• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Una lettera sulla guerra

Una lettera sulla guerra

A partire da due recenti articoli di Riccardo Cristiano e Michele Mezza

6 Maggio 2022 Mario Pezzella  2094

Cari amici, vi ringrazio dell’invito a scrivere nuovamente sulla guerra in Ucraina. Sul piano strettamente politico, non ho nulla di più da dire rispetto al mio articolo apparso su “terzogiornale” lo scorso 3 marzo; potrei solo modificarne qualche parola o i toni di qualche frase. Posso aggiungere, invece, qualche commento ai due pezzi molto interessanti di Riccardo Cristiano e Michele Mezza sullo stato penoso dell’informazione giornalistica e televisiva in questo momento.

Si ricerca il diavolo, dice Cristiano, invece che ragionare in modo specifico, in una logica esasperata di amico/nemico. Ha ragione, e questo sragionamento non comincia con la guerra in Ucraina, ma già negli ultimi due anni, con i viscerali scambi di insulti tra pro e anti-vax; quasi che il contenuto del contendere passi in secondo piano rispetto alla belluina e violenta struttura intollerante con cui viene condotto il discorso.

Temo che questo modo di informare e di discutere corrisponda a un profondo desiderio psichico di violenza e di aggressione, simile a quello che secondo Freud circolava tra gli intellettuali europei intorno al 1915. L’insensato entusiasmo per la guerra corrispondeva allora a una profonda stanchezza, a una radicale “crisi della presenza” che investiva l’ordine simbolico apparentemente intangibile fino a qualche tempo prima.

In Al di là del principio del piacere e poi negli scritti successivi degli anni Venti, Freud riflette su una vera e propria “apocalisse culturale” (o crisi della presenza) che sta sgretolando l’ordine simbolico vigente in Europa. L’entusiasmo per la guerra e l’intolleranza verso il nemico ne sono un sintomo, che rivela la patologia profonda dell’inconscio del collettivo. Essa deriva, in realtà, da una profonda malinconia depressiva, da un dominio e da un desiderio di morte, che sembrano rendere inaccettabile lo stato di cose esistente. La “pulsione di morte”, di cui parla Freud, può dirigersi verso se stessi, fino allo stato limite di regressione all’elementare, che Freud chiama nirvana. Ma – in mancanza di una prospettiva credibile di cambiamento politico e sociale – questo stato depressivo può infine rivelarsi insostenibile e rovesciarsi in un’aggressiva voglia di distruzione dell’altro, verso l’esterno. Freud riflette su questo nell’Io e l’Es: “La libido ha il compito di mettere questa pulsione distruttiva nell’impossibilità di nuocere, e assolve questo compito dirottando gran parte della pulsione distruttiva verso l’esterno (…). La pulsione prende allora il nome di pulsione di distruzione, di pulsione di appropriazione, di volontà di potenza”.

Questa conversione è alla base dell’euforia iniziale che spesso introduce alla guerra. Il cammino verso di essa pare scandito secondo tre stadi: dapprima, la disgregazione di un ordine simbolico percepito ormai visibilmente come desueto e lacerato da richieste contraddittorie e conflitti insolubili; poi la depressione che ne consegue, il ristagno, in cui i legami sociali e affettivi sono coinvolti da tonalità emotive come quelle descritte da Heidegger nei suoi saggi degli anni Venti (l’angoscia, la noia, lo sgomento), e che segna il prevalere di una pulsione autodistruttiva; infine, l’euforico scatenarsi all’esterno di questa distruttività, che il soggetto avverte inizialmente come un’esplosione liberatrice, prima di essere colpito, retroattivamente, dal trauma che ne consegue. Questa stessa conversione conduce Hans Castorp (il protagonista della Montagna magica di Thomas Mann) e Bardamu (personaggio del Viaggio al termine della notte di Céline) nelle opposte trincee e nel comune annientamento. Per tacere dell’estetizzazione parossistica dell’interventismo e del futurismo italiani.

Ora, come si legge nello Stradone di Francesco Pecoraro, noi abbiamo vissuto un ristagno profondo a partire dagli anni Novanta del Novecento, una lenta disgregazione del nostro ordine simbolico, che lasciava apparentemente intatta la facciata dell’edificio, mentre le crepe si approfondivano all’interno, fino a che colpi di gomito sempre più decisi non hanno iniziato a sgretolare anche l’esterno. Durante i due anni di pandemia, ci siamo medicalizzati in modo ossessivo: abbiamo perso il contatto col nostro corpo e con quello degli altri, abbiamo comunicato solo attraverso schermi e simulacri, abbiamo, insomma, patito in modo totalizzante il dominio della morte e della malattia e il declino di qualsiasi pulsione di Eros, per continuare a usare il vocabolario di Freud.

L’ottusità e l’intollerabilità dei poteri che ci governano – a cui appartengono sia Putin sia la Nato –, debordando oltre i campi lontani dell’Iraq, della Siria o dell’Afghanistan, sono giunte a sconvolgere le nostre esistenze, ad avvelenare l’aria che respiriamo, a uccidere e a rendere pura astrazione ogni relazione umana, portando a compimento processi di alienazione che il capitalismo sta mettendo in opera da anni.

Epidemie, guerre, carestie – sono i segni che il nostro tempo è uscito dai suoi cardini e che l’ordo valoriale del neoliberismo europeo e occidentale sta cedendo sotto il peso della catastrofe che ha provocato. Il problema non è se, ma quando e come. L’Europa non cessa di finire, come un Impero asburgico sempre prossimo alla propria rovina, che uomini “senza qualità” tentano sempre più confusamente di rinviare: “Nel ristagno non ci inventiamo nulla, non sappiamo nulla e non ci interessa niente (…). Tutto qui intorno sta sbiadendo, attenuandosi e come spegnendo. Non so quanto durerà, ma durerà ancora a lungo (…). È un’apocalisse lentissima che dura da anni. Molto probabilmente non prevede alcun tipo di resurrezione, di assoluzione, assunzione in cielo e nessuna dannazione, solo un’autentica, irreversibile decadenza, fatta di anzianità e di trascorso, cui va aggiunto un passato novecentesco privo di estetica, di qualità urbana, di propensione all’invenzione e di vero progresso civile e mentale” (Pecoraro).

Durerà ancora a lungo? Si può cominciare a dubitarne.

Scriveva Benjamin, in un suo testo degli anni Venti del Novecento, che “così non si può andare avanti” è un detto che conquista popolarità nei periodi di crisi, è un segno inequivocabile “di stupidità e di viltà”. La disgregazione dell’Europa dopo la grande guerra ci pone, invece, di fronte a una “durata nella catastrofe”. Occorre sostituire all’idea di “crisi” – come precipizio acuminato e culminante, diceva Benjamin – quella di un protrarsi indefinito e corrosivo di uno stato di povertà e derelizione, di disuguaglianza e ingiustizia. Occorre dunque operare un rovesciamento di prospettiva e “accogliere i fenomeni di decadimento come il puro e semplice dato stabile, e solo un segno di salvezza come qualcosa di straordinario, ai limiti del portentoso e dell’incomprensibile” (ancora Benjamin).

Sinistri segnali di fascismo, razzismo e guerra si stanno diffondendo nel presente; pandemie e dissesti ecologici e guerre avvertono della distruzione che il capitale mette in opera sulla terra. Eppure il senso comune non esplode più nella frase, tanto criticata da Benjamin, “così non si può andare avanti”: anche se chi ha più di cinquant’anni ricorda spiagge ora inesistenti, cieli estivi meno crudeli, ghiacciai erosi. Questo dissolvimento del mondo non suscita un allarme profondo, la sua paurosa carica affettiva viene anestetizzata. È nota, ma non è conosciuta, non diventa esperienza.

Ciò non vuol dire che essa non costituisca una tonalità emotiva profonda, un trauma inconscio, un’atmosfera psichica di angoscia e depressione. Essa è però esclusa dal linguaggio o condensata e spostata, come in un brutto sogno, nella malignità perversa dell’“altro”. E allora si cerca, sempre e comunque, il diavolo: “La morte che conferma il potere delle istituzioni dominanti impedisce la morte nella lotta contro di loro” (Kracauer).

2.150
Archiviato inOpinioni Ucraina
TagsFrancesco Pecoraro guerra informazione Mario Pezzella risposta a Cristiano e Mezza Sigmund Freud Ucraina Walter Benjamin

Articolo precedente

Pressione pacifista sull’Unione europea?

Articolo successivo

Genova tra chimica e cabinovia

Mario Pezzella

Articoli correlati

Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?

Opposizione, ci vuole una visione del mondo

Odio l’estate… poi la Svezia

Due guerre in stallo: fino a quando?

Dello stesso autore

Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?

Dopo la visione di “La voce di Hind Rajab”

Sul discorso di Vance a Monaco

Cronache di ordinaria oppressione in Cisgiordania

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA