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Chi sono i mercenari russi del gruppo Wagner

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Chi sono i mercenari russi del gruppo Wagner

Uno dei film “storici” di James Bond si chiamava Dalla Russia con amore. Da Mosca è arrivato ora il gruppo Wagner, un esercito che,...

La sconfitta di Macron l’africano

In piena campagna elettorale (in Francia si vota per la presidenza della Repubblica il 10 aprile prossimo), Macron subisce una serie di rovesci sul...

Mali, cosa c’è dietro il relativo disimpegno militare francese

Il Mali come l’Afghanistan? La Francia come gli Stati Uniti e i loro alleati? Tra i due scenari non mancano le similitudini. Come Barack...

Il Sudan dopo il colpo di Stato

In Sudan ritorna la speranza. La protesta di migliaia di sudanesi, costata morti e feriti, la netta presa di posizione degli Stati Uniti, dell’Unione...

Il Sudan ritorna al mondo di ieri

Che cosa è successo in Sudan? Quel che avevano detto i gruppi di attivisti e sindacati impegnati nella rivoluzione che voleva costruire la democrazia a tappe a Khartum: “C’è aria di golpe, ma un ritorno al passato sarà impossibile”. La troika che ancora decide i destini del Sudan – Arabia Saudita, Egitto ed Emirati arabi uniti – deve aver ritenuto che l’aria di golpe era autentica, visto che a progettarlo erano loro stessi, ma sull’impossibilità del ritorno al passato ci si sarebbe chiariti col tempo. D’altronde uno scenario analogo è stato impostato in Tunisia, con il “colpo di mano” del presidente Saïd. I grandi sommovimenti del 2011 e del 2019 sono alle spalle; e appunto i loro simboli vincenti – cioè Tunisia e Sudan – dovevano diventare i simboli evidenti di un ritorno al mondo di ieri.

I tempi probabilmente erano maturi anche per motivi interni al Sudan: c’era infatti l’ipotesi di un passaggio, di qui a un mese, della guida del governo a un esponente non più dei militari ma dei civili. Un fatto storico per un Paese governato ormai da decenni dai militari. Ma questo non basta a capire. Il grande riassetto è regionale, e non parte solo da questi due golpe, passa anche dalla prospettata riammissione di Bashar al-Assad nella Lega araba e dall’individuazione di un punto di “compromesso” in Iraq. È il supposto “processo di pace” tra sauditi e iraniani, che vorrebbe arrivare a dare almeno una degna sepoltura ai non molti yemeniti rimasti in vita.

Il meticciato sarà il nostro futuro

Alla domanda circa i flussi migratori posta da Guido Ruotolo nel suo articolo del 16 luglio, la mia risposta è: accogliere tutti ma cercando...