• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Sudan: tra droni e catastrofe umanitaria

Sudan: tra droni e catastrofe umanitaria

Milioni di persone costrette a fuggire dal Paese

5 Giugno 2025 Luciano Ardesi  1100

Ancora una volta, il Sudan si trova al centro della più grande catastrofe umanitaria mondiale. Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur), reso noto ai primi di giugno, dopo due anni di guerra civile (iniziata nell’aprile 2023, vedi qui), quattro milioni di persone sono state costrette a fuggire dal Paese. È il più grande movimento di popolazione, nel mondo, nell’arco di due anni. Senza contare le decine di migliaia di morti.

Dei quattro milioni di nuovi profughi, un milione e mezzo ha trovato riparo in Egitto, oltre un milione nel Sud Sudan, e 850mila nel Ciad, dove già ne erano presenti quattrocentomila. I rifugiati sudanesi in Ciad ammontano ora a oltre 1,2 milioni; ed è in questo Paese che la crisi umanitaria si fa sentire più pesantemente, a causa di un flusso continuo giornaliero e della mancanza di infrastrutture per l’accoglienza. La crisi finanziaria degli organismi umanitari si avverte anche qui. Inoltre, la consegna degli aiuti di emergenza è resa difficile dalla situazione della guerra: alcuni giorni fa un convoglio di prodotti alimentari, diretto alla città assediata di El Fasher, nella parte occidentale del Paese, è stato attaccato; quindici camion sono stati incendiati, lasciando sul terreno cinque vittime e diversi feriti. Le due parti in conflitto si accusano a vicenda dell’accaduto. Intanto, tutto il Paese è coinvolto nella più vasta crisi alimentare e umanitaria mondiale, che tocca oltre la metà dei circa quarantacinque milioni di abitanti.

Da due anni, la guerra civile vede contrapporsi due generali, leader e alleati in quella che fu la giunta militare al potere: Abdel Fattah al-Burahm e Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemetti. Il primo, già presidente della giunta, è a capo dell’esercito regolare ereditato dal regime islamista di al-Bashir, mentre il secondo – uno degli uomini più ricchi del Sudan e già vicepresidente della stessa giunta – è a capo di milizie paramilitari della Rapid Support Forces (Rsf), create nel 2013, eredi delle milizie janjawid, autrici dei massacri nella guerra civile nel Darfur, negli anni 2000. Dopo la caduta del regime, la loro alleanza è stata di pura convenienza.

Va ricordato che la giunta militare era nata dal tentativo di soffocare l’ondata di proteste popolari che avevano portato, nell’aprile 2019, alla caduta del regime islamista di Omar al-Bashir (1989-2019), una replica della caduta del precedente dittatore, Nimeyri, dopo sedici anni alla testa del Paese (1969-1985). L’esercito è da sempre il perno del potere – ma il Sudan ha anche una straordinaria società civile organizzata, in grado di tenere testa ai militari, i quali hanno risposto alla solita maniera, accordando a se stessi un potere esclusivo.

La guerra civile è scoppiata per le rivalità personali tra i due generali, ma è alimentata di continuo grazie alle forniture di armi e alle influenze esterne. In prima linea, gli Emirati arabi uniti che sostengono, ancora prima della guerra civile, i paramilitari della Rsf, attraverso la fornitura di armi sofisticate, come droni e sistemi antiaerei di provenienza cinese, e con il supporto ai mercenari colombiani infiltrati nella regione di El Fasher. Una recente inchiesta della tv France24 ha documentato che diversi Paesi europei sono implicati, in particolare la Bulgaria, con complicità anche italiane. Date le condizioni della guerra, e in generale della precarietà in cui versa la regione, gli Emirati utilizzano diverse vie per fare arrivare gli aiuti militari, con la complicità dei Paesi vicini e in violazione dell’embargo sulle armi. Da parte loro, le forze paramilitari sudanesi contraccambiano il favore con l’invio di mercenari verso lo Yemen e con il contrabbando dell’oro, che fornisce l’essenziale delle risorse finanziarie a disposizione.

L’esercito regolare può contare sull’appoggio dell’Egitto, per quanto riguarda l’intelligence militare, sull’acquisto di droni dall’Iran e soprattutto dalla Turchia, sugli aerei da combattimento da Russia, Cina e Algeria, e sul sostegno politico ed economico dell’Arabia saudita e del Qatar. I droni sono i nuovi protagonisti anche in questo scenario di guerra. All’inizio di maggio, la città strategica di Port Sudan – sulla costa del mar Rosso, tenuta dall’esercito regolare – è stata oggetto di un intenso attacco di droni durato una settimana, che ha interrotto fra l’altro il flusso degli aiuti. Il generale al-Burahm ha immediatamente accusato i paramilitari di avere fatto uso di droni di fabbricazione turca, forniti dagli Emirati, con cui ha rotto le relazioni diplomatiche. Le stesse armi peraltro alimentano entrambi i fronti, seguendo strade diverse. I droni stanno diventando i protagonisti di una guerra che non risparmia nessuno, contribuendo ad aumentare le perdite civili. Ma non vengono però meno i combattimenti sul terreno in questa guerra dimenticata (vedi qui), come dimostra l’aumento degli stupri di cui sono sistematicamente vittime le donne sudanesi, una crudeltà che ha purtroppo una lunga e tragica tradizione nella storia del Paese.

A fare gola agli attori internazionali, oltre ai proventi del commercio delle armi, sono la costa sudanese sul mar Rosso e le risorse minerarie nella parte orientale del Paese. Questo polarizzarsi delle forze esterne attorno a ciascuno dei campi avversi rischia, a sua volta, di provocare una destabilizzazione regionale e di creare nuove fratture all’interno dei singoli Stati, come se non bastassero quelle sudanesi. Particolarmente rischiosa, da questo punto di vista, appare la situazione in Ciad e in Sud Sudan.

1.118
Archiviato inArticoli
Tagscatastrofe umanitaria crisi organismi umanitari guerra civile Luciano Ardesi Sudan

Articolo precedente

Leggi elettorali, l’arma di Giorgia per aprire l’Era Meloni

Articolo successivo

Tarantolati dalla Lega?

Luciano Ardesi

Articoli correlati

Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito

Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid

Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Dello stesso autore

Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid

Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Cosa si sa delle università telematiche
Paolo Barbieri    21 Luglio 2026
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA