• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Referendum, il “sì” con il fiato corto (e i “quindici” stappano una bottiglia)

Referendum, il “sì” con il fiato corto (e i “quindici” stappano una bottiglia)

10 Febbraio 2026 Luca Baiada  1646

“Questo referendum s’ha da fare subito”, dissero i bravi. È il sunto della nuova puntata nella battaglia referendaria sulla manomissione della Costituzione. “Terzogiornale” la segue marcando stretto (per esempio qui). Diciamo subito che nel “sì” è evidente una certa agitazione. Come si prevedeva, visto che una raccolta lampo partita da pochi cittadini ha messo insieme più di mezzo milione di firme in tre settimane, la Cassazione ha dichiarato l’ammissibilità della nuova richiesta referendaria. Non solo. Si è dovuto prendere atto che il quesito dei cittadini ha un perimetro diverso e più completo, rispetto a prima. E poi, in un certo senso, quello che è successo è anche un raddrizzamento delle cose, una rimessa in carreggiata.

Sulle modifiche costituzionali, quando il parlamento le approva senza il voto dei due terzi, si può chiedere il referendum per impedirle. Stavolta la maggioranza, sentendosi forte, ha voluto esagerare e ha fatto una sua richiesta, sul testo che aveva scritto e imposto. Così la destra ha stravolto il referendum usandolo come un plebiscito, una clava. A ruota, anche l’opposizione ha fatto la stessa richiesta, ma a buon diritto e per inserirsi nel gioco. Invece un gruppo di cittadini determinati, il piccolo grande comitato dei quindici – “Quindici uomini sulla cassa del morto…”, era il ritornello della canzone dei pirati nella vecchia serie televisiva tratta dall’Isola del tesoro di Stevenson – ha posto mano al referendum rispettando la sua natura, senza clava e porgendo la matita. Cioè ha usato la richiesta di referendum in senso oppositivo contro la modifica, e l’ha anche strutturata meglio. L’ammissione ha comportato l’ovvia necessità di dare tempo alla discussione e alla partecipazione: se il quesito cambia, rispetto a prima, ci vuole più tempo per ragionare, per discutere e soprattutto per permettere davvero che il popolo partecipi alla scelta.

Forse si può dire che, dando ragione al comitato, che voleva anche un differimento, ci fosse il rischio di perdere dei mesi? La richiesta di spostare la data era una melina scorretta, un basso gioco di attendisti? Proprio no: a conti fatti, per rispettare le regole bastava rinviare di pochi giorni. Ma qualcosa deve aver fatto perdere la misura a chi ha abbracciato il “sì” anima e corpo. Così, sin da poche ore dopo la decisione della Cassazione, apriti cielo.

Si è sentita persino una rampogna dell’Unione camere penali contro la Suprema corte. C’è stato anche un attacco personale contro alcuni dei suoi magistrati, “colpevoli” di avere idee e di non tenersele a bocca chiusa. Assurdo, se si considera che l’ammissione è un atto tecnico, con postulati praticamente senza alternative. E poi: non ci raccontano che la modifica della Costituzione è innocua per la separazione dei poteri, che rispetta l’indipendenza dei giudici? La rispetta così bene che, se non rigano dritto, prendono subito rabbuffi. È il clima con cui comincia questa riforma. Persino la prima presidente emerita della Cassazione, Margherita Cassano, si è dichiarata per il “no” (ha spiegato qui il perché nei dettagli ad Articolo 21).

A proposito. Ricordiamo la Dichiarazione di Riga del giugno 2025 dell’Encj (European Network of Councils for the Judiciary); la rete europea dei consigli di giustizia (una sorta di network di Csm nazionali) ha chiarito che, se è in pericolo la rule of law, i magistrati non hanno il dovere del riserbo. E allora, se i magistrati possono e anzi devono schierarsi su temi epocali, poi non si può pretendere che si tengano fuori dalle decisioni che riguardano quegli stessi temi. La Cassazione ha dimostrato un profilo europeo, il fronte del “sì” ha finito per chiudersi in prospettive corte, strapaesane. Ma aspettarsi dalla destra l’attenzione alle regole eurounitarie è davvero troppo: cosa conta l’Europa, per chi ha come modello l’Ungheria?

A stretto giro, il governo ha rettificato il quesito, seguendo la Cassazione, e ha ribadito le date fissate, 22 e 23 marzo. Come se la sovrapposizione di più richieste non contasse niente, come se quell’oltre mezzo milione di firme non esistesse, come se il quesito fosse lo stesso di prima. Eppure, chi riparerebbe un’auto difettosa mentre è in corsa, senza fermarsi? Nell’insieme le notizie sono buone: il blocco del “sì” ha fretta di chiudere, qualcosa gli scotta fra le mani. I quindici del comitato hanno fatto molto, chissà se faranno altre mosse tecniche. Vedremo. Di certo saranno con noi, col popolo del “no”. Come comitato riconosciuto hanno solidi diritti e finanziamenti preziosi per la campagna referendaria, che si annuncia combattuta. Per forza: è in gioco l’avvenire del Paese.

Insomma, si sa: quando il gioco si fa duro… Infatti, a proposito dei quindici, il seguito di quella canzone dei pirati era: “…e una bottiglia di rum!”.

1.182
Archiviato inEditoriale
Tagsagitazione nel "sì" ammesso quesito comitato attacco alla magistratura Luca Baiada referendum giustizia sentenza Cassazione

Articolo precedente

Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi

Articolo successivo

Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica

Luca Baiada

Articoli correlati

Il senso politico della controriforma costituzionale

La partita degli “antifa” non finisce mai

Informazione e prepotenza del potere

L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

Dello stesso autore

La partita degli “antifa” non finisce mai

Informazione e prepotenza del potere

L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA