• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Zzz-ripubb » Articoli » Polizia, quarant’anni dopo la smilitarizzazione

Polizia, quarant’anni dopo la smilitarizzazione

Con la grande riforma del 1981 si è perso in definitiva l’appuntamento con l’unicità di un’autorità nazionale di pubblica sicurezza civile, naufragata con la sovrapposizione territoriale e di funzioni

17 Agosto 2021 Stefania Limiti  2014

(Questo articolo è stato pubblicato il 2 aprile 2021) Fu davvero una rivoluzione quella legge che quaranta anni fa ha “smilitarizzato” la Polizia di Stato. Un movimento democratico dal basso, le migliori energie civili si unirono ottenendo un nuovo ordinamento dai tratti illuministici, che cancellava il ricordo della polizia scelbiana e dei suoi manganelli, e annunciava la nascita di un organismo pensato non più separato dalla società, ma modellato a tutela della società e in grado di far crescere i suoi appartenenti ben lontano dalle incrostazioni di una cultura poliziesca di stampo fascista. Neanche Francesco Cossiga, che si distinse per la sua vicinanza ai corpi militari e per il pugno duro nelle piazze (Giorgiana Masi ne è il triste simbolo), poté fermare quell’onda democratica.

Sono passati molti anni da allora e in questi giorni tutti celebrano quel felice passaggio della Repubblica che ha introdotto il sindacalismo delle forze di polizia per tutelare le condizioni di lavoro dei suoi appartenenti e garantire che la pubblica sicurezza sia svolta per conto e nell’interesse di tutti: fu una tappa nella crescita della nostra democrazia, non c’è dubbio. La riforma introdusse la figura dell’“ispettore” per andare oltre il modello inquisitorio, con un nuovo metodo di conduzione delle indagini che riducesse l’arbitrarietà delle ricerche e della formazione della prova, e sancisse la parificazione del ruolo delle donne per salario e funzioni, aspetto su cui c’è davvero ancora molto da fare.

Uno dei principali curatori della grande riforma fu il prefetto Carlo Mosca, un modello di servitore dello Stato, formazione militare, che spiegava il concetto di sicurezza come diritto alla libertà e come realizzazione collettiva di una società costantemente in grado di superare le diseguaglianze ovunque si annidino. Mosca ha istruito i dirigenti a declinare nella realtà la nuova legge, ma proprio all’alba di questo quarantesimo anniversario è venuto a mancare all’età di settantacinque anni: una scomparsa che fatalmente segna il declino di quell’epoca e il dissolversi di una riforma di cui è bene fare un bilancio oltre che cantarne le lodi. Perché avviene sempre che le più alte intenzioni facciano fatica a trovare il loro modo di esprimersi.

La conquista della smilitarizzazione resta immutata ma la sua principale conseguenza, cioè la sindacalizzazione della Polizia, è stata una occasione persa perché si è tradotta solo nella rappresentanza di interessi particolari. All’inizio era il Sindacato Unitario Lavoratori della Polizia, poi mille sigle corporative nelle quali si è frantumata la difesa effettiva degli uomini e delle donne della Polizia, divisi da enormi diseguaglianze interne molto accentuate nelle retribuzioni e nei trattamenti – tra le alte gerarchie e i profili più bassi e operativi. La sindacalizzazione si è trasformata, in definitiva, nella proliferazione di nicchie di potere contrattuale, mentre l’altro colosso della pubblica sicurezza, l’Arma dei carabinieri, avanzava, ricoprendo funzioni anche civili (soprattutto ambiente e sanità), facendo perdere progressivamente e lentamente terreno alla Polizia di Stato.

Nell’Arma è stata impossibile la creazione di sindacati interni fino a una sentenza della Consulta del 2018, che stabilisce la assoluta incostituzionalità del divieto. Ma non c’è ancora una legge per consentire la sindacalizzazione e difficilmente vedrà presto la luce. Allora l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta (governo Conte 1) cercò un varco per aggirare il vuoto legislativo firmando una circolare per dare attuazione al principio stabilito dalla Consulta: così oggi si comincia a discutere di associazioni interne, ma in ogni caso si tratta di organismi che non hanno un vero potere contrattuale né possono metter becco sull’ordinamento interno. 

Con la grande riforma del 1981, si è perso in definitiva l’appuntamento con l’unicità di un’autorità nazionale di pubblica sicurezza civile. L’articolo 16 della legge del 1981 stabilisce che: “1. Ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla Polizia di Stato sono forze di polizia, fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze: a) l’Arma dei carabinieri, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza; b) il corpo della Guardia di Finanza, per il concorso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. 2. Fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti, sono altresì forze di polizia e possono essere chiamati a concorrere nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica il corpo degli Agenti di Custodia e il corpo Forestale dello Stato. 3. Le forze di polizia possono essere utilizzate anche per il servizio di pubblico soccorso”.

La riforma ha conferito al ministro dell’Interno la responsabilità della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica: il Viminale “è autorità nazionale di pubblica sicurezza. Ha l’alta direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e coordina in materia i compiti e le attività delle forze di polizia”; prefetto e questore rappresentano le autorità provinciali, per la gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, e al capo della Polizia è affidato il coordinamento di tutte le forze di polizia, ma sul terreno reale le altre forze non fanno riferimento al Viminale. Guardia di Finanza e Carabinieri, anch’essi con funzioni di polizia giudiziaria, rappresentano corpi militari ben separati. La sovrapposizione territoriale e di funzioni ha affogato il principio ispiratore di quella riforma, che intendeva assicurare la democraticità del modo in cui è intesa e attuata la sicurezza dello Stato. Per stare ai nostri giorni, lo prova in modo plateale la partita giocata sul “cadavere” della Forestale: quando il governo Renzi, nel 2016, ha scelto il suo azzeramento in nome di una scellerata razionalizzazione della pubblica amministrazione, sarebbe stato naturale far confluire gli agenti dei Parchi nel comparto della sicurezza pubblica, anziché procedere alla loro militarizzazione con un impeto paragonabile a quello delle armate del generale Bava Beccaris. Ma non se ne parlò neanche. La Polizia di Stato non entrò proprio nella partita. Lì si è consumato uno spostamento dell’asse del potere decisamente sfavorevole alla centralità della Polizia di Stato che dovrebbe essere, invece, il cuore pulsante e strategico della sicurezza pubblica. Quella riforma di quarant’anni fa non è stata tradita, ma oggi è tempo di una nuova rivoluzione.  

2.030
Archiviato inArticoli
TagsCarlo Mosca donne forestale polizia sindacalizzazione sindacato smilitarizzazione Stefania Limiti

Articolo precedente

Se Gramsci lo legge Giorgia Meloni

Articolo successivo

Lavoro, una sentenza che fa ben sperare

Stefania Limiti

Seguimi

Articoli correlati

Sicurezza, la bozza del nuovo testo

Referendum: al via la campagna per il “no”

Separazione delle carriere, il referendum potrà salvare la Carta

Referendum, il “sì” in vantaggio?

Dello stesso autore

Sicurezza, la bozza del nuovo testo

Referendum: al via la campagna per il “no”

Separazione delle carriere, il referendum potrà salvare la Carta

Referendum, il “sì” in vantaggio?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA