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Home » Editoriale » Caso Moro. Cosa c’è dietro la strana accusa contro Persichetti?

Caso Moro. Cosa c’è dietro la strana accusa contro Persichetti?

15 Giugno 2021 Stefania Limiti  1793

Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro sono un capitolo mai “elaborato” dal nostro Paese e neanche dalle stesse Brigate rosse, nonostante si sia trattato, all’epoca, del punto più alto della loro “campagna di primavera” contro la Democrazia cristiana. Nella riflessione intorno alla loro parabola rivoluzionaria, la vicenda dei cinquantacinque giorni appare un buco nero, nessuna rivendicazione, nessuna esaltazione. La produzione saggistica di alcuni esponenti brigatisti, protagonisti del rapimento, si è limitata a proporre la propria versione dei fatti, senza affrontarne le contraddizioni, solo una difesa del proprio operato finalizzata a convincere il resto del mondo che la loro operazione fu autonoma e “pura”. Nessuna interferenza. Nessun potere intervenne a decidere la sorte tragica del presidente della Dc.

Più battagliera, decisamente, è la versione dei recenti esegeti della vicenda brigatista: spicca, tra questi, l’attivismo giornalistico e saggistico di Paolo Persichetti, impegnatissimo nella ricostruzione di tutti gli aspetti dell’operazione con uno scopo ben preciso: dimostrare la “purezza” dell’azione. Un impegno legittimo, ancorché realizzato con scarso riguardo all’eleganza della polemica. Non sappiamo, però, se questa sua attività sia all’origine della pesante accusa giudiziaria che gli è stata rivolta la scorsa settimana, quando ha subito una perquisizione durante la quale è stato trovato in possesso di documenti riservati elaborati dalla commissione parlamentare che, nella diciassettesima legislatura, tentò una nuova indagine sul caso. Come parrebbe evidente, qualcuno dall’interno glieli passò.

Nel caso si tratti di un’attività di ricostruzione giornalistica, non si capisce però quali responsabilità possano essergli addebitate. Il giornalismo vive di fonti. In questo caso colpisce che l’accusa del pm Eugenio Albamonte sia di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo e al favoreggiamento. Delle due l’una: o l’indagine è partita sulla base di notizie che ancora non sono state rese note, o c’è da pensare a un colpo di testa da parte della procura di Roma. Tertium non datur.

Alcune fonti non giudiziarie sostengono che si stiano accertando le attività di Persichetti durante i lavori della commissione parlamentare guidata da Giuseppe Fioroni. Non abbiamo avuto ulteriori conferme, e si attendono spiegazioni circa questa vicenda che possano far capire – se possibile – il motivo di un’azione così invasiva e di un’accusa così incredibilmente pesante, non legata al ritrovamento di eventuali documenti secretati. I fatti accertati, infatti, non giustificano quella ipotesi di reato. 

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Archiviato inEditoriale
TagsAldo Moro Brigate Rosse Paolo Persichetti Stefania Limiti terrorismo

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