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Grecia, sinistra nel caos

Il governo è sempre più impopolare, il voto si avvicina, ma non finiscono i conflitti dentro Syriza

12 Novembre 2025 Vittorio Bonanni  1035

Se in Italia, a due anni dalle elezioni politiche previste nel 2027, le forze di opposizione al governo Meloni sono ancora lontane dall’avere formato una salda coalizione, le cose non vanno meglio in Grecia dove si tornerà alle urne nello stesso periodo. Dopo l’esperienza della sinistra radicale di Syriza di Alexis Tsipras che, nel 2015, dall’alto del suo 35%, tentò inutilmente di respingere i diktat della “troika” – Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale – per risanare l’economia greca, dal 2023 è arrivato il turno del partito di centrodestra Nuova Democrazia, che nelle elezioni del 2019 conseguì il 39,85% dei consensi contro il 31,53% del partito di Tsipras.  

Iniziava così l’era del nuovo presidente Kynakos Mitsotakis (riconfermato nel voto del 2023, quando il suo partito arrivò al 40,56% dei consensi). Ma la corsa della formazione, fondata nel 1974 da Kōnstantinos Karamanlīs, si è poi fermata. Nelle europee del 2024 il crollo di oltre dodici punti, il che ha significato il 28,31%. Tra i tanti problemi all’origine di questa crisi – che, se non superata, potrebbe facilitare la vittoria della sinistra fra due anni – c’è l’incapacità, o la mancanza di volontà, nel fare chiarezza e individuare i responsabili del disastro ferroviario del 28 febbraio 2023, avvenuto pochi mesi prima del voto di giugno, lungo la linea Atene-Salonicco, quando un treno merci e un treno passeggeri, che viaggiavano accidentalmente sullo stesso binario, si scontrarono provocando una violenta esplosione. Il bilancio fu terribile: 57 morti e 180 feriti. Il responsabile del tragico evento venne individuato nell’allora viceministro per la Gestione delle emergenze, Christos Triantopoulos.

Il disastro (che ricorda quanto successo in Serbia presso la stazione di Novi Grad: vedi qui e qui) ha provocato gigantesche manifestazioni susseguitesi senza soluzione di continuità. Le ultime, nel febbraio scorso, in duecento città del Paese. L’accusa rivolta a Mitsotakis è precisa: insabbiamento delle inchieste sull’incidente. Secondo i sondaggi, tra il 70% e l’80% dei greci ritiene il presidente coinvolto nel tentativo di impedire che sia fatta piena luce su quanto accaduto. A ciò si aggiunga una carenza strutturale della rete ferroviaria greca, a cui nessuno ha messo mano. Con i voti della maggioranza, il Pasok, lo storico Partito socialista greco, era riuscito a fare approvare l’istituzione di una commissione parlamentare per verificare le eventuali responsabilità di Triantopoulos; mentre non ebbe esito positivo la mozione di sfiducia contro il governo presentata con Syriza.

Le critiche sono condivise dalla stragrande maggioranza della popolazione: “Secondo un sondaggio condotto a metà febbraio dall’agenzia greca Alco per Alpha Tv, una delle principali reti televisive greche – informa la testata online ‘Il Post’ –, il 65% delle persone ha poca o nulla fiducia nelle indagini in corso, mentre l’81% ritiene che il governo non abbia fatto abbastanza, negli ultimi due anni, per mettere in sicurezza la rete ferroviaria. Secondo lo stesso sondaggio, il 72% degli intervistati crede che il governo abbia cercato di coprire i responsabili dell’incidente e inquinato di proposito alcune prove fondamentali”. Se aggiungiamo che il 43% degli elettori e delle elettrici di Nuova Democrazia condivide questa opinione, per Mitsotakis e soci non c’è da stare tranquilli.

A rendere ancora più impopolare il partito di governo, è arrivato il provvedimento sull’orario di lavoro, che consentirebbe, sia pure su base volontaria, di lavorare fino a tredici ore al giorno (vedi qui). Un’ulteriore iniezione di liberismo, che ha suscitato altre proteste. Senza dimenticare quelle degli agricoltori, colpiti da un’enorme frode dei sussidi agricoli, che vede coinvolti funzionari vicini al governo, e la crisi abitativa con l’aumento esponenziale dei prezzi. Tuttavia, il caos che regna a sinistra non rende per nulla scontata una sconfitta della destra nel 2027.

Il Partito socialista greco (fondato anch’esso nel 1974, da Andreas Geōrgios Papandreou) non è dilaniato da particolari conflitti interni, ma sono lontani i tempi in cui viaggiava intorno al 41,8%, nel 1981, appunto con Papandreou; o quelli di quando raggiunse, nel 1996, il 41,5%, guidato da Kōstas Simitis. Altrettanto lontano, del resto, il 2015, quando, ritenuto responsabile della grave crisi economica e della subalternità alla “troika”, crollò a un deprimente 4,7%, lasciando il primato alla sorpresa di Syriza come principale forza di sinistra. Poi una lenta ripresa, che non ha comunque riportato il partito agli antichi fasti. Nel 2018 nasceva il Movimento per il cambiamento, che – oltre al partito guidato dall’ex europarlamentare Nikos Androulakis – vedeva al proprio interno la Sinistra democratica, il movimento To Potami e il Movimento dei socialisti democratici – anche se questi ultimi hanno abbandonato presto l’alleanza, nel 2019, stringendo un’intesa con Syriza. In otto anni, la risalita c’è stata: nelle elezioni del 2023 il Pasok-Kinal – questo il nuovo nome, dopo la nascita dell’alleanza – arrivava all’11,87%, e l’anno seguente, alle europee, al 12,79%. Una risalita importante ma in fondo deludente, perché, contrariamente a quanto ci si aspettava, il partito non è riuscito ad approfittare, se non in misura contenuta, dell’emorragia di voti provocata dalla crisi di Syriza, passata in dieci anni dal citato 35,46% al 17,83% delle elezioni politiche e al 14,92% delle europee, restando comunque il secondo partito del Paese.

È proprio il caos nel quale è precitata la formazione che aveva osato sfidare i poteri forti dell’economia mondiale ed europea a destare non poche preoccupazioni per il futuro della sinistra greca e sulle possibilità di battere Nuova Democrazia. Cominciamo dalla complicata quanto surreale storia di Stefanos Kasselakīs (vedi qui), eletto presidente del partito il 24 settembre 2023, con oltre il 50% dei consensi, dopo essersi affermato, nel primo turno delle primarie, contro cinque candidati. Ma l’avventura di questo personaggio poco consono a guidare un partito di sinistra – economista, imprenditore navale residente negli Stati Uniti e già banchiere alla Goldman Sachs, la cui elezione aveva provocato non pochi malcontenti quando non delle vere e proprie fuoriuscite dal partito – è durata poco. L’8 settembre dello scorso anno fu sfiduciato con una mozione, presentata da cento membri, che ottenne 163 voti a favore, 120 contrari e tre astenuti. “Sotto la responsabilità del presidente, Syriza da partito della sinistra radicale si è trasformato in un partito caricaturale con sfumature di destra” – denunciavano i suoi detrattori. Al suo posto, fu eletto Sōkrátīs Fámellos, leader dell’opposizione interna dopo la sconfitta di Syriza nel 2023. Ma l’evento che rischia di frammentare e rendere più debole la sinistra greca sono state le dimissioni da parlamentare, lo scorso ottobre, niente meno che di Alexis Tsipras, con lo scopo di avere le mani libere per creare, eventualmente, una nuova formazione politica, sul cui spazio è lecito però avere dubbi, visto che anche il suo carisma si è affievolito nel corso dell’ultimo decennio.

Secondo molti osservatori, le cose sarebbero pressoché fatte, sarebbe solo questione di tempo. Un suo possibile nuovo ruolo potrebbe anche riunificare la sinistra greca, altra sfida comunque difficile, vista la poca disponibilità mostrata da leader del Pasok, il moderato Nikos Androulakis. Bisogna tenere conto altresì del fatto che Syriza ha già sofferto una scissione, che ha visto la nascita del partito Nea aristerà (“Nuova sinistra”), un esponente del quale prenderà il posto dell’ex leader in parlamento. Anche in Grecia, insomma, la sinistra non si fa mancare nulla, e una destra corrotta e impopolare potrebbe avere incredibilmente, ancora una volta, strada libera. Speriamo solo che Tsipras faccia la grazia, e che qualcuno si ricordi del suo coraggio in una battaglia impari.

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