• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Le guerre puniche del ministro Cingolani

Le guerre puniche del ministro Cingolani

Il ministro della Transizione ecologica se la prende con lo studio della storia, cercando di far dimenticare la sua completa inadeguatezza rispetto al compito cruciale a cui dovrebbe attendere

1 Dicembre 2021 Enzo Scandurra  1963

Il ministro Cingolani non fa che sorprenderci con le sue bislacche esternazioni pubbliche, e ci stupisce addirittura con effetti speciali quando affronta il tema della riconversione ecologica. L’ultima esternazione riguarda lo studio, nelle scuole, delle guerre puniche, a suo giudizio troppe volte ripetuto nel corso degli anni. A che cosa serve, in un’epoca come la nostra, studiare così tanto la storia e mettere in secondo piano la conoscenza della tecnologia e dei suoi miracolosi risultati?

Questa, in sintesi, l’ultima di una lunga serie di “battute” del ministro a cui è stato affidato il compito di affrontare la questione del surriscaldamento climatico. Da “buon” tecnologo ed esperto di formazione scolastica fa capire che bisognerebbe mettere mano ai programmi scolastici e universitari per rendere minimi i contenuti umanistici a favore di quelli tecnologici: tendenza quest’ultima, già affermatasi da diversi anni nel nostro Paese, considerati i sempre più scarsi finanziamenti pubblici alle discipline umanistiche.

Qualche decennio fa alcuni docenti “resistenti” ancora si ostinavano a pensare che compito della scuola e dell’università fosse quello di produrre una conoscenza critica, di formare cittadini in grado di farsi una loro autonoma opinione sui fatti del mondo. Poi passò la linea che compito dell’istruzione è invece quello di creare persone adatte al mercato (da cui quella famigerata riforma del 3+2 di Luigi Berlinguer, coronata da un insuccesso di cui troppo poco si è discusso). In pochi anni questa visione si è affermata incontrastata su tutti i fronti, si è diffusa come una specie di epidemia a tal punto che qualsiasi altra visione critica è oggi considerata velleitaria, inutile, antistorica. Il Cingolani-pensiero non fa che ribadire questo cambio di paradigma e confermare il disastro democratico ed educativo certificato da autorevoli agenzie che si occupano della scuola e dell’università.

Cingolani afferma, in modi apparentemente persuasivi, che passare dai fossili alle energie rinnovabili costerebbe “bagni di sangue” e, dunque, tanto vale favorire alcune tecnologie che mitigherebbero l’emissione della CO2 lentamente, senza azzerarle. Peccato che il tempo a disposizione per evitare la catastrofe climatica non sia lui a deciderlo, ma è già stabilito dalle condizioni di degrado della biosfera. Da qui discendono, per esempio, le sue conclusioni sull’uso dell’energia nucleare tramite piccoli reattori e il seppellimento dell’anidride carbonica prodotta dalle industrie mediante la sua cattura e il pompaggio sotto la crosta terrestre (CCS). Questo in sintesi il passaggio “morbido” della riconversione ecologica.

Naturalmente Cingolani non si fa scrupolo nel deridere le posizioni di Greta Thunberg e dei movimenti ambientalisti, chiedendo loro cosa proporrebbero in alternativa, come se fosse compito dei ragazzi e non del governo definire proposte precise e realizzabili in tempi rapidi. Il ministro si vanta di avere un atteggiamento “realista” rispetto alle “utopie” avanzate da chi lotta per una svolta realmente ecologica sul piano economico, produttivo, sociale e perfino personale. Così “realiste” sono le sue proposte che incontrano il favore di compagnie come Oil&Gas, Eni, Enel e altre ancora decise a produrre energia in quantità illimitata tramite l’uso dei fossili: petrolio, gas e carbone, alla base del sistema energetico che ha prodotto la rivoluzione industriale (vedi il caso della centrale elettrica di Civitavecchia).

Ma al dinamico ministro non basta farsi beffe dei movimenti in difesa del clima; non gli basta neppure far coincidere la propria visione ecologista con quella delle grandi compagnie produttrici di energia basata sui fossili. Pretende di inserire le proprie soluzioni all’interno di una cornice ideologica tecnocratica che ha per obiettivo anche la proposta di programmi scolastici finalizzati alla sua visione. L’astuto ministro lo fa in nome del mercato e di una concezione del tutto personale di una presunta modernizzazione.

I mass media e i talk show sono dalla sua parte. Certo è facile – afferma il ministro – parlare di annunciati disastri dovuti al cambiamento climatico, più difficile è contestare i suoi presunti scenari di “bagni di sangue” qualora si imboccasse la strada indicata dai movimenti ambientalisti. Dunque le sue soluzioni tecnologiche sarebbero le sole realisticamente praticabili, così come quando la Thatcher affermava che non c’era altra alternativa a questo modello di produzione e di vita su questo pianeta.

Di realistico c’è che la strada intrapresa ci sta portando verso un sicuro disastro ecologico (vedi gli scarsi risultati a cui si è giunti a Glasgow il mese scorso). Per la prima volta gli ecosistemi di supporto alla vita sono gravemente minacciati e danneggiati, la biodiversità del pianeta si impoverisce. La stessa sindemia che colpisce ormai la specie umana è una prova di come questo modello accelerato di produzione (disboscamenti, allevamenti intensivi, monocolture) produce inaspettati feed-back irreversibili, tanto da far pensare, per la prima volta nella storia, che è in gioco la stessa sopravvivenza della specie umana. “Bagni di sangue” ci aspettano realmente se la transizione ecologica non si realizza nel più breve tempo possibile. E ormai gli obiettivi di Parigi, di contenimento dell’aumento di temperatura, sono stati definitivamente superati.

Gli scenari presenti e futuri sono già tracciati: incendi di intere regioni e foreste, uragani, alluvioni e siccità sempre più frequenti; desertificazione e sterilità dei suoli; crisi idriche; scomparsa sempre più rapida di ghiacciai e calotte polari con conseguente aumento del livello dei mari, riduzione della biodiversità e con essa anche della produzione agricola. Tutto questo per il fantasioso ministro non sarebbe “realistico”, e dunque sarebbe meglio andare coi piedi di piombo con la transizione, e soprattutto non pestarli alle grandi compagnie che usano i fossili come base della produzione di energia.

Passino pure le sue sciocchezze sulle guerre puniche e l’insegnamento della storia, delle quali non si può dire certo esperto, ma il ministro della finzione ecologica (fortemente voluto da Beppe Grillo) non fa che sparlare di proposte e soluzioni che poco hanno a che vedere con una vera transizione ecologica: dagli inceneritori, al “nucleare ragionevole” (ignorando che ci sono stati ben due referendum che lo hanno bocciato), alla fusione nucleare, alla cattura e sepoltura sotto la crosta terrestre della CO2 prodotta (così come si rischia che avvenga nello stabilimento di Ravenna), alla produzione di idrogeno blu (sempre utilizzando i fossili), alle auto elettriche per la cui produzione di batterie si rischia di realizzare altri disastri territoriali (l’estrazione di metalli rari nell’Africa o nei bassi fondali degli oceani), alle piattaforme di prelievo dai fondali marini di altri fossili in perfetta continuità col passato.

Indifferente a criticare l’attuale modello di sviluppo, egli bada piuttosto a non toccare i privilegi dei ricchi (auto di lusso, yacht) e dell’intero establishment. I veri “bagni di sangue”, paventati dal ministro, avverranno prima di tutto tra i poveri se si continua ad affidare a persone come lui la questione urgente della riconversione ecologica.

Al termine di questo articolo vorrei ricordare le parole profetiche di Lucio Magri del 1973: “Si pone così, per pressione delle cose e non per accademia o passione ideologica, un interrogativo: ciò a cui stiamo per molti segni approssimandoci, è una delle diverse crisi storiche al di là delle quali il modo di produzione capitalistico è rinato dalle proprie ceneri con volto nuovo e inattesa vitalità, oppure segna il limite estremo oltre il quale uno sviluppo capitalistico è impossibile, nel senso che si identifica immediatamente e senza residui in regresso e in catastrofe”. E ancora: “I nostri riformisti non vanno tanto per il sottile, a loro basta che un’idea, approssimativa, sia credibile all’ingrosso, come strumento e copertura immediata di un’operazione politica, poi si vedrà. Tocca così, come spesso accade, a chi al riformismo non crede, analizzarne più a fondo la coerenza e la dinamica, per prevedere i processi reali che esso può innestare, e utilizzarli ad altro fine”.

1.976
Archiviato inOpinioni
TagsEnzo Scandurra guerre puniche Lucio Magri Roberto Cingolani transizione ecologica

Articolo precedente

Il nuovo governo tedesco: “osare più progresso”

Articolo successivo

Moratoria sui brevetti, una campagna da sostenere

Enzo Scandurra

Articoli correlati

L’aria della città ha smesso di rendere liberi

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Roma, una rovinosa stagnazione

Metalmeccanici a Roma il 18 ottobre, per salvare l’industria dell’auto

Dello stesso autore

L’aria della città ha smesso di rendere liberi

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Roma, una rovinosa stagnazione

Un intreccio fatale: crisi climatica, consumo di suolo, incendi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA