• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Interpol, quando si dice l’uomo giusto al posto giusto

Interpol, quando si dice l’uomo giusto al posto giusto

30 Novembre 2021 Riccardo Cristiano  1256

Quando molte cose ci erano più chiare, si diceva che i nomi sono conseguenza delle cose. Diventa così curioso notare come petromonarchi del Golfo e iraniani, in guerra perpetua tra loro, si ritrovino ognuno per proprio conto dietro lo stesso nome: Raisi. Raisi è infatti il nome del nuovo presidente dell’Iran, con eccellenti record nella repressione e nella violazione dei diritti umani, e al-Raisi è quello candidato e portato dai petromonarchi alla presidenza dell’Interpol. Anche lui è accusato di torture. La novità che interviene al suo riguardo è che, per essere eletto, ha dovuto ottenere copiosi consensi, visto che il presidente dell’Interpol (la cui sede centrale è a Lione, in Francia) viene eletto dai delegati dei diversi Paesi aderenti con una maggioranza qualificata, nel suo caso con il 68,9%. Ahmed Naser al-Raisi ha sì avuto bisogno di tre votazioni per farcela, ma alla fine è passato: ispettore generale del ministero degli Interni degli Emirati arabi uniti, assumerà ufficialmente la presidenza dell’Interpol nel 2022.

A suo carico non ci sono solo le parole di due cittadini europei, detenuti in passato negli Emirati arabi uniti, che lo accusano di averli fatti torturare. Ha scritto Luigi Mastrodonato su “Wired”: “La vicenda forse più nota a livello internazionale è quella di Ahmed Mansoor, attivista per i diritti umani arrestato prima nel 2011 e poi di nuovo nel 2017 per “offesa allo status e al prestigio degli Emirati arabi uniti e dei suoi simboli, compresi i suoi leader”. L’uomo, che tramite un blog e i social network denunciava le violazioni dei diritti umani nel Paese, aveva firmato diversi appelli per riforme politiche e negli ultimi anni ha ricevuto molti premi internazionali per il suo attivismo che non ha potuto ritirare prima a causa del ritiro del passaporto, e poi perché sta scontando una condanna di dieci anni di carcere. Gli attori internazionali governativi e non governativi non hanno mai perso di vista questa storia: lo scorso settembre il parlamento dell’Unione europea ha approvato l’ennesima risoluzione di condanna degli Emirati. E Il Gulf Centre for Human Rights ha presentato una denuncia in Francia proprio contro il nuovo presidente dell’Interpol, accusandolo di “atti di tortura e barbarie” nel caso Mansoor.

L’imputazione ossessiva di “offesa al prestigio nazionale” è ricorrente in tanti Paesi governati da regimi laici o da religiosi, pur schierati sugli opposti versanti del grande conflitto che oppone il fronte del primo Raisi al secondo. Al riguardo, basterà citare gli arcinemici Erdogan e Assad, uniti dalla frequenza con cui i loro sistemi perseguono questo “reato”, e il corteggiato da entrambi, l’egiziano al-Sisi.

Che la situazione locale dei diritti sia questa molti lo sostengono da tempo, e che questa realtà riesca a essere esportata, a imporsi al mondo e nel mondo, è molto più che sorprendente. È preoccupante. Che l’Interpol finisca in queste mani ci dice certamente di loro, ma ci parla anche di noi. La famosa esternalizzazione dei confini, di fatto, cosa fa se non affidarli alle cure di sistemi come quello che il nuovo capo dell’Interpol rappresenterebbe? E con il peso che l’esternalizzazione dei confini ha assunto nella e per la sicurezza di tanti Paesi, questa scelta sembra rispondere a una sorta di neoprotezionismo dei diritti: contrastare diritti fuori dai confini del “mondo libero” pretendendo di aumentarli al suo interno. Se questa fosse l’ottica, il ruolo dell’Interpol non potrebbe certo essere ritenuto irrilevante, visto che contrasta il crimine internazionale e consente la cooperazione tra gli uffici centrali delle varie polizie nazionali. È un’idea bicefala di sicurezza che richiede repressioni esterne al “mondo libero” per consentire tutele interne. Le merci sarebbero così le uniche titolari di autentici diritti in entrambe le aree?

Vista in questo modo, forse con un eccesso di tinte fosche, non sorprende che, proprio nelle stesse ore, l’Interpol abbia tolto le restrizioni che aveva imposto all’ufficio centrale della polizia siriana. Espressione di un regime accusato di crimini contro l’umanità, visto che questi crimini sono stati commessi a carico di un popolo che sta fuori dall’aera del “mondo libero”, perché mai imporle delle restrizioni? Chi giustifica tutto ciò dice che, in certi contesti, non si può certo andare per il sottile: c’è del vero, ma visto che se lo sostiene un campo lo potrà sostenere anche l’altro, l’esito del conflitto mediorientale rischia di essere una estremizzazione e radicalizzazione dello scontro. Accettare l’espressione della repressione emiratina a livello di consesso internazionale non potrà che peggiorare le cose. 

1.272
Archiviato inEditoriale
TagsAhmed Mansoor Ahmed Naser al-Raisi diritti umani Emirati Interpol Riccardo Cristiano

Articolo precedente

Macron e le rivolte popolari

Articolo successivo

Il nuovo governo tedesco: “osare più progresso”

Riccardo Cristiano

Seguimi

Articoli correlati

Contro il regime talebano

Complicità made in Italy

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Gaza, il massacro continua

Dello stesso autore

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Becciu, processo al clericalismo

Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

Bergoglio papa della “rivoluzione pluralista”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Salvini, il congresso ultima trincea
Paolo Barbieri    21 Ottobre 2026
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
In Cisgiordania la violenza dei coloni
Eliana Riva    23 Ottobre 2026
Da Caivano ai “maranza”
Stefania Limiti    22 Ottobre 2026
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA