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Un regime reazionario di massa di nuovo tipo?

Specialmente a sinistra, a causa dell’incultura politica degli ultimi decenni, spesso si dimentica che il fascismo e il nazismo ebbero ampio consenso in Italia...

La retorica populista e noi

Anche la lettura dei commenti che i lettori di “terzogiornale” scrivono sulla sua pagina Facebook è utile per capire come ormai la retorica populista si sia insediata nel modo di pensare la politica nel nostro Paese. Vediamo che la contrapposizione tra “alto” e “basso” ha sostituito quella tra destra e sinistra, e che quella fra poteri forti e popolo agisce come griglia interpretativa al posto di quella tra capitale e lavoro. Ne conseguono insulti, linguaggio violento e semplificazione estrema di fatti complessi – se non vera e propria falsificazione dei fatti stessi. Per esempio, qualche settimana fa, un nostro lettore, a proposito di un articolo sulla Cgil, ha scritto – a conferma di altri commenti sul sindacato come traditore dei lavoratori – che Lama aveva barattato la scala mobile con un posto da ministro. Ma come si sa, Luciano Lama non fu mai ministro, anche se fu tiepido rispetto al referendum sulla scala mobile voluto a suo tempo dal Pci.

Ora, tanti commenti e interventi di questo tipo ci dicono che, per una larga fetta dei frequentatori dei social network, il mondo si divide fra traditori e difensori del popolo. E lo stesso sindacato sarebbe traditore non perché poco battagliero verso gli imprenditori e il capitale in genere, ma in quanto casta autoreferenziale di funzionari ben retribuiti che non si batte contro i poteri forti: la finanza cosmopolita, la burocrazia dell’Unione europea, i lavoratori statali fannulloni, ecc. E infatti, se il discorso si sposta sulla sinistra in generale, si possono notare commenti per i quali i partiti hanno tradito il popolo, dal momento che hanno svenduto la patria, non ne hanno difeso la sovranità. Così, se un ministro di un governo di centrosinistra ha liberalizzato il mercato dell’energia – fra gli anni Novanta e il nuovo secolo –, sarà considerato un “vendipatria”, o gli saranno affibbiati altri epiteti del genere.

Repubblica italiana

Chiusi per ferie… anzi no!

Avremmo voluto dirvi semplicemente “buone ferie” e concederci una pausa estiva di quattro settimane. Ma in questo momento non è possibile. Incombe sulla Repubblica una campagna elettorale dagli esiti incerti e molto preoccupanti. A poche settimane dal voto, mentre scriviamo, non si sa ancora precisamente quali saranno i raggruppamenti che si presenteranno alle elezioni. Lo scopriremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Abbiamo perciò preso una decisione: “terzogiornale” ritornerà a pieno regime martedì 16 agosto. Ma da qui a lì ci riserviamo di intervenire, se e quando sarà il caso, con dei pezzi mirati su questa prima estate elettorale nella storia repubblicana. Intanto, come d’abitudine, i lettori troveranno ogni pomeriggio nel sito, dal lunedì al venerdì, alcuni dei nostri articoli già pubblicati negli scorsi mesi.

L’intenzione – nell’approssimarsi della data delle elezioni, il 25 settembre – è quella di offrire notizie, commenti, spunti di analisi per potersi orientare e fare una scelta consapevole. Certamente, anche in questa circostanza, pur con le differenze interne che contraddistinguono la nostra redazione e il nostro comitato editoriale, non ci esimeremo dal prendere delle posizioni. Si vedrà quali siano i dubbi e le perplessità circa il contrasto all’alleanza delle destre messo in campo da parte delle forze politiche “altre” rispetto a questa alleanza o, per meglio dire, rispetto a questo cartello elettorale. La legge vigente (che consideriamo sbagliata, avendo più volte manifestato una preferenza per una proporzionale pura, sia pure con uno sbarramento) spinge ad agglutinazioni pronte a disfarsi il giorno successivo alle elezioni. Inoltre, anche se il carattere maggioritario del sistema elettorale risulta fortemente accentuato dopo il recente taglio del numero dei parlamentari, la possibilità che ne venga fuori una sorta di pareggio è sempre presente. Con tutte le conseguenze possibili nel senso di nuovi esecutivi di “unità nazionale” o “larghe intese”. Seguiremo l’evolversi della campagna elettorale con un occhio sì ai sondaggi (al momento ancora non affidabili, in assenza di un quadro definitivo nella presentazione delle liste), ma soprattutto basandoci sul nostro autonomo giudizio politico riguardo alle prospettive che si andranno delineando.

Arrivederci al 19 aprile

Per le feste di Pasqua, "terzogiornale" si prende una piccola pausa. Ritorniamo martedì prossimo.

Un anno di “terzogiornale”

Il primo febbraio 2021, dopo un breve periodo di rodaggio nel pieno delle chiusure imposte dalla pandemia, iniziava la nostra piccola avventura. Abbiamo cercato, in questi mesi, di essere il più “selettivi” possibile. Di ciò ci si potrà stupire: perché, per esempio, non occuparsi di libri e di film pubblicando delle recensioni? Perché concentrarsi soltanto sui temi politico-sociali e, tra questi, fare delle scelte? La risposta è semplice: “meglio meno ma meglio” – si potrebbe dire – riecheggiando un vecchio slogan. Non potendo occuparci “di tutto”, anche per evidenti ragioni di limitatezza delle forze, la soluzione è stata quella di caratterizzarci con alcuni argomenti che ci è sembrato importante trattare. Sul resto abbiamo taciuto. Il livello più alto di “giornalismo selettivo”, lo abbiamo forse raggiunto proprio negli scorsi giorni, quando ci siamo rifiutati di seguire, o inseguire, i retroscena, reali o presunti, e le varie indiscrezioni giornaliere circa le candidature alla presidenza della Repubblica. È stato un esempio di serietà, che oggi ci permette di giudicare l’accaduto con totale libertà di pensiero.

Qualche lettore sarà rimasto sorpreso dal grande rilievo che diamo agli avvenimenti latinoamericani. Questo non dipende soltanto dalla biografia intellettuale di alcuni di noi; in quei Paesi vediamo operante, infatti – e non da ora –, nel modo più chiaro e talvolta brutale possibile, la linea di demarcazione tra progresso (o progressi, al plurale) e conservazione sociale, tra destra e sinistra, con tutta la confusione possibile tra l’una e l’altra data dalla lunga tradizione “populistica” di quell’immenso e difficile continente. Sotto certi aspetti, guardando all’America latina, si può cogliere qualcosa – per contrasto e analogia – di quanto è avvenuto negli ultimi decenni anche da noi. Lo sviluppo del berlusconismo politico a partire dagli anni Novanta, e poi la bolsonarizzazione indotta da Salvini, presentano molteplici punti di contatto con vicende come quella argentina e brasiliana. Al tempo stesso, il successo di una “nuova sinistra meticcia”, come l’ha definita Aldo Garzia, oggi in Cile, potrebbe offrire alcuni degli spunti necessari a un rimescolamento delle carte della stessa sinistra nostrana.

Scaletta per il centrosinistra. Un forum con Cuperlo

Martedì 9 novembre la redazione di “terzogiornale” incontra Gianni Cuperlo, autorevole esponente del Pd e leader dell’area di Sinistradem in un forum che i lettori potranno poi seguire mediante la registrazione in video. È una occasione per fare il punto sulla situazione politica, sulle prospettive della sinistra e del centrosinistra sulla base di una ideale scaletta di ragionamento.

Primo quesito. I recenti risultati delle elezioni amministrative confermano che il centrosinistra è in ripresa di consensi e può riaprire la partita o il record di astensioni rischia di farci prendere un abbaglio? La conquista di Milano, Napoli, Bologna, Roma, Torino e altre città non può essere sottovalutata, ma la destra resta forte e agguerrita fuori dai grandi centri urbani. L’area del non voto può fare la vera differenza. Come invertire la tendenza? E come affrontare l’emergenza democratica che segnala un astensionismo senza precedenti?

Buone ferie e arrivederci al 23 agosto

Preferiamo chiamarle ferie e non vacanze, in ricordo di un tempo in cui le fabbriche chiudevano, il lavoro veniva sospeso ovunque per qualche settimana, e le lavoratrici e i lavoratori – per lo più stabilmente occupati – restavano a casa o andavano al mare, oppure ritornavano “al paese”, in quelle campagne da cui spesso provenivano: ciò per tutta l’epoca, durata fin oltre la metà del Novecento, che fu quella della “rivoluzione industriale”. Un periodo retribuito di ferie fu istituito per la prima volta dal governo del Fronte popolare, in Francia, nel maggio del 1936. E fu uno scandalo, per i borghesi benpensanti, la prospettiva che degli operai avrebbero potuto invadere le loro spiagge.

Oggi siamo dinanzi a tutt’altro. Le crisi industriali sono all’ordine del giorno, gli stabilimenti chiudono le porte, l’espulsione della forza-lavoro viva, in favore di una sempre più massiccia automazione dei processi produttivi, è sotto l’occhio di tutti; mentre, dove c’è ancora necessità di impiegare grossi numeri di esseri umani (come nelle aziende della logistica), le condizioni di lavoro subiscono un arretramento pauroso, diventano semischiavistiche, avvicinando obiettivamente i lavoratori delle città ai braccianti delle campagne, cioè a una manodopera per lo più immigrata e priva di diritti – senza che questo, peraltro, spinga verso la costruzione di un orizzonte comune di lotta.

Auguri pasquali

Questa Pasqua 2021, come quella dell’anno scorso, ci vede ancora in piena pandemia. Mai avremmo immaginato di dover vivere una catastrofe del genere e così prolungata. Tuttavia, com’è stato detto e ripetuto da molti, forte è l’auspicio, la speranza, di potere uscire dalla spaventosa esperienza non identici ma in un certo senso migliori. Continueremo a produrre e consumare nello stesso modo di prima? O si farà strada l’idea che cambiare è possibile e necessario?

Gli spunti teorici e anche politici per mirare a una trasformazione profonda della nostra forma di vita ci sono già, e sono molteplici. Alcuni di questi si possono trovare negli articoli di questa piccola impresa editoriale che dura da due mesi. Li abbiamo riassunti con le parole socialismo ed ecologia, con le quali indichiamo la ripresa di un discorso critico intorno al capitalismo e la costruzione di un’alternativa, al tempo stesso “dall’alto” e “dal basso”, imperniata cioè su un “pubblico” non meramente statale, come quello che abbiamo conosciuto nel passato novecentesco, ma intrecciato con la difesa e la gestione – anche nel senso dell’autogestione – dei “beni comuni”, di contro all’opera di colonizzazione da parte del “privato” e del mercato. La battaglia per un intervento pubblico nell’economia – che, a causa dei danni provocati dall’epidemia, è già in atto – passa oggi per una riqualificazione del progetto europeo. Il primo augurio, dunque, è che l’Europa non torni mai più a essere quella che abbiamo conosciuto negli scorsi anni. Una sua integrazione in senso federalistico appare ormai una necessità, se si vogliono impostare politiche redistributive degne del nome, incentrate cioè su una fiscalità comune di tutta la zona della moneta unica.

Noi e il testimone Francesco

Alcuni amici hanno chiesto perché ci occupiamo frequentemente di Francesco. A questa domanda credo che la risposta migliore sia una domanda: come sta la sinistra? Bene? Male? Così così? Io credo che difficilmente un sondaggio del genere vedrebbe la vittoria della prima risposta. La famosa domanda “destra e sinistra esistono ancora?” non richiede risposte intimiste, ma pubbliche. Allora per rispondere pubblicamente occorre indicare dove esista questa differenza. Faccio degli esempi: i porti chiusi da Salvini sono stati realmente riaperti o si è creato un gorgo burocratico per aprire a parole senza aprire nei fatti? Cosa si è chiesto di fare per la vaccinazione di chi si trova irregolarmente in Italia? La Colombia ne ha regolarizzati un milione e 700mila per risolvere il problema: non è un Paese né ricco né socialista, è soltanto un Paese che non nasconde la testa sotto la sabbia. Un altro esempio: davanti alla sentenza del tribunale di Coblenza (Germania) che ha condannato un funzionario del regime siriano per concorso in crimini contro l’umanità e al giudizio in atto in Francia per l’uso da parte dello stesso regime siriano dei gas sulla sua stessa popolazione che iniziativa ha preso, non dico la sinistra italiana, ma almeno il Partito Socialista Europeo? 

Un giorno Francesco stava andando in una parrocchia della periferia romana. Il parroco lo attendeva, ma lui non arrivava. Lo cercò, ma nessuno sapeva dire come mai tardasse. Poi arrivò, con circa mezz’ora di ritardo. Cosa era successo? Era successo che, cammin facendo, Francesco aveva visto dal finestrino della sua utilitaria un campo nomadi e si era fermato: sceso dalla macchina era andato a trovarli, a parlare con loro. Dice qualcosa?

Perché ci occupiamo di Carabinieri e dintorni

Siamo molto soddisfatti del gradimento da parte dei nostri lettori di alcuni articoli che riguardano un mondo “particolare”, quello dell’Arma e dintorni. “Particolare” nel senso che lo si pensa non direttamente affine a quella rosa di tematiche tradizionali e “naturali” delle quali debba trattare una testata esplicitamente ispirata alle idee del socialismo e dell’ecologismo. Ci siamo dunque interrogati nel nostro collettivo redazionale e abbiamo pensato di fare il punto della situazione. Non perché ci sia un bilancio da tirare, una conclusione da indicare, ma perché abbiamo compreso che molti si chiedono la ragione del dare spazio a queste tematiche piuttosto che ad altre. È un quesito del tutto legittimo, che merita una spiegazione.

Innanzitutto, c’è un piano del ragionamento molto diretto e chiaro: ci siamo occupati di un pezzo di mondo reale che non trova attenzione altrove. Ma come, starete dicendo, si parla spesso dei militari e dell’Arma! Non nel senso però in cui abbiamo cercato di farlo noi, occupandoci dello stato di salute di una istituzione che controlla capillarmente i nostri territori, drena una fetta rilevante del bilancio statale, svolge il compito di polizia giudiziaria pur avendo uno status militare ed è un organo del potere per eccellenza.