• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Il fallimento del “progetto Albania”

Il fallimento del “progetto Albania”

Che ne è del “Ruanda sull’Adriatico”? In attesa del pronunciamento della Cassazione, il 4 dicembre, si sa già che le convenzioni internazionali danno torto al governo

3 Dicembre 2024 Marianna Gatta  1300

Gli immensi centri di detenzione in Albania sono simulacri a ricordo di un’operazione controversa, mentre i movimenti sociali albanesi e italiani organizzano la protesta. In occasione dell’anniversario degli accordi tra Meloni e il primo ministro albanese Rama, lo slogan Pa Kufi, Pa Qeli (“no ai confini, no alle prigioni”) è rimbalzato tra la capitale, l’hotspot di Shengjin e il Cpr di Gjader per due giorni interi. La contestazione pacifica voleva sottolineare il distacco tra la popolazione e le politiche sovraniste dell’Italia, che intenderebbero sperimentare i centri in Albania come pratiche di una marginalizzazione della questione migratoria. Definito il “Ruanda sull’Adriatico”, per la sua vicinanza con il progetto altrettanto disastroso del Regno Unito nel Paese africano, l’accordo Italia-Albania è però fallito su tutta la linea.

Già prima del suo avvio, “terzogiornale” ne aveva parlato (vedi qui e qui): il costo stimato era di 635 milioni di euro, includendo spese di costruzione, personale e spostamenti. A oggi, il centro di Shengjin è costato circa tre milioni di euro, mentre per il sito di Gjader, ex base militare albanese in stato di degrado, l’Italia ha stanziato venti milioni di euro solo nel 2024. I costi pagati dai contribuenti italiani sono stati elevati, i risultati nulli. Perché non ci si indigna? I motivi sono esclusivamente ideologici. Lo dimostrano le recenti polemiche del capogruppo emiliano della Lega, Alessandro Rinaldi, rispetto al fondo di un milione di euro previsto per favorire la scolarizzazione di bambini e adolescenti rom, sinti e caminanti. Gridando allo “spreco di denaro pubblico” – nonostante il progetto risalisse al 2013 e fosse stato più volte confermato, anche dal governo Meloni – Rinaldi ha denunciato la “discriminazione nei confronti dei bambini italiani”.

Per svelare l’incongruenza delle destre, basta confrontare queste cifre con quelle spese per l’integrazione. È solo un esempio di quanto una parte della rappresentanza politica sia scollegata da un pensiero riguardo alle tematiche di integrazione, anche dal punto di vista puramente economico. Spendere centinaia di volte la stessa cifra per costruire dei centri di detenzione all’estero, sapendo che violeranno le leggi internazionali, è avallato come investimento positivo; mentre sostenere l’educazione di bambini e adolescenti rom, che vivono in Italia da sempre, non è concepibile.

Il nostro Paese perde il contatto con la realtà operativa di altri Paesi, come la Spagna, che fanno passi avanti. Il governo di Pedro Sánchez ha infatti recentemente semplificato le procedure per il rilascio di permessi a circa trecentomila migranti all’anno. La riforma semplifica le procedure legali e amministrative per i permessi di lavoro e di soggiorno, consentendo agli immigrati di registrarsi come lavoratori autonomi o dipendenti, e fornendo loro ulteriori garanzie sui diritti del lavoro. Inoltre, estende a un anno un visto precedentemente offerto a chi cerca lavoro per tre mesi. In vigore dal maggio 2025, il nuovo regolamento è una mossa progressista; tuttavia Elma Saiz, ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni, ha illustrato questa strategia sottolineando come l’obiettivo non sia solo quello di rafforzare i diritti umani, ma anche quello di garantire la prosperità economica. La Spagna ha bisogno di circa 250mila nuovi lavoratori ogni anno per sostenere il proprio sistema sociale, ossia per pagare le pensioni attuali e future. L’accoglienza e l’integrazione non sono altro che la risposta strategica al basso tasso di natalità, evidenziando così come i migranti siano anche un’opportunità per garantire il benessere economico.

Invece, l’Italia finanzia costosissimi centri albanesi che oggi vedono un presidio di sole 170 unità, a causa dell’inattività, a fronte di un contingente previsto di 295 agenti (con una spesa di nove milioni di euro annui). Anche gli operatori sociali di Medihospes, l’ente che gestisce queste strutture, stanno abbandonando Gjader e Shengjin per rientrare in Italia. “L’accordo con l’Albania continua a fare danni. Alle violazioni dei diritti umani di un’operazione che la giustizia ha già bollato come illegittima, si aggiunge l’enorme spreco di denaro proprio mentre il governo arranca con una manovra recessiva, che non garantisce i servizi essenziali, primo fra tutti la sanità pubblica”, ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Secondo l’accordo tra Italia e Albania, le persone soccorse dalle navi italiane in acque internazionali sarebbero state trattenute in questi centri, fino a un massimo di 39.000 l’anno. Tuttavia, i numeri reali raccontano un’altra storia: solo diciotto richiedenti asilo sono passati da Gjader nei mesi scorsi, e per un periodo brevissimo, a causa della illegittimità di tutta l’operazione. Alcuni giuristi, come Fulvio Vassallo Paleologo, avevano già evidenziato come l’accordo con l’Albania fosse in contrasto non solo con la normativa europea, ma anche con il diritto internazionale. Secondo l’articolo 53 della Convenzione di Vienna, infatti, “è nullo qualsiasi trattato che, al momento della sua conclusione, sia in contrasto con una norma imperativa di diritto internazionale generale”. I rimpatri dall’Albania verso i Paesi di origine, ritenuti “sicuri”, sono una violazione del divieto di respingimento, previsto dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra e delle convenzioni internazionali di diritto del mare, rese vincolanti per l’Italia dal regolamento europeo Frontex, numero 656 del 2014.

A inizio ottobre, la Corte di giustizia europea ha interpretato la direttiva Ue che regola la nozione di “Paese sicuro”, decretando che – per essere definito tale – un Paese deve esserlo in tutto il suo territorio, senza distinzioni. Questa norma incide sul piano di estradizione italiano, perché alcuni dei Paesi ritenuti sicuri dall’Italia, non lo sono secondo l’Unione europea. Il 4 dicembre, la Cassazione si pronuncerà sul trattenimento dei migranti in Albania, ma c’è il rischio che la questione venga rinviata alla Corte di giustizia dell’Unione europea, il che prolungherebbe ulteriormente l’incertezza giuridica sull’operazione del governo Meloni.

Tra le questioni più gravi, emerse in questa vicenda, c’è l’uso di metodi di intimidazione di stampo mafioso utilizzati contro la magistratura. Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma che ha emesso provvedimenti contrari all’accordo con Tirana, ha ricevuto minacce di morte, e ha dovuto richiedere la sorveglianza. L’Associazione nazionale magistrati ha denunciato un centrodestra che non accetta “l’autonomia e l’indipendenza” dei magistrati e “non tollera che i giudici si esprimano senza assecondarli”. In un clima di tensione e attacchi all’indipendenza della magistratura, l’Associazione ha parlato di una “ferita” inflitta alle istituzioni democratiche. Addirittura il neopolitico statunitense, nonché uomo più ricco del mondo, Elon Musk, ha scritto su X (ex Twitter): “Questi giudici devono andarsene”. E non è neanche la prima volta che si permette di mettere bocca sull’operato della magistratura italiana. Musk, infatti, si era già espresso in precedenza, chiedendo addirittura il carcere per i pm che hanno chiesto la condanna di Salvini nel caso Open Arms.

Se l’Italia, invece di farsi banco di prova di politiche migratorie controverse, adottasse strategie mirate a formare nuove generazioni di migranti, non solo preparandoli per il mondo del lavoro, ma anche valorizzando il loro senso di appartenenza al Paese che li ha accolti, potremmo immaginare un futuro diverso. Un futuro in cui i migranti non vengano trattati come numeri anonimi, spostati come pacchi attraverso il Mediterraneo, ma come individui che arricchiscono il nostro tessuto sociale e culturale.

1.279
Archiviato inArticoli
Tagsaccordo Italia Albania governo Sanchez immigrazione Marianna Gatta

Articolo precedente

Boualem Sansal, scrittore algerino che piace alla destra francese

Articolo successivo

Stellantis, fallimenti economici e scandalo politico

Marianna Gatta

Articoli correlati

Carceri: tra chiusura, sovraffollamento e recidiva

Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon

Un film contro tutte le guerre

Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti

Dello stesso autore

Carceri: tra chiusura, sovraffollamento e recidiva

Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon

Un film contro tutte le guerre

Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Patrimoniale, perché parlarne?
Rino Genovese    8 Giugno 2026
La questione delle “città intelligenti”
Agostino Petrillo    3 Giugno 2026
Come la sinistra francese si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    1 Giugno 2026
Ultimi articoli
Legge elettorale: il testo base c’è
Stefania Limiti    9 Giugno 2026
In Armenia vince di nuovo l’Europa
Vittorio Bonanni    9 Giugno 2026
Vivere da sfruttati, morire di caporalato
Guido Ruotolo    8 Giugno 2026
Stragi del 1993: archiviazione per Dell’Utri (e Silvio)
Stefania Limiti    5 Giugno 2026
Israele verso il voto
Eliana Riva    5 Giugno 2026
Ultime opinioni
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA