggio 2026
Ultime opinioni
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Ultime analisi
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Trentin e Ingrao: l’insospettabile attualità di due “sconfitti”
Paolo Andruccioli    11 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA