• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Boualem Sansal, scrittore algerino che piace alla destra francese

Boualem Sansal, scrittore algerino che piace alla destra francese

Ha suscitato attenzione il suo arresto ad Algeri, dove da tempo è contestato per le sue prese di posizione sul regime, l’islamismo, la Shoah, le religioni

2 Dicembre 2024 Luciano Ardesi  1174

Lo scrittore algerino Boualem Sansal, 75 anni, è in prigione dal 16 novembre, quando è stato arrestato all’aeroporto di Algeri, al suo arrivo nel Paese natale, senza potere dare sue notizie per alcuni giorni, e senza conoscere le ragioni del suo imprigionamento, prima di essere trasferito all’ospedale di Algeri per problemi di salute. Il suo arresto ha suscitato attenzione all’estero, specialmente in Francia, il Paese di cui da quest’anno ha la nazionalità e nel quale pubblica le sue opere con l’editore Gallimard, una trentina fino a oggi. Premi Nobel per la letteratura – Jean-Marie Le Clézio, Orhan Pamuk, Annie Ernaux – e altri scrittori, come Salman Rushdie e Roberto Saviano, hanno chiesto la sua liberazione.

In Algeria, dove da tempo è un intellettuale contestato – dal potere ma non solo – per le sue prese di posizione sul regime, l’islamismo, la Shoah, le religioni, la notizia del suo arresto è stata data sottolineando le contraddizioni della sua scrittura e delle sue idee. La molto ufficiale Agenzia di stampa algerina (Aps) lo ha definito un burattino nelle mani del revisionismo antialgerino, e in particolare dell’estrema destra francese, che ha protestato, e che da tempo lo utilizza in funzione anti-migranti e anti-islam.

In attesa di conoscere esattamente i capi d’imputazione, si è ipotizzato che l’arresto sia stato dettato da motivi di “sicurezza nazionale”. In particolare, all’inizio di ottobre, Sansal ha rilasciato dichiarazioni alla rivista francese di estrema destra “Frontières”, che confortano la narrazione storica circa le pretese del Marocco sulla parte occidentale dell’Algeria, il Grande Marocco, per il quale, all’indomani dell’indipendenza algerina, ci fu un tentativo di invasione da parte di Rabat durante una brevissima “guerra delle sabbie”. Una provocazione inaccettabile, quella di Sansal, agli occhi di qualunque algerino. L’integrità territoriale è stata una delle grandi battaglie della lotta di liberazione che, oltre alle pretese del Marocco, aveva dovuto battersi contro l’intenzione della Francia di tenere per sé il Sahara ricco di petrolio. Nello stesso numero della rivista, il romanziere afferma che l’Algeria avrebbe “inventato” il Polisario, il movimento di liberazione sahrawi, che, dal 1973, si è battuto prima contro il colonialismo spagnolo, e poi contro quello marocchino, per l’indipendenza del Sahara Occidentale. In Marocco le posizioni di Sansal sono state accolte naturalmente con molto favore, e sono servite a corroborare la narrazione neocoloniale della storia del Maghreb per sostenere l’occupazione dei territori sahrawi.

Le prese di posizione di Sansal fanno discutere, per quanto sia possibile in quel Paese, anche in Algeria. Alcuni intellettuali più coraggiosi riconoscono che, al di là delle idee giuste o sbagliate di Sansal, è il principio della libertà di espressione che dovrebbe essere garantito comunque, mentre oggi giornalisti e intellettuali sono imprigionati per il solo motivo di esprimere apertamente critiche nei confronti del regime. La situazione è precipitata, infatti, soprattutto dopo che questo ha soffocato il movimento popolare e nonviolento dell’Hirak(appunto “movimento”, in lingua araba), fiorito spontaneamente tra il 2019 e il 2021, per contestare i fondamenti del sistema del potere che governa da sempre il Paese.

La scelta di vivere in Algeria, malgrado le polemiche e le critiche che i suoi romanzi e le sue prese di posizione hanno suscitato, ha da sempre esposto Sansal alla repressione. Ingegnere, economista, alto funzionario governativo, nel 2003 viene licenziato dal ministero dell’Industria di cui era consulente, proprio a causa dei suoi libri. Aveva iniziato a scrivere alla fine del “decennio nero”, gli anni Novanta, caratterizzati dal terrorismo islamista e dalla violenta repressione dell’esercito. Nel 1999, pubblica il suo primo romanzo Il giuramento dei barbari, distintosi in Francia con due premi. È un libro che, attraverso una trama poliziesca, mette in luce la corruzione e la violenza del sistema, attaccando la rappresentazione che il potere dà della storia e della società algerina. È l’inizio di un continuo interrogarsi sul presente dell’Algeria, sui meccanismi della manipolazione, il che lo metterà costantemente nell’occhio del ciclone.

Ciò che più disturba il regime è il fatto che, nei romanzi di Sansal, nessun argomento è tabù, anzi sono proprio le memorie e le circostanze rimosse quelle che solleticano la sua fantasia. Prendendo spunto da un fatto reale, di un ex soldato delle SS, in Il villaggio del tedesco (2008), attraverso la storia di due fratelli che scoprono il loro vero padre, costruisce un parallelo tra il nazismo e il fondamentalismo islamico, accostando tra loro tre momenti diversi: la Shoah, vista attraverso gli occhi di un giovane algerino, la guerra contro i civili nell’Algeria degli anni Novanta, le periferie francesi, dove vivono giovani algerini da più generazioni. Il libro è censurato in Algeria: due mesi dopo, Sansal si reca al Salone del libro a Parigi, malgrado il boicottaggio dei Paesi arabi e di diversi intellettuali, poiché Israele è l’invitato d’onore.

Quattro anni più tardi, si reca al Festival internazionale degli scrittori di Gerusalemme, suscitando la critica degli intellettuali arabi, dopo che Hamas ha reso pubblico il viaggio. Al suo ritorno, ne dà un resoconto irriverente sotto ogni punto di vista: respinge le accuse di tradimento, avanzate da Hamas, che definisce “persone pericolose e calcolatrici, [che] hanno preso in ostaggio il povero popolo di Gaza”. Dà una rappresentazione surreale di Gerusalemme, dalle “strade pulite”, e alla fine conclude che “da questo viaggio sono tornato felice e soddisfatto”. Subito dopo, gli viene ritirato il premio (in denaro) del romanzo arabo, che gli doveva essere attribuito nel giugno 2012 per Rue Darwin, largamente ispirato alla sua vita; ma, nell’ottobre successivo, un mecenate svizzero supplisce al forfait dei fondi arabi e il premio gli viene consegnato.

Quando è stato arrestato, Sansal aveva da poco preso la decisione di installarsi in Francia, asfissiato dall’atmosfera di una narrazione ufficiale che non lascia più spazio alla ricerca, figurarsi alla critica. Alcuni commentatori e intellettuali francesi e franco-algerini hanno voluto mettere in relazione il suo arresto anche col deteriorarsi delle relazioni tra Algeri e Parigi, a seguito delle dichiarazioni di Macron che ha riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, considerato invece territorio non autonomo dall’Onu, avendo quindi diritto all’autodeterminazione.

1.214
Archiviato inArticoli
TagsAlgeria arresto Boualem Sansal Luciano Ardesi

Articolo precedente

La presa di Aleppo. Cosa fare?

Articolo successivo

Il fallimento del “progetto Albania”

Luciano Ardesi

Articoli correlati

Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid

Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà

Dello stesso autore

Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid

Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni nel suo brodo
Rino Genovese    15 Luglio 2026
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Ultimi articoli
Legge elettorale, Vannacci scompiglia la destra
Stefania Limiti    20 Luglio 2026
Porto di Fiumicino, prima vittoria
Marianna Gatta    20 Luglio 2026
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Ultime opinioni
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA