• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Il Piano Mattei non è stato “scritto con l’Africa”

Il Piano Mattei non è stato “scritto con l’Africa”

I cinque “pilastri” del partenariato presentati dal governo Meloni non collimano con le priorità espresse dal presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki

1 Febbraio 2024 Luciano Ardesi  1333

E così la premier Giorgia Meloni ha finalmente parlato con il vero Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione africana, quello con cui la burla di due comici russi le aveva fatto credere di conversare al telefono, nel settembre scorso. Meloni ci ha anche scherzato sopra, per la gioia di fotografi e giornalisti; ma quello che poi Moussa Faki ha detto nell’aula del Senato – dove si è svolto, il 29 gennaio, il vertice Italia-Africa – avrebbe probabilmente preferito non ascoltarlo.

A proposito del Piano Mattei, Faki ha detto una semplice scomoda verità: “Avremmo voluto essere consultati”. Un’affermazione lasciata cadere, tra le altre, che hanno puntualizzato la visione dell’Africa, ma che smentisce una delle tante, troppe, dichiarazioni che la presidente del Consiglio ha fatto sul Piano. In visita in Mozambico, nell’ottobre scorso, davanti al vuoto pneumatico di indicazioni che chiarissero che cosa fosse il tanto decantato Piano Mattei (di cui abbiamo parlato qui), Meloni disse che doveva essere “scritto con l’Africa”. In apertura del suo discorso al vertice Italia-Africa, aveva ribadito: “Il Piano è pensato come una piattaforma programmatica aperta alla condivisione e alla collaborazione”. Con ogni evidenza, non è questa l’impressione del presidente della Commissione dell’Unione africana.

I partecipanti al vertice – 46 Stati rappresentati su 55 che ne conta l’Unione africana, ma un suo membro, il Sahara Occidentale, non è stato invitato per non urtare il Marocco – si sono trovati di fronte a cinque “pilastri” già scritti: istruzione e formazione, agricoltura, salute, energia, acqua. Nel suo intervento, Moussa Faki, elencando le priorità africane (agricoltura, infrastrutture, ambiente, energia, salute, educazione, digitalizzazione) ha dato atto che il Piano abbonda largamente in questa direzione. Ha comunque evidenziato, con grande franchezza, anche gli ostacoli che oggi l’Africa incontra nel realizzare le proprie priorità: peso del debito estero, cambiamento climatico, aumento dell’estremismo violento e del terrorismo, instabilità politica e istituzionale, deficit di finanziamenti e gravi errori nella governance.

Con altrettanta franchezza, Faki ha dettato i princìpi e i limiti entro i quali si deve iscrivere un partenariato tra Italia, Unione europea e Africa. Il primo è quello della libertà e del consenso, vale a dire: nessun tipo di ricatto o di pressione sugli Stati africani che non da oggi, ma soprattutto nell’ultimo anno, stanno rivedendo il loro posizionamento rispetto alle grandi potenze mondiali. Non a caso erano assenti dal vertice Niger, Mali e Burkina Faso, che hanno rivisto la loro collocazione rispetto alla Francia e all’Occidente in generale. L’altro aspetto evidenziato è quello del reciproco vantaggio. Il Piano, insomma, non dev’essere nel solo interesse dell’Italia, e l’Africa non tende la mano ai suoi partner per mendicare aiuti, chiede anzi un cambio di paradigma nella concezione del partenariato.

Per essere ancora più chiaro, il presidente della Commissione dell’Unione africana ha affrontato il tema delle migrazioni, che non figurano tra i “pilastri” ma sono tra le priorità di fatto del Piano stesso. “La portata del nostro partenariato su questo tema – ha sottolineato Faki – resterà limitata fino a quando non ci sarà una modifica strutturale del modello di sviluppo, compreso un nuovo approccio alla gestione dei flussi migratori”. Insomma, la palla non è nel campo africano bensì italiano ed europeo: saranno loro a dover cambiare il modo di gestire i flussi e a dover superare le situazioni strutturali a livello planetario che determinano le migrazioni.

Moussa Faki ha affermato che l‘Africa è disposta a discutere della messa in opera del Piano, e però ha detto – con gentilezza, ma senza giri di parole – all’Italia e all’Unione europea che “capirete bene che non ci possiamo accontentare di sole promesse, spesso non mantenute”. Una lezione di cooperazione internazionale – ed è legittimo chiedersi se i membri del governo, schierati nell’aula del Senato, siano all’altezza di comprendere tale lezione, tante sono le esternazioni in cui l’altro africano in Italia è umiliato, sfruttato, deriso, respinto. L’impressione, infatti, è che la quasi totalità del governo sia convinta di poter lasciare andare in libertà le parole, tanto l’africano che è in Africa non sa, non ascolta, non capisce, è lontano.

Sul piano delle risorse, la premier ha annunciato 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie. Di questi, circa tre miliardi provengono dal Fondo italiano per il clima; il resto dalle risorse della cooperazione allo sviluppo. Siccome non basterà, si pensa di coinvolgere l’Unione europea, le istituzioni finanziarie europee e internazionali, oltre ai privati. È chiaro da tempo, ormai, che l’Eni è uno dei pilastri di questa strategia, e Meloni anche in questa occasione non ha mancato di sottolineare l’ambizione dell’Italia di porsi come ponte energetico tra Europa e Africa.

Le Ong italiane hanno rivendicato il proprio contributo alla cooperazione internazionale, e contano di non venire dimenticate dalla politica governativa. Intanto, hanno ricordato al governo la distanza che separa l’Italia dall’obiettivo dello 0,70% del reddito nazionale destinato alla cooperazione allo sviluppo, poiché siamo fermi allo 0,32% del Rnl, pari a 4,5 miliardi di dollari, secondo l’Ocse. Una parte consistente di questo aiuto pubblico allo sviluppo, 1.480 milioni di dollari, è però assorbito dalle spese di gestione e per l’accoglienza dei migranti. Insomma, queste spese fanno del nostro Paese il primo beneficiario dei propri aiuti.

1.346
Archiviato inArticoli
TagsAfrica Eni governo meloni immigrazione Luciano Ardesi Moussa Faki partenariato Piano Mattei Unione africana Unione europea vertice Italia-Africa

Articolo precedente

Venezuela, il regime di nuovo all’attacco

Articolo successivo

Germania, un gennaio inquietante

Luciano Ardesi

Articoli correlati

Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze

Sul declino industriale dell’Occidente (2)

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

La nuova “corsa all’Africa”: il corridoio di Lobito

Dello stesso autore

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

La nuova “corsa all’Africa”: il corridoio di Lobito

Sudan: oro rosso sangue

Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze
Stefania Limiti    16 Settembre 2026
Electrolux, il conflitto
Paolo Andruccioli    16 Settembre 2026
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno
Paolo Barbieri    14 Settembre 2026
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA