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Home » Opinioni » Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza

Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza

L’ignoranza al vertice di un ministero e la capacità di “pensare contro”

19 Maggio 2026 Stefania Tirini  1296

C’è una forma di ignoranza che non fa rumore. Non si presenta con la brutalità di chi brucia i libri in piazza. Si insinua nelle burocrazie, si traveste da riforma, si firma in calce a circolari ministeriali con l’aria di chi stia semplicemente aggiornando un elenco. È l’ignoranza del potere: quella di chi decide cosa si studia senza avere mai davvero studiato, di chi taglia senza sapere cosa taglia, di chi censura per riflesso condizionato anziché per convinzione elaborata.

Il ministro Valditara ha pubblicato le nuove “Indicazioni nazionali per i licei”. Tra le macerie di questa riforma, passata quasi inosservata nel frastuono del “caso Manzoni”, c’è qualcosa di più grave: l’espulsione di Karl Marx e Baruch Spinoza dal canone filosofico ufficiale. Con loro escono Leibniz, Fichte, Schelling. Kant viene ridotto a una “idea di critica” (virgolettato del ministero). Hobbes, Locke e Rousseau restano in lista come menu à la carte: basta studiarne “almeno uno”. Uno qualsiasi. Come se secoli di dibattito sulla legittimità del potere, sul rapporto tra libertà e uguaglianza, tra obbedienza e ribellione, potessero essere compressi in una scelta casuale.

Al loro posto arrivano la “filosofia italiana dell’Ottocento” – nessuno sa bene quale – e il neoidealismo crociano e gentiliano, depurato dalle radici nel marxismo italiano e dalla critica gramsciana. Gentile, si badi: il filosofo che firmò la riforma scolastica del 1923 sotto Mussolini, il teorico dello Stato etico, in cui l’individuo si dissolve nell’universale. Non è una coincidenza. È un’estetica del potere che si ripete, con meno coraggio e più circolare ministeriale.

Eppure, qualcuno nota. Oltre trenta docenti universitari hanno firmato una lettera di protesta. Perché questa non è sciatteria: è un progetto. Consegnare alle generazioni future una formazione svuotata, priva degli strumenti per leggere il presente. Un pensiero debole per produrre cittadini docili.

Marx, comunque lo si giudichi – e c’è il diritto-dovere di giudicarlo – è uno degli interpreti più potenti della modernità. Il primo libro del Capitale non è un manifesto: è un’anatomia. Disseziona il modo in cui il lavoro diventa merce, il tempo diventa profitto, la persona diventa funzione. La sua analisi dell’alienazione ­– il lavoratore che non riconosce più il prodotto delle sue mani, che diventa ingranaggio di un processo che non può controllare – non è storia del Novecento: è cronaca quotidiana. Dopo averlo letto, certe spiegazioni sulla povertà come destino naturale, o sulla ricchezza come premio al merito, suonano per quello che sono: pura e semplice ideologia. Togliere Marx dai programmi non protegge gli studenti da un’idea pericolosa. Li consegna indifesi a tutte le altre.

Spinoza è qualcosa di più radicale, e forse per questo più temuto. Nella sua Etica – scritta more geometrico, con la precisione di chi non lascia scappatoie – c’è un’idea che spacca il mondo: la conoscenza non è un ornamento dell’esistenza, è la condizione della libertà. Non la libertà come assenza di costrizioni esterne, ma come capacità di agire secondo la propria natura razionale, di non essere schiavi delle passioni, delle superstizioni, delle autorità che prosperano sulla nostra ignoranza. Nel Tractatus theologico-politicus Spinoza smonta il fondamento teologico del potere, separa la fede dalla ragione, rivendica il diritto individuale all’interpretazione critica. Fu scomunicato a ventiquattro anni. Il potere riconosce sempre i suoi nemici.

Una scuola che forma lettori di Spinoza, di Marx, di Kant integrale, è una scuola che produce persone capaci di dire “no”. Di riconoscere la propaganda. Di distinguere l’analisi dall’aneddoto, il ragionamento dalla suggestione. Di scendere in piazza sapendo perché ci sono. Togliere quei libri dai programmi non è una scelta pedagogica. È una scelta di classe, nel senso più marxiano del termine: serve a chi detiene il potere. La cosa più inquietante non è la malafede – che pure c’è ­– ma l’ignoranza che la precede. Chi non ha mai letto Marx lo teme per associazione grossolana: un nome, un fantasma, il riflesso di una guerra fredda che non finisce. Chi non ha mai aperto Spinoza non sa nemmeno cosa sta cancellando.

Questa la posta in gioco: non un programma, non una lista di autori, ma la capacità di pensare contro. Di pensare in modo scomodo, irregolare, critico. E chi la erode – per calcolo o per pigrizia intellettuale – porta una responsabilità che nessuna circolare potrà mai assolvere.

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TagsBaruch Spinoza docenti lettera protesta indicazioni nazionali per i licei Karl Marx riforma Valditara Stefania Tirini

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