• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Recensioni » Europa del Nord e socialdemocrazie: un passato senza futuro?

Europa del Nord e socialdemocrazie: un passato senza futuro?

Il libro di Carlo Trigilia mette meritoriamente l’accento sulla lotta alle diseguaglianze, ma sfugge alla questione essenziale di una nuova cultura critica e del conflitto

17 Aprile 2023 Claudio Bazzocchi  1878

Stando alla tesi principale del libro di Carlo Trigilia – La sfida delle diseguaglianze. Contro il declino delle sinistre, pubblicato dal Mulino alla fine dello scorso anno –, dopo i Trenta gloriosi, che videro il compromesso tra capitale e lavoro, e quindi il protagonismo delle socialdemocrazie in tutta Europa, solo in alcuni Paesi le sinistre sarebbero state in grado di rappresentare gli operai, i segmenti meno abbienti in genere, e, nello stesso tempo, anche i ceti medi interessati ai valori e ai beni post-materialistici. Si tratta di quei casi in cui le socialdemocrazie, nell’Europa del Nord e nella Germania del modello renano, hanno adottato politiche di ridistribuzione della ricchezza e di sostegno alla crescita grazie a un ambiente istituzionale che potrebbe essere definito di “democrazia negoziale”. Nel resto d’Europa, si osservano casi di alta crescita, drastica riduzione delle spese sociali e notevoli diseguaglianze, come nel Regno Unito; oppure le situazioni di quei Paesi definiti dall’autore ibridi – come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo –, in cui si assiste a una bassa crescita non inclusiva, associata a ingenti spese sociali, che non riescono però a ridurre le diseguaglianze. 

Dunque, nei paesi dell’Europa meridionale, le diseguaglianze aumenterebbero a causa di un assetto politico-istituzionale che non permetterebbe al capitalismo democratico di prosperare,così come avviene nell’Europa del Nord, caratterizzata da una democrazia inclusiva e negoziale, in cui sistema elettorale proporzionale e disposizione al confronto tra capitale e lavoro garantiscono investimenti statali volti a politiche industriali e di formazione di ampio respiro e, quindi, all’innovazione continua sia dal lato della produzione industriale sia da quello delle risposte richieste alla protezione sociale.

Il cuore del libro sta allora nella disamina del caso italiano, nella quale gli assunti della tesi principale vengono articolati per spiegare una situazione segnata da alte diseguaglianze, pure a fronte di notevoli spese statali per il welfare. Ebbene, il problema italiano avrebbe origine dalla mancanza di una vera e propria socialdemocrazia, a causa della presenza del Pci, definito partito anti-sistema, che avrebbe impedito la nascita di una democrazia negoziale e il formarsi di un sindacato disposto a contrattare con la controparte politiche industriali e di formazione di lungo periodo.

La Dc, dal suo canto, avrebbe approfittato della “condanna” a governare per assicurarsi rendite di posizione elettorali tramite politiche clientelari fino ad assecondare la vocazione predatoria del capitalismo nostrano. Negli anni Novanta, secondo Trigilia, il nostro Paese avrebbe così, da un lato, scontato le politiche clientelari e la scarsa efficienza della pubblica amministrazione – altro punto di forza, e debolezza allo stesso tempo, del sistema democristiano –, e, dall’altro, l’assenza di una vera e propria formazione partitica di stampo socialdemocratico. Di fronte alla globalizzazione, alla ristrutturazione capitalistica postmoderna e all’egemonia neoliberale, la sinistra italiana sarebbe stata incapace di opporre una visione di lungo periodo, grazie a un rapporto virtuoso con il capitale al fine di modificare anche la struttura produttiva del Paese – dalla piccola e media impresa a concentrazioni di maggiore grandezza – per poter competere sul mercato mondiale tramite innovazione e più alta produttività. Fra le debolezze italiane, si deve registrare secondo l’autore anche l’abbandono del sistema elettorale proporzionale per il maggioritario, che non favorirebbe l’ambiente democratico negoziale.

Tale ricostruzione del caso italiano appare molto imprecisa e tipica di un certo modo di vedere l’Italia come Paese arretrato, in balia di una sinistra non veramente riformista e quindi incapace di prendersi la responsabilità della modernizzazione. È prima di tutto sbagliato definire il Pci come partito anti-sistema, sia per il suo contributo costituente sia per la sua continua ricerca di una “via italiana al socialismo” nella libertà, sia per la sua vocazione decisamente socialdemocratica nelle esperienze amministrative delle cosiddette regioni rosse. Inoltre, andrebbe notato che il Pci stesso, per larga parte della sua storia, fece suo l’assunto dell’Italia come Paese arretrato, in cui la sinistra avrebbe dovuto farsi carico della modernizzazione grazie a una sorta di patto fra produttori. Come si sa, questa visione portò a un forte scontro all’interno del partito, che ebbe la sua soluzione nell’XI Congresso, con la vittoria della destra amendoliana contro la sinistra ingraiana, che leggeva l’Italia come Paese a capitalismo avanzato. Certamente, il Pci aveva al suo interno anche intellettuali, sindacalisti, dirigenti, e personalità di spicco a esso vicine, che pensavano al superamento del capitalismo, che riflettevano sulla liberazione del lavoro, sulle nuove alienazioni, sul consumismo e sulla crisi ecologica che si presentava in tutta la sua gravità già a partire dagli anni Settanta del secolo scorso (si pensi al Rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma del 1972, alla nascita dei primi movimenti ambientalisti e a quelle Ong che posero il tema dell’insostenibilità del modello di sviluppo occidentale e della sua natura predatoria nei confronti dei popoli non occidentali e del pianeta stesso). Questa componente, che faceva capo alla sinistra interna al partito, era peraltro fortemente critica dell’esperienza sovietica, e fu in grado di dialogare con quei movimenti giovanili che, a partire degli anni Sessanta, misero in rilievo l’incipiente crisi del modello socialdemocratico, incapace di sviluppare le richieste di ulteriore democratizzazione delle istituzioni e delle fabbriche, che esso stesso aveva generato.

Andrebbe allora detto che quelle critiche alla socialdemocrazia e al suo modello di sviluppo furono profetiche, e ascoltate solo da chi rifletteva sul superamento del capitalismo. Messo da parte quel tipo di sensibilità, con la fine del Pci, l’Italia si trovava, e si trova oggi, senza più alcuna cultura critica diffusa; a maggior ragione, questo avviene anche nelle socialdemocrazie dell’Europa del Nord, che da decenni non esprimono più alcuna riflessione sul modello di sviluppo (se non per una certa sensibilità ambientalista, che si presenta però solo come tecnica green e non come vera e propria ecologia politica), e non sono nemmeno particolarmente attente alle grandi questioni democratiche. Se è certamente auspicabile, infatti, una democrazia negoziale – grazie al protagonismo di sindacati, forze di sinistra e attori imprenditoriali disponibili al confronto –, è altrettanto vero che la democrazia non si esaurisce nella negoziazione circa la ridistribuzione della ricchezza. Democrazia è anche potere decidere, da parte dei lavoratori, cosa produrre, come produrre e per quali bisogni. Inoltre, la formazione da negoziare tra lavoro e capitale – di cui tanto parla l’autore –, al fine di rendere più competitive le imprese, non ha fatto altro che trasformare la scuola in un luogo in cui si apprendono competenze a discapito di una vera e propria cultura tramite la quale i giovani possano orientarsi nella società, riflettere sul senso del loro posto nel mondo e avere, quindi, gli strumenti critici per pensare nuovi mondi, altri modi di produrre, di vivere e di rapportarsi con l’alterità da sé, vicina e lontana.

In conclusione, possiamo dire che il richiamo all’esperienza delle socialdemocrazie europee, da parte di Trigilia, appare lunare sia perché la socialdemocrazia si presenta in crisi nel suo complesso, dalla fine dei Trenta gloriosi (come abbiamo ricordato sopra) sia perché, proprio negli ultimi anni, i partiti dell’estrema destra e del centro moderato hanno ottenuto la maggioranza in Finlandia e in Svezia, mentre in Danimarca la socialdemocrazia ha dovuto optare per una grande coalizione con il centrodestra, dopo un calo vistoso dei consensi alle elezioni del 2022. Ci pare invece degno di apprezzamento il richiamo al contesto politico e istituzionale nella lotta alle diseguaglianze, al di là del tessuto produttivo dei singoli Paesi. A Trigilia sfugge però il fatto che una buona democrazia non si caratterizza solo per le sue forme di negoziazione fra capitale e lavoro, ma anche e soprattutto per il protagonismo dei lavoratori e dei ceti meno abbienti nei confronti del capitale stesso, che, anche quando si presenta attento alle questioni sociali, priva comunque di senso le esistenze sia di chi lavora sia di chi, soprattutto a causa dei processi di automazione della produzione, è espulso dalla possibilità di lavorare.

In fondo, il fallimento delle politiche per la creazione di posti di lavoro, in Italia come nel resto d’Europa, certifica che sarebbero necessari uno scatto di immaginazione nella riflessione sulla diminuzione dell’orario di lavoro e, allo stesso tempo, forme di partecipazione da parte dei lavoratori e delle lavoratrici. Le sinistre devono farsi portatrici di una nuova cultura critica e del conflitto – anche all’interno di democrazie negoziali –, capace di pensare un mondo in cui l’impresa non sia più il fulcro della sicurezza sociale e, in genere, della vita, a favore di una democrazia intesa come istituzione sociale di quei valori e di quei modi di vivere, pensare, lavorare e accogliere l’altro da sé, in grado di salvare il pianeta, fermare le guerre e fondare una nuova giustizia globale.

1.906
Archiviato inRecensioni
TagsCarlo Trigilia Claudio Bazzocchi diseguaglianze Europa Italia La sfida delle diseguaglianze. Contro il declino delle sinistre socialdemocrazia

Articolo precedente

Strage di Bologna. Le motivazioni della sentenza contro Bellini (3)

Articolo successivo

La manovra del governo Meloni: sotto i numeri niente

Claudio Bazzocchi

Articoli correlati

“La Russia? Non è più un nostro nemico”

In Armenia vince di nuovo l’Europa

In Francia Bolloré, in Italia i berlusconidi

Una critica della geopolitica

Dello stesso autore

Una critica della geopolitica

Antifascista? Prego, afascista

Una critica delle primarie

Ingrao a dieci anni dalla morte

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Cosa si sa delle università telematiche
Paolo Barbieri    21 Luglio 2026
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA